È senz’altro quello che i mujaheddin del popolo stanno combattendo, pare con l’aiuto logistico del Mossad, in Iran: colpendo con attentati mirati i tecnici e gli scienziati del programma nucleare del regime teocratico. Fermando le risorse umane del programma, altrimenti blindato in bunker per i quali non esistono bombe convenzionali sufficientemente potenti.
Regime di Teheran che invece è fermo al terrorismo degli anni Settanta: agenti inviati all’estero, che affittano un’abitazione per adoperarla come laboratorio e base per colpire diplomatici israeliani, e che – com’è tradizione cinematografica – saltano in aria.
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Un altro modo di far guerra
venerdì, 17 febbraio 2012Cosentino e custodia cautelare
venerdì, 13 gennaio 2012Si finisce in cella prima della sentenza di primo grado se si possono inquinare le prove, influenzare gli imputati, tentare la fuga. In sostanza, le carceri sono strapiene di gente che non si sa se abbia commesso o meno un reato. Stabilisce il magistrato se l’accusato debba andare in «custodia cautelare». Chi cauteli l’accusato da violenze, stupri e tutte le altre belle cosette che accadono nei penitenziari, lo sa l’Altissimo.
La legge non vale per i parlamentari, che decidono fra loro se concedere o meno l’arresto di un loro pari. Ingiusto, privilegio da abolire? Probabile. Ma mi si deve dimostrare che la normalità non sarebbe piuttosto restringere ai soli casi di flagranza di reato e di comprovata pericolosità sociale l’arresto prima della sentenza. A processo istruito, a prove dunque raccolte e in via di illustrazione in aula, qualsiasi imputato dovrebbe essere libero. Libero di non essere influenzato dalle visite del pm, libero dal timore della detenzione, col carico emotivo e psicologico che essa comporta, libero dalle minacce che possono provenire da detenuti o – eventualmente – guardie carcerarie e forze dell’ordine in genere.
Allarghiamo lo sguardo
venerdì, 30 dicembre 2011Vista l’aria che tira da palazzo Chigi nel Paese, sarà meglio dedicarsi ad altro. Rovinarsi i giorni di festa con le beghe interne è da fessi. Vi segnalo dunque questi pochi articoli:
- 2012 the year of Counter-Revolution?, di Leon Hadar, corrispondente da Washington per The Business Times di Singapore;
- The New Old Europe, di Victor Davis Hanson, dalla National Review Online;
- The Next al-Qaeda? Lashkar-e-Taiba and the Future of Terrorism in South Asia, di Neil Padukone, su World Affairs;
- A revolutionary chaos of the new world, di Sergey Karaganov, su Russia in Global Affairs.
Enjoy. E auguri di cuore per un felice e fortunato Duemiladodici.
Gipi è delizioso
venerdì, 16 dicembre 2011Fatemelo appuntare prima che diventi roba vecchia.
L’uomo scrive come disegna, divinamente. Flussi di coscienza à la Tondelli. Ringraziamenti a Fabio per avermelo segnalato.
Che delusione
martedì, 13 dicembre 2011Pensavo che a freddare il tale che ha ucciso due persone a Firenze fossero state le forze dell’ordine. Invece si è suicidato. Meglio guardare la seconda puntata cinematografica dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie: Downey Jr. e Law sono una coppia deliziosa. Il braccio violento della legge vittoriana. Il tweed, il bello e il cattivo.
E Stephen Fry, che Mycroft! Superbo!
Nostalgia, nostalgia canaglia
giovedì, 10 novembre 2011Non so se il sempre più opaco Robespierre molisano abbia detto espressamente che «se non ci sta la Lega, pure lui si tira indietro», come scrive Bertini su La Stampa.
Ritorna in mente un’epoca magari non felice, ma più felice, quando i partiti avevano come linea invalicabile l’«arco costituzionale». L’esclusione del Movimento sociale, quale partito non repubblicano, dalla vita parlamentare. Con buona pace dell’arte oratoria e l’intelligenza politica di Almirante e di altri grandi interpreti di quel partito.
Alzo dunque l’asticella, formalizzando il mio comportamento negli ultimi anni. Io non voterò coalizioni in cui siano presenti Idv o padanisti. I partiti agrari sono una vergogna in un Paese che è e rimane una potenza industriale.
A me Montezemolo me fa morì
martedì, 1 novembre 2011Prosegue, il nostro eroe del mercato sovvenzionato dallo Stato, a sottoporre la sua agenda ai mezzi di comunicazione. L’Italia si salva se riforma il mercato del lavoro – dove già metà dei trenta-quarantenni occupati, di cui i sindacati non si occupano, hanno lavori precari e buttano contributi previdenziali per una pensione che non vedranno mai – e fissa una tassa sui grandi patrimoni. Giusto, no? Guadagni di più, paghi di più.
Giusto, se già non fosse che chi paga di più paga enormemente di più, contribuendo in maniera sostanziale al Tesoro. Vedete da soli le statistiche su quanto l’un percento più ricco paga in proporzione al totale del ricavo, e poi il cinque percento, e poi il dieci. Ma non è questo il punto.
Se chi è ricco lo è diventato grazie al lavoro duro, all’ingegno, a qualità peculiari, magari innovando in maniera sensibile il proprio campo di lavoro, perché dovremmo togliergli risorse che potrebbero essere utilizzate per ingrandire le imprese, aumentare l’occupazione, far crescere il Pil e la base imponibile del Paese? E se, invece, questi ricchi han fatto affari non propriamente limpidi grazie ad amicizie politiche foriere di contratti, appalti, privatizzazioni a costo zero – non faccio nomi, siete tutti intelligenti e colti – perché la soluzione dovrebbe essere tassarli di più, quando tutto ciò che dovremmo fare è ridurre in maniera drastica la disponibilità di potere, e potere economico, in mano alla politica?
Non capisco il rumore sui black bloc, senz’altro colpa mia
lunedì, 17 ottobre 2011Mi vorrete perdonare se davvero non riesco a considerare le violenze di Roma come un segnale preoccupante, addirittura di ritorno al terrorismo, alla lotta armata o a che altro degli anni Settanta. Io continuo a pensare che, se un movimento vuole, isola chiunque col servizio d’ordine. E, se uno Stato vuole, arresta, processa e condanna duecento o mille violenti – come del resto han fatto la polizia e la magistratura di Sua Maestà Britannica con gli stronzi della scorsa estate – in uno schiocco di dita.
Insomma, io non baserei – e non baserò – alcun giudizio sulle gesta belliche di quelli lì che i giornalisti chiamano black bloc. Si parla di partecipazione ad alcuni centri sociali, a certe frange dell’anarchismo e persino a qualche curva di stadio. Non lo so, non mi esprimo, sarà. È materia da sociologi da una parte e inquirenti dall’altra.
Se è vero, e lo è, che la madre dei fessi è sempre incinta, ha una qualche ragione chi teme che elementi del genere possano fare proselitismo data la situazione in cui versa la gioventù italiana: convinta che bastasse un bel titoletto triennale per fare la vita di papà e mammà, è oggi coinvolta nella peggior crisi economica che l’Occidente abbia saputo produrre. Ma se si troveranno proseliti, è anche perché si sarà capaci di andare a cercare fra persone represse, aggressive, vigliacche. Gente benedetta dalla “riforma Basaglia”.
Io non ho paura di gruppetti armati di bastone oggi e domani chissà. È il brodo di coltura dal quale proviene, il problema. È la gente normale.
Indignados/Occupy, ad ognuno le proprie contraddizioni
giovedì, 13 ottobre 2011Mentre personalmente mi onoro di essere un soggetto contraddittorio – aderendo alla scuola del signor Walt Whitman – adoro osservare i puri, gli zeloti di questa o quella purissima causa, gli innocenti purerrimi di questo o quel misfatto.
Sono tempi, questi, in cui ciò che rimane dei fallimenti novecenteschi e delle loro millemila organizzazioni si dà il nome di «indignato». Senza scomodare il dizionario della lingua italiana, a senso, un moto di indignazione è figlio di una sorpresa. Ad incidente inaspettato, in campo morale o etico, voilà l’indignazione. È un sentimento di repulsione, quest’indignarsi. Senza neanche voler scomodare qualcuno che questi «indignati» dovrebbero conoscere, mi diverte il concetto di innocenza di quanti chiedono – mi pare – di non badar più al debito pubblico, di non pagarlo, e di voler riscuotere il «credito sociale».
In una lettera a Giorgio Napolitano, giustamente scrivono:
(…) c’è una generazione esclusa dai diritti e dal benessere, che oggi campa grazie al welfare familiare, e sulla quale si sta scaricando tutto il peso della crisi. La questione non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati, i genitori, ma riconoscendo diritti a chi non li ha, i figli, e per far questo ci vogliono risorse, altrimenti le parole girano a vuoto.
Difficile contestare l’analisi della situazione sociale o l’assunto che per nuovi servizi di welfare servano altre risorse. Dove le andiamo a trovare? (continua…)
Liberi i marinai della Montecristo
martedì, 11 ottobre 2011Ogni tanto c’è una buona notizia. Due, oggi. I marittimi imbarcati sulla Montecristo presto riabbracceranno i propri cari e, soprattutto, l’ennesimo segnale di ritorno a secoli andati per quel che riguarda l’arte – di necessità, virtù – di far la guerra.
Congratulazioni e ringraziamenti alle truppe speciali di Sua Graziosa Maestà che hanno effettuato l’operazione.