Facci Tarzan!

5 novembre 2012

Nella campagna che oppose il duo Obama-Biden a quello McCain-Palin, sostenni in splendido isolamento Paris Hilton come presidente degli Usa. Ritenevo che fossero maturi i tempi perché gli Stati uniti avessero una donna alla guida dell’amministrazione federale, e la Hilton avrebbe garantito a tutti noi spettatori planetari uno spettacolo impagabile.

Sappiamo com’è andata quella notte e cosa sono stati gli anni che l’hanno seguita. Solo per dirne una, il presidente Obama è riuscito nell’incredibile compito di portare la pace nel mondo. Tutti i militari americani sono rientrati a casa sani e salvi, poi, e i cittadini di quel grande Paese sono ora coperti dalla più materna assistenza sanitaria mai vista dalla Scandinavia al Regno Unito. L’Iran fornisce energia elettrica prodotta dalle proprie pacifiche centrali nucleari a tutti i Paesi del Medio e Vicino Oriente. La Cina ha rinunciato al dumping commerciale e la sua moneta è ora parte del sistema di scambio valutario internazionale. L’industria statunitense è alla sua massima espansione e la disoccupazione di massa un ricordo ormai lontano. Che tutti questi miracoli venuti dalle mani dell’uomo fatale siano costati l’aumento del cinquanta percento – in quattro anni! – dell’ammontare del debito pubblico di Washington è un particolare irrilevante: lo pagheranno le prossime generazioni e noi, nel lungo periodo, saremo tutti morti.

In bocca al lupo, America.

Mi fate morire

30 ottobre 2012

Io adoro le elezioni. E l’analisi dei flussi di voto. E, sopra ogni altro aspetto, le dichiarazioni post voto: nessuno perde mai, tutti hanno qualcosa per cui festeggiare.

Il piddì alleato di Casini, che conquista la presidenza della Sicilia ma che per governarla avrà bisogno dell’appoggio di Lombardo. Lombardo che fa candidare un suo assessore, il quale viene eletto, nelle liste dei PiccìDiccì. E la Sicilia avrà la maggioranza uscente come nuova maggioranza di governo. «Roba da pazzi», m’è parso di capire per radio, avrebbe dichiarato Bersani all’idea che un suo uomo sia presidente di quella regione.
Benissimo, eh. Ognuno scrive la storia che vuole e la recita come crede. O come sa farlo.

Anche i grillini non sono male. Hanno un testimonial che attraversa lo Stretto a nuoto, scala l’Etna, prende per il culo calabresi e napoletani nei comizi, parla di littorine e le sue liste raccolgono il consenso di un siciliano avente diritto al voto ogni quattordici. E avrebbero vinto. Senza considerare che il candidato presidente sia arrivato terzo, eh. È un risultato storico, contenti loro, non aver intercettato il voto di protesta che massicciamente ha deciso di non esprimersi nemmeno.

Io, che non sono un politologo e che continuo ad asserire che il voto sia la cosa più bella del mondo, così come quella che non cambia nulla delle carte in tavola, non riesco a non pensare che il centrosinistra – qualunque cosa sia, comunque si configuri – è perennemente fermo dalla morte di Berlinguer alle stesse cifre percentuali; che senza quota di democristianità in Italia non si vince neanche una gara podistica non agonistica; che chi votava centrodestra, di fronte al delirio senile del capo e alla imbarazzante incapacità di governo e proposta – per non dir altro – della sua corte dirigente, non porta il suo voto altrove. Non vota, e consegna il primato all’avversario.

Che il voto è questione ideologica. Non pragmatica. Almeno qui, nel Belpaese.

Ma vaccarana, dico io

10 ottobre 2012

Non so se sia perché Nick Carter – più precisamente «Gulp! Fumetti in tivù» – ha compiuto quarant’anni o se sia perché mi sono diplomato venti anni e qualche mese fa. Potrebbe darsi che sia perché questa estate ho notato il primo capello bianco fra i pochi che mi rimangono sulla testa: quelli sulle tempie non li conto nemmeno.

Trovo però davvero terrificante che ad interpretare la categoria del «nuovo» siano un giovane-vecchio democristiano, di fatto e non solo di valori, portaborse di cotanto deputato, paracadutato a fare da presidente di una provincia e poi – grazie alle sempiterne faide fra ex khomeinisti – finito ad essere candidato blindato per la poltrona blindata di sindaco di «una piccola, povera città» blindata ed un cafone che non indossa una giacca che sia una non per vezzo ma perché, buon Dio, è solo un cafone.

Aridateci l’Avvocato e il cinghialone. Col sempre ipocrita senno di poi me li terrei stretti stretti.

A zozzi due

27 settembre 2012

Italia dei Valori, dice Belisario, vuole riportare indietro l’orologio al Novantatrè e comincia la raccolta firme per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Bravi.
Italia dei Valori è tuttora nel consiglio di presidenza della Regione Lazio ove, insieme a piddì-pidielle-listapolverini-udiccì, votò all’unanimità quella sconcezza di ulteriore finanziamento ai gruppi consiliari. Ma bravi, eh.

A zozzi

27 settembre 2012

S’è mica dimessa. È andata in tivì, ha fatto il pianterello, parla di malattia, di liberazione da un incubo, di malaffare che c’era da prima e che lei ha sconfitto. Nel frattempo incarta abusivamente i muri di Roma e Lazio e fa nomine su nomine. In diretta da Ballarò.

Il sottoscritto: populista, grossier e chiunquista

26 settembre 2012

C’è una strisciolina di carta che corre, negli ultimi sette giorni, ad unire i puntini. I manifesti abusivi della manifestazione romana di Matteo Renzi, per i quali almeno il sindaco di Firenze ha chiesto scusa ai capitolini, e quelli per i quali le scuse non arriveranno mai: i poster con cui Renata Polverini rivendica di aver fatto pulizia lei nel casotto laziale.

Non confido nell’intelligenza dei miei simili nel riconoscere come non vi sia giunta regionale senza consiglio regionale e maggioranza in esso a sostenerla. Né m’aspetto che qualcuno faccia di conto e noti che – a differenza di quel che dice il Cav. – non tutti hanno goduto delle regalìe, perché contrari in primo luogo e anzi responsabili dell’averle denunciate, della presidenza del consiglio regionale. Non ho speranza alcuna che gl’italiani si fermino a ragionare e comincino a cambiare la destinazione del loro voto: Grillo a parte, continueranno a votare piddì e pidielle per la maggior parte. Chiunque vinca sarà un disastro, dunque chiunque tranne loro!, questa l’essenza del chiunquismo: l’opposto del qualunquismo.

Basterebbe toglier loro consenso per far diminuire l’arroganza autocratica della politica? No. Neanche un po’. Per certi versi è vero che «se non è zuppa è pan bagnato»: da decenni si fa politica per non lavorare, un po’ come si fa il giornalismo di questa era.
Bisognerebbe riconoscere il risultato inequivocabile del referendum radicale che, nel 1993, abolì il finanziamento pubblico ai partiti. Partiti i quali lo modificarono, moltiplicandolo, in rimborso elettorale. Il pan bagnato.

No, bisogna prendere esempio – oh, God forbid! – dal governo Monti ed eliminare il cash. Bisogna togliere denaro alla politica. Ai partiti. Fornir loro, come a ogni singolo gruppo di cittadini impegnati, servizi: accesso paritario all’informazione pubblica, azzeramento dei costi per la raccolta firme di una legge d’iniziativa popolare o d’un referendum, segreteria per gli eletti, computer e piattaforme software perché – oltre che l’anagrafe degli eletti attraverso cui controllarli in corso di mandato – possano avere uno spazio in Rete per rendicontare la loro attività legislativa o amministrativa. E denaro, certo, per rimborsare i singoli eletti delle spese sostenute per l’attività consiliare o di giunta: ma fondi gestiti dai civil servant o, meglio, da società esterne. Responsabili penalmente di come e perché viene elargito il denaro.
E poi rendere trasparente e deducibile il finanziamento privato ai partiti e le associazioni politiche, ognuno per chi ritiene degno di fiducia – non con il cinque o l’otto per mille.

Basterebbe rispettare la volontà popolare e la Costituzione. È facile. Si farà? Nah, non diciamo stronzate. Stramaledetta democrazia, «peggior forma di governo escluse tutte le altre».

Felice unità d’Italia

20 settembre 2012

Buon Venti Settembre ad ognuno di voi, cari lettori. Non dovrebbe più sorprendere che la «Repubblica nata dalla Resistenza» non riconosca come festa nazionale il giorno che ha consegnato all’Italia il suo ultimo lembo di terra ma, tant’è, io non so abituarmici.
Per chi potesse, e volesse, alle diciassette presso la Breccia ci sarà la commemorazione dell’anniversario.

Il senso estetico delle cose

12 settembre 2012

Diversi anni fa, mi trovavo a cena fra la città e il mare con due persone. Una cena di lavoro, se per lavoro si può intendere il business plan per una nuova casa editrice. Uno dei miei commensali ebbe a bere molto vino e – mentre riportavo entrambi nel perimetro urbano – a un certo punto lamentò il cattivo stato del proprio stomaco; lo pregai di avvisarmi di modo da arrestare la marcia ma di non parlare di quel che gli stava succedendo. L’altro commensale, riprendendo un precedente scambio su Walt Whitman, disse che mai e poi mai avremmo potuto accostare perché lui e chi guidava, il sottoscritto, avevano «senso estetico della vita».

Ieri s’era a cena a casa di una coppia di giovani sposi e, immancabile come le tasse, è spuntato il filmino del matrimonio. Ad un certo punto, in mostra le immagini del ricevimento, sono esploso: «Hai visto che acqua minerale c’era?».
Perché, sì, sono così: interpreto il mondo per simboli e fra questi – nell’era che mi è toccato di vivere – quelli commerciali prima di altri.

Anche della politica politicante, di fatto, mi piace il lato estetico. Mi piace, poi. Diciamo che è ciò che mi attrae, che cattura la mia attenzione e mi fa provare emozioni di qualche tipo. È quindi con lieta sorpresa che ho trovato su LaStampa.it la prima declinazione grafica dello slogan che Matteo Renzi adopererà per la propria campagna nelle primarie di non-si-sa-che: «Adesso».


Bel lettering, carattere di stampa gothic o grotesque che dir si voglia, finitura distressed da macchina di stampa con blocchi in legno che fa tanto primi dell’Ottocento. Colori pieni, inequivocabili, saturi. Roba seria, fatta da chi sa fare il mestiere del designer.

Vediamo se qualcuno nota le somiglianze.

No, macché, davvero?

10 settembre 2012

Dovete scusarmi: per una settimana ho evitato di scorrere le minuzie pubblicate relative ai partiti italiani. Leggiucchio, tuttavia, qui e lì che Rutelli e le sue api sarebbero rientrati nel piddì. È vero?
Cioè, davvero il Piccì-Diccì se li è ripresi tutti quanti?

Senza polemica alcuna

31 agosto 2012

Anzi, con tutto il rispetto e la compassione che provo verso la morte e la malattia terminale, verso il dolore di ogni uomo: se Giovanni Paolo II chiese di esser lasciato andare «alla casa del Padre» e il cardinal Martini rifiuta l’accanimento terapeutico, qualche eccellente intellettuale à la Langone – non vorrei chieder troppo facendo il nome del Direttorissimo – mi potrebbe spiegare perché non possiamo banalmente avere tutte e tutti un registro delle volontà individuali rispetto al fine vita?