A zozzi

27 settembre 2012

S’è mica dimessa. È andata in tivì, ha fatto il pianterello, parla di malattia, di liberazione da un incubo, di malaffare che c’era da prima e che lei ha sconfitto. Nel frattempo incarta abusivamente i muri di Roma e Lazio e fa nomine su nomine. In diretta da Ballarò.

Il sottoscritto: populista, grossier e chiunquista

26 settembre 2012

C’è una strisciolina di carta che corre, negli ultimi sette giorni, ad unire i puntini. I manifesti abusivi della manifestazione romana di Matteo Renzi, per i quali almeno il sindaco di Firenze ha chiesto scusa ai capitolini, e quelli per i quali le scuse non arriveranno mai: i poster con cui Renata Polverini rivendica di aver fatto pulizia lei nel casotto laziale.

Non confido nell’intelligenza dei miei simili nel riconoscere come non vi sia giunta regionale senza consiglio regionale e maggioranza in esso a sostenerla. Né m’aspetto che qualcuno faccia di conto e noti che – a differenza di quel che dice il Cav. – non tutti hanno goduto delle regalìe, perché contrari in primo luogo e anzi responsabili dell’averle denunciate, della presidenza del consiglio regionale. Non ho speranza alcuna che gl’italiani si fermino a ragionare e comincino a cambiare la destinazione del loro voto: Grillo a parte, continueranno a votare piddì e pidielle per la maggior parte. Chiunque vinca sarà un disastro, dunque chiunque tranne loro!, questa l’essenza del chiunquismo: l’opposto del qualunquismo.

Basterebbe toglier loro consenso per far diminuire l’arroganza autocratica della politica? No. Neanche un po’. Per certi versi è vero che «se non è zuppa è pan bagnato»: da decenni si fa politica per non lavorare, un po’ come si fa il giornalismo di questa era.
Bisognerebbe riconoscere il risultato inequivocabile del referendum radicale che, nel 1993, abolì il finanziamento pubblico ai partiti. Partiti i quali lo modificarono, moltiplicandolo, in rimborso elettorale. Il pan bagnato.

No, bisogna prendere esempio – oh, God forbid! – dal governo Monti ed eliminare il cash. Bisogna togliere denaro alla politica. Ai partiti. Fornir loro, come a ogni singolo gruppo di cittadini impegnati, servizi: accesso paritario all’informazione pubblica, azzeramento dei costi per la raccolta firme di una legge d’iniziativa popolare o d’un referendum, segreteria per gli eletti, computer e piattaforme software perché – oltre che l’anagrafe degli eletti attraverso cui controllarli in corso di mandato – possano avere uno spazio in Rete per rendicontare la loro attività legislativa o amministrativa. E denaro, certo, per rimborsare i singoli eletti delle spese sostenute per l’attività consiliare o di giunta: ma fondi gestiti dai civil servant o, meglio, da società esterne. Responsabili penalmente di come e perché viene elargito il denaro.
E poi rendere trasparente e deducibile il finanziamento privato ai partiti e le associazioni politiche, ognuno per chi ritiene degno di fiducia – non con il cinque o l’otto per mille.

Basterebbe rispettare la volontà popolare e la Costituzione. È facile. Si farà? Nah, non diciamo stronzate. Stramaledetta democrazia, «peggior forma di governo escluse tutte le altre».

Felice unità d’Italia

20 settembre 2012

Buon Venti Settembre ad ognuno di voi, cari lettori. Non dovrebbe più sorprendere che la «Repubblica nata dalla Resistenza» non riconosca come festa nazionale il giorno che ha consegnato all’Italia il suo ultimo lembo di terra ma, tant’è, io non so abituarmici.
Per chi potesse, e volesse, alle diciassette presso la Breccia ci sarà la commemorazione dell’anniversario.

Il senso estetico delle cose

12 settembre 2012

Diversi anni fa, mi trovavo a cena fra la città e il mare con due persone. Una cena di lavoro, se per lavoro si può intendere il business plan per una nuova casa editrice. Uno dei miei commensali ebbe a bere molto vino e – mentre riportavo entrambi nel perimetro urbano – a un certo punto lamentò il cattivo stato del proprio stomaco; lo pregai di avvisarmi di modo da arrestare la marcia ma di non parlare di quel che gli stava succedendo. L’altro commensale, riprendendo un precedente scambio su Walt Whitman, disse che mai e poi mai avremmo potuto accostare perché lui e chi guidava, il sottoscritto, avevano «senso estetico della vita».

Ieri s’era a cena a casa di una coppia di giovani sposi e, immancabile come le tasse, è spuntato il filmino del matrimonio. Ad un certo punto, in mostra le immagini del ricevimento, sono esploso: «Hai visto che acqua minerale c’era?».
Perché, sì, sono così: interpreto il mondo per simboli e fra questi – nell’era che mi è toccato di vivere – quelli commerciali prima di altri.

Anche della politica politicante, di fatto, mi piace il lato estetico. Mi piace, poi. Diciamo che è ciò che mi attrae, che cattura la mia attenzione e mi fa provare emozioni di qualche tipo. È quindi con lieta sorpresa che ho trovato su LaStampa.it la prima declinazione grafica dello slogan che Matteo Renzi adopererà per la propria campagna nelle primarie di non-si-sa-che: «Adesso».


Bel lettering, carattere di stampa gothic o grotesque che dir si voglia, finitura distressed da macchina di stampa con blocchi in legno che fa tanto primi dell’Ottocento. Colori pieni, inequivocabili, saturi. Roba seria, fatta da chi sa fare il mestiere del designer.

Vediamo se qualcuno nota le somiglianze.

No, macché, davvero?

10 settembre 2012

Dovete scusarmi: per una settimana ho evitato di scorrere le minuzie pubblicate relative ai partiti italiani. Leggiucchio, tuttavia, qui e lì che Rutelli e le sue api sarebbero rientrati nel piddì. È vero?
Cioè, davvero il Piccì-Diccì se li è ripresi tutti quanti?

Senza polemica alcuna

31 agosto 2012

Anzi, con tutto il rispetto e la compassione che provo verso la morte e la malattia terminale, verso il dolore di ogni uomo: se Giovanni Paolo II chiese di esser lasciato andare «alla casa del Padre» e il cardinal Martini rifiuta l’accanimento terapeutico, qualche eccellente intellettuale à la Langone – non vorrei chieder troppo facendo il nome del Direttorissimo – mi potrebbe spiegare perché non possiamo banalmente avere tutte e tutti un registro delle volontà individuali rispetto al fine vita?

Indovina chi sentenzia a cena

28 agosto 2012

E così la Corte europea dei diritti umani condanna la legge 40 per «violazione della vita privata» dei ricorrenti Costa e Pavan.

Degno compare

14 agosto 2012

Ancora una volta, Beppe Grillo cita Mussolini definendo l’istituzione parlamentare un’aula «sorda e grigia» e lamentando inoltre l’inutilità di avere parlamentari, peraltro così costosi.

Se gl’italiani non amassero così tanto arruolarsi in crociate da Armata Brancaleone, ci sarebbe solo da temere il caldo.

Ti amo, Di Pietro, ti amo!

7 agosto 2012

Conferenza stampa sulla querelle relativa alla liberalizzazione e messa all’asta delle licenze balneari prevista dalla direttiva Bolkestein: «E dove dovrebbe mettere le stazioni balneari la Germania, a Danzica?».

Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Con la catena d’oro, la pasta al pomodoro
Tondo basso e moro, di sicuro un uomo vero

Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Ti amo terrone, ti amo terrone, ti amo
Cordiale e pasticcione, buono e chiacchierone
Tenero e padrone, furbo e intrallazzone

Italiano, terrone che amo
Con la passione forte che scappa da ogni parte
Italiano, terrone che amo
Non gli togli:
la pancetta,
la vendetta,
la cenetta,
la pasquetta,
l’Italietta,
la mamma,
la pizza,
l’insalata,
la canottiera… bucata!

My heart goes boom

19 luglio 2012

E così è un attentato. Nei primi momenti ho sperato fosse un incidente. Non che sarebbe cambiato nulla per le vittime e i loro cari. È un attentato. Non in Israele, dove è sufficientemente impossibile, ma in un luogo altro. Dove gli ebrei non sono oggetto di sicurezze particolari. A diciotto anni dall’Argentina, dice la stampa, ed io aggiungo: a pochissimo tempo dalla Francia. Ehud Barak, l’uomo che da primo ministro voleva concedere il 99% delle richieste palestinesi in cambio dell’accordo di pace, e che ricevette uno sberleffo da Arafat nonostante questi avesse accettato, dichiara come sia evidente che dietro ci sia l’Iran; Lieberman, ministro degli Esteri, afferma che la mano è quella di Hezbollah.
Sia come sia, tira un’ariaccia e gli alleati d’un tempo hanno gli stessi obiettivi oggi.

Non credo di poter tirare una linea diritta fra l’attentato in Bulgaria e le recenti dichiarazioni alla stampa israeliana di diversi generali che avvisano Israele del riarmo di Hezbollah (sciiti, finanziati e armati da Iran e Siria) come del trasferimento di truppe dell’Esercito libanese (largamente sunnita, ufficialmente l’armata nazionale) verso il sud e, allo stesso tempo, non dimenticano di avvertire la controparte che – questa volta – non si eviterà di colpire i centri nevralgici del Partito di Dio, vigliaccamente nascosti fra i palazzi, in appartamenti o cantine, nelle cittadine al confine israelo-libanese. Per la serie: fuggite sinché siete in tempo, cittadini che non c’entrate nulla. O che non volete entrarci.

La linea può essere tirata semmai verso la politica dei Mujaheddin del Popolo che, oppositori del regime teocratico, vede i militanti di quella organizzazione uccidere figure chiave del programma nucleare iraniano, possibilmente coordinati e sostenuti dai servizi occidentali e di Gerusalemme. Il massacro, dalle parti antisemite, è sempre stato preferito ad azioni mirate: colpire nel mucchio, compiere quanti più assassinii possibile.

Insomma, tira un’ariaccia. Che va a sommarsi al silenzio dei ‘pacifinti’ sulla Siria e sugli infiniti epperòiterritorioccupati. Senza rendersi conto che non è lo Stato d’Israele l’obiettivo ma la nazione ebraica e che, come disse il pastore luterano Niemöller, «Prima vennero per gli ebrei… poi vennero per me e non era rimasto nessuno che potesse difendermi».