Non sono io a scrivere. Non mi assumo quindi paternità e responsabilità morale o politica di quanto segue, ol-ràit?
Mi sta piacendo l’Obama overstretched, quello che non ha truppe da spendere per la Libia e presta solo la spina dorsale – US Navy e USMC stazionanti in prossimità delle coste africane – alla coalizione internazionale, a partecipazione araba, che sta intervenendo sui cieli di Cirenaica e Tripolitania. Un modo indiretto di costringere gli europei, per mancanza di Europa tout court, a fare da sé. Magari, un giorno, ci daremo organismi politici e militari unitari. Le dimensioni contano, altroché. Prima o poi ci arrenderemo all’idea.
Riprendo quindi il controllo del blog. Che si può dire dell’intervento in corso? Che si tratta di una guerra. Che, come è noto, la guerra si sa come inizia – in ritardo, questa – ma non si sa mai come finisce. Che potrebbe trattarsi di un pantano, con tutto il rispetto per la finissima e asciutta sabbia del Sahara.
Non è chiaro, ma è tipico delle guerre di questo millennio, quale sia l’obiettivo. Pare il minimo, e praticamente già raggiunto, quello di impedire interventi delle forze aeree del Colonnello. Ad occhio, quello massimo – nelle migliori speranze, o sogni, di chi è intervenuto – è annichilire le forze armate libiche, in modo che siano più libere le tribù che ancora sostengono il regime di sganciarsi e unirsi senza troppe perdite ai ribelli. Senza interventi di terra. Primo, perché non ci sono truppe a disposizione. Secondo, perché la risoluzione Onu non le ha autorizzate esplicitamente, senza comunque proibirle. Terzo, perché se persino le SAS britanniche riescono a farsi denunciare da pastori di capre locali, è meglio stare al riparo delle caserme finché non costretti dagli eventi. Che poi ci siano da settimane consiglieri statunitensi e britannici nel campo dei ribelli, pare assodato. Ma non credo siano da considerarsi teste di ponte.
Secondo fonti tradizionalmente ben informate, Gheddafi avrebbe spostato da almeno due settimane il grosso delle sue armi migliori – i razzi russi Sa-5, che possono abbattere veivoli anche ad alta quota, e gli Sa-18 che vengono sparati da, ahem, camion Iveco – nel sud del Paese, nel deserto, lontani dal raggio d’azione massimo degli aerei nemici. Quanto questo abbia senso, se non in fase puramente conservativa, non mi è chiaro.
Sul campo, pare che la guerra sia diventata oramai guerriglia, combattuta casa per casa e strada per strada. Un potenziale massacro di vite civili che va ben oltre la vendetta che, già perpetrata dai macellai del Colonnello, vedrebbe le truppe scelte libiche tagliare le gole agli abitanti dei quartieri conquistati.