Esilarante – certi passaggi sono da mal di pancia, altri da vero e proprio soffocamento – quanto lunga intervista a Edward Luttwak su Tablet. Viva il complotto!
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Ora muoio
giovedì, 6 ottobre 2011C’è un fnord per tutto
lunedì, 31 gennaio 2011Per chi ha difficoltà a connettersi con la propria ghiandola pineale, il buon vecchio Steve Jackson ha realizzato Fnorder. Definito «l’I Ching dei paranoici», l’app per iPhone permetterà al fortunato utente di ricevere messaggi dagli Illuminati di Baviera o dagli Gnomi di Zurigo, dal Triangolo delle Bermude ai Servitori di Chtulhu, dal Network della cospirazione globale alla Società degli Hashishin, dagli alieni all’antica, accettata e riconosciuta Discordian Society.
Ricco di informazioni in codice e istruzioni per la conquista del mondo, Fnorder è persino gratuito.
Come si fa ad entrare nella Eris Society italiana? Fnord!
martedì, 14 dicembre 2010Me lo chiede un lettore. Per la precisione, mi chiede come si entri ufficialmente nella Eris Society. Posto che non mi è chiaro se egli abbia consultato la propria ghiandola pineale prima di scrivermi, o perché non l’abbia usata invece di scrivermi, sarò così gentile da rispondere pubblicamente a lui e a chiunque si ponga in una misura o nell’altra lo stesso quesito.
Innanzitutto, vorrei sintetizzare cosa è il Discordianismo, o Discordianesimo. Alla base di questa corrente di pensiero vi è la consapevolezza che tutto è caos e che ordine e disordine sono illusioni sovrastrutturali al caos. All’interno di quanti si riconoscono in questa lettura della realtà – o della surrealtà – è fortemente incoraggiata la formazione di sette e scismi.
Pari barbarie
giovedì, 23 settembre 2010Ha ordito e finanziato gli omicidi del marito e del di lui figlio, allo scopo di intascare i premi dell’assicurazione sulla vita dei due uomini. Un mostro. È condannata a morte – con un metodo meno cruento della lapidazione – ma c’è un particolare: è una disabile mentale e sarebbe, secondo la difesa, stata plagiata dai due complici e esecutori materiali dei delitti. I quali sono stati condannati invece all’ergastolo.
Senza ulteriori solfe sul valore del rispetto della vita da parte di chi pretende di difenderla, consiglio la lettura di Stati assassini di Rudolph J. Rummel, per i tipi di Rubbettino. Know thy enemy.
Divertendoci da morire: Aldous Huxley vs. George Orwell
venerdì, 17 settembre 2010Fumetto fantastico, quello di Stuart McMillen. Da guardare, leggere, stampare, appendere e regalare. Cliccare sull’immagine per credere.
Benvenuti nel futuro
lunedì, 14 giugno 2010A quale famiglia, a quale tribù appartenete? A quella dell’uomo nello spazio, alla conquista di nuovi esotici mondi? Forse a quella degli androidi che in un eone o poco più conquistano un’anima come la nostra? O, ancora, a quella che si è immaginata in città-stato possedute direttamente dalle grandi corporation, intrappolata fra realtà virtuali corpi modificati da macchine?
Come buona parte – o la parte buona – della mia generazione, sono cresciuto leggendo William Gibson e Bruce Sterling come l’ultimo Timothy Leary o R.U. Sirius, per tacere del recupero di chi aveva voltato in anticipo le spalle alle utopie degli anni Quaranta e Cinquanta: J. G. Ballard, Philip K. Dick, Stanislaw Lem, Samuel R. Delany, Roger Zelazny per citarne alcuni.
Abbiamo fatto surf, dieci anni prima di Internet, in mondi digitali di luci al neon valicando i firewall di ghiaccio eretti a protezione delle ingorde megasuperaziende. Abbiamo visto i nostri corpi – e le loro coscienze derivative – migliorare grazie ad impianti meccanici, biomeccanici, biotecnologici. Inserendo un jack in un alloggiamento posto dietro un orecchio e chiudendo gli occhi, siamo entrati in quell’universo di pura luce, bit dopo bit, nero come la pece.
Una bella generazione, una generazione fortunata: che ha avuto maestri dalla vista lunga e dalla penna carica d’inchiostro. Ed oggi, oggi che le corporation governano il pianeta, gestendo direttamente i poteri degli Stati-Nazione, ci stupiamo solamente dell’incapacità di altri a vedere.
Ogni tanto, grazie al Cielo, qualcuno fa un po’ di chiarezza: Efforts to Limit the Flow of Spill News, di Jeremy W. Peters, dal New York Times. Quel che stava facendo il Governo italiano attraverso la trasformazione in Spa della Protezione civile, quel che fa quotidianamente nella politica estera destinata ad assicurare fonti di energia, ovvero subordinare le prerogative dello Stato a logiche aziendali: l’identico surrender di Washington.
È un po’ che ci giro intorno
lunedì, 16 novembre 2009Senza alcun costrutto, è chiaro. Eppure, da quando hai scritto – perdona la non esatta rappresentazione delle tue parole – che Wikipedia è il male assoluto in quanto pretende di riassumere tutto il sapere in una sola fonte, questo piccolo tarlo continua a rodermi la testa. Provo a spiegarmi.
Come qualsiasi occidentale, per parafrasare don Benedetto, non posso non definirmi illuminista: è illuminista ogni risposta istintiva o, per dirla con Hume, ogni abitudine. Ovvero, è figlio dei Lumi ogni stereotipo che, per pigrizia, adotto e adottiamo. Non posso quindi non riconoscere che provo fascino, immediato e inconsapevole, per i tentativi enciclopedici – ad esempio – dei nostri cari, vecchi francesi.
Al contrario, come qualcuno cresciuto per scelta a pane e Nietzsche, con abbondanti dosi del duo Deleuze-Guattari, vedo in Hegel e Marx – e a maggior ragione nell’hegelismo e nel marxismo – la negazione dei propri stessi propositi rivoluzionari: la formazione di una cultura storicista e positivista che, cristallizzata per sua stessa volontà, crea una nuova Totalità che sovrappone i suoi stilemi a concetti come lo Stato, l’economia, la famiglia. Senza rovesciarli. Attaccandoli quel tanto che basta a sostituirsi all’idea dominante, divenendo dominatore.
E, allora, cos’è Wikipedia? Oh, ok, praticamente parlando è un’accozzaglia di robe copiate e incollate da volenterosi corrispondenti di cui non conosciamo alcuna credenziale. In larghe parti e in troppi casi, un’insieme di informazioni errate, anche perché colpevolmente incomplete. E tutto questo va bene. Possiamo metterlo anche in conto. Ma che cos’è Wikipedia, un tentativo comunque coraggioso di mettere mano al sapere umano o un Leviatano che digerisce e defeca indistintamente millenni di storia della specie? E se non mi è chiaro perché dovremmo temerla, è evidente come la lingua batta dove il dente duole: se il tuo tarlo rode, vuol dire che temevo già.
P.S. – Rendo omaggio anche a Bergson, Spinoza, Thoreau, Spooner, R. Buckminster Fuller, Tucker, Jefferson, Leary e R. A. Wilson. Non vorrei che si arrabbiassero e, dal mondo platonico nel quale si sono rifugiati, o vi sono evoluti, rivolgessero su di me i loro strali. Think pagan, o pagan thinking.
Dio mio, tornano anche i razionalisti.
venerdì, 9 ottobre 2009Una delle tendenze che sta emergendo grazie alla crisi energetica è quella che vediamo nelle nostre caselle della posta, tradizionale ed elettronica, e negli spot radiotelevisivi: il verde, la sostenibilità sono gadget che possiamo acquistare. Pannelli fotovoltaici, persino una piccola turbina eolica se si ha un giardino, un'automobile ibrida. Oggetti e strumenti che certamente cambiano la nostra impronta, alleggerendo il nostro passaggio sulla Terra.
Un'altra tendenza, assai diffusa negli ambienti accademici e in maniera evidente sostenuta dalle aziende di costruzioni, è quella del ritorno a zone densamente popolate. La principale critica che docenti di urbanistica e architetti rivolgono alla tendenza della sostenibilità individuale passa da «il tuo tetto coperto di erba è carino ma è più efficiente dipingerlo di bianco» al «la tua auto elettrica consuma comunque più di un bus che dividi con altre cinquanta persone».
Palazzi di almeno quattro o cinque piani, quindi, per i quali non è strettamente necessario un ascensore – e che comunque sarebbe utilizzato solamente da chi vive ai piani superiori; una densità di popolazione alta a sufficienza da sostenere un programma di trasporto pubblico e un sistema di trasporto a piedi per ogni necessità quotidiana: dal lavoro all'intrattenimento.
Restiamo tutti sbalorditi dalla pulizia delle forme degli edifici Bauhaus, o modernisti. Nel loro minimalismo razionalista sono emozionanti. Così come, di fronte agli immensi edifici progettati da Le Corbusier e dai suoi epigoni proviamo sbalordimento, ed eccitazione al pensiero che ogni aspetto dell'abitare e del vivere sia stato analizzato e risolto nel modo migliore.
Basti pensare all'immenso edificio di Corviale a Roma: noto ai locali come “il Serpentone” e accusato di aver fermato il Ponentino, ovvero il vento dal mare ad occidente che rinfrescava le estati della Capitale, ospita mille e duecento appartamenti, lungo il suo infinito asse, e porta i residenti nella zona a superare le quattordicimila unità. Nel complesso lungo un chilometro – ininterrotto – furono progettati dei piccoli anfiteatri, al piano terra, all'aperto, dove gli abitanti avrebbero socializzato e goduto di spettacoli. Al quarto piano del ciclopico edificio sarebbero dovute sorgere gallerie di negozi. All'esterno, lungo la strada, sorgono un centro di formazione professionale, la
biblioteca comunale, un punto ristoro ed una libreria (con sede tutti
in un Centro polivalente), le scuole, una
piscina pubblica, una palestra con campi di calcio e la farmacia
comunale.
Come nelle unités d'habitation di Le Corbusier, la vita degli abitanti si sarebbe svolta dentro gli edifici e nelle zone immediatamente circostanti. Razionalmente, sulla carta.
Va da sé che ciò che fu costruito ha funzionato da ghetto, se non da galera, e che oltre allo spaccio di stupefacenti nell'anfiteatro non ci siano altri spettacoli. In larga parte, dove si è concentrata a dismisura la presenza umana si è distillato quell'insieme di violenza, microcriminalità, sopraffazione dell'altro che ogni comunità reca con sé. Oggi si torna a parlare di abbandono delle campagne, di nuova urbanità, di razionalizzazione del consumo energetico e nelle emissioni gassose. Di nuovi quartieri urbani high-rise. Proprio sicuri che sia questo il futuro che vogliamo?
La societ
sabato, 25 luglio 2009Da ieri, a quanto mi dicono, il social network Facebook ha cominciato ad utilizzare le foto dei propri utenti per pubblicizzarsi. Gli scatti delle feste di compleanno, dei bambini, delle gite scolastiche, quelle un po' osè e di quell'agriturismo dove – ricordi, caro? – andammo a passare il lunedì di Pasqua. Ovviamente, ogni singolo utente di Facebook aveva la possibilità di negare l'accesso alle applicazioni che avrebbero adoperato le fotografie e non dubitiamo che molti lo abbiano fatto.
Ogni domenica, i puritani del Massachusetts si riunivano in sale gelide per cinque o sei ore per ascoltare le letture della Bibbia di pastori vestiti di nero. L'unica decorazione della sala era un gigantesco Occhio della Provvidenza dipinto sul pulpito. Ai piedi, i banchi degli Anziani rivolti verso la folla a controllare che seguisse con compostezza, dai banchi senza schienale, letture e sermoni.
La testimonianza della fede era divenuta parte di un sistema di controllo sociale per il quale gli anziani dettavano ai più giovani regole e consuetudini. La proposta di incorporare quasiasi tipo di novità era considerato un crimine perseguibile dalla legge. La stessa proprietà – terriera o commerciale – era a disposizione del solo anziano nella famiglia, che aveva il diritto di concedere e negare l'eredità a questo o quel figlio maschio. Potere e anzianità erano sovrapposti.
Questa forma di calvinismo aveva punti dottrinari fermi: la condizione naturale dell'umanità è la depravazione animale, la salvezza è al di là delle possibilità umane, la grazia divina è predestinata a pochi eletti, i mortali sono per lo più destinati alla dannazione eterna e nessuno sforzo terreno può contribuire a cambiare questa condizione. In sostanza, i puritani credevano in un sistema di idolatria della morte, come molti prima e dopo di loro.
Con l'Occhio della Provvidenza nascosto nell'obiettivo fotografico dei cellulari e il consiglio degli Anziani travestito da social network, il futuro potrebbe assomigliare sempre più al Massachusetts del XVII secolo.
ΖΗΤΩ Η ΕΛΛΑΔΑ.
giovedì, 26 marzo 2009Io amo i greci alla follia. Pochi, destinati all'estinzione perché non
fan figli – come la maggior parte dei 'bianchi' – ma ancora geniali. Questa è la campagna pubblicitaria realizzata da Lowe per la emittente radiofonica ateniese Galaxy 92. Enjoy.
