Il caro Anellide mi chiede – in realtà m'incastra in una catena di Sant'Antonio che provvedo a spezzare – di fornire cinque ragioni per le quali ha un senso manu tenere un blog.
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Being flamboyant.
domenica, 2 settembre 2007Tutti presenti.
lunedì, 27 agosto 2007Diciotto ore ci son volute per andare dall'albergo di Lisbona a casa mia, passando per Monaco di Baviera e Firenze. Consiglio a tutti il volo con gli apparecchi De Havilland, giacché equipaggiati con sedili in pelle ben distanziati fra le file. Detto questo, rimane da dir poco: il Portogallo non è un posto di cui sentirò la mancanza. In ogni modo, avendo fatto un tour, è giusto che io racconti più dettagliatamente.
Pastone prima della partenza.
giovedì, 9 agosto 2007La prima cosa che desidero comunicare, e dal profondo del cuore, è che l'Europa si chiude alle Colonne d'Ercole. I portoghesi col quale dividerò il Paese loro per qualche giorno non sono come noi. Maddài, direte, sono latini. Fa caldo come da noi, sono come gli spagnoli. No. No, davvero, vi sbagliate. Essi sono atlantici. Non pranzano mentre cenano presto: come les Anglais. I loro ristoranti, in massima parte, chiudono fra le diciannove e le venti dopo un orario continuato dalle undici del mattino. Poi vanno al bar. Questo mi scombussolerà non poco: avrò una qualche difficoltà ad assaggiare ogni loro piatto tipico ad un'ora non ottimale per i miei succhi gastrici e l'idea di aver di nuovo fame alle ventitré e poter pretendere al massimo un toast o l'onnipresente shawarma mi deprime. In ogni modo, mi trovate da quelle parti fino al venticinque del mese corrente.
Lascio un'Italia che è la solita italietta, dove la Cassazione giustifica torture e pestaggi nei confronti delle donne. Non è bastata la povera ragazza uccisa dai familiari perché troppo occidentale qualche estate fa, adesso anche uno dei poteri della nostra Repubblica garantisce il diritto ai genitori ed al fratello di legare una ragazza – ma solo per tre volte, eh – ad una sedia e picchiarla per farle digerire costumi che non le sono grati. Non fossi spaventato dagli orari dei ristoranti portoghesi, la cosa mi sconvolgerebbe; come potremmo quindi, dopo che il potere giudiziario s'è così espresso, chiedere al legislatore di garantire norme identiche alle diverse comunità e non diversi bantustan giuridici?
Torno su un punto già sollevato mesi addietro: lettori e sopratutto lettrici che non v'occupate di cose di donne, siamo assolutamente certi che questa regressione nei rapporti uomo-donna ed istituzioni-donna non sia il preludio ad un generale imbarbarimento della società? Convengo che siamo in decadenza. Anzi, dirò di più: trovo normale, fisiologico che essendosi spostato ulteriormente ad occidente il confine del progresso umano noi si rimanga indietro. Siamo, come già scritto, all'occaso. Sono altresì persuaso che ci siano ancora cose buone fra noi e che queste vadano difese; come diceva un piccolo uomo: «C'è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo». Non so come, altrimenti ve lo avrei proposto, ma certamente ognuno di noi – nella sua propria individualità – può fermarsi a ragionare, cogliendo i segni del Nulla che divora Fantàsia. Se avete ancora fiducia in un fortunadrago è il caso di dimostrarlo.
Che altro, prima di salutarvi? Leggo su Il Foglio che ad Atene si sta completando il Museo dell'Acropoli. A soli duecento metri dal colle, la dimostrazione che – certo, per denaro – non tutto è dimenticato. Scrive il giornale milanese che le autorità demoliranno due ville, di proprietà ed abitazione di privati cittadini, risalenti agli inizi del secolo scorso ed in prezioso stile Decò, le quali ostruiscono la vista del Partenone a chi cenerà o prenderà un retsìna dal ristorante del museo. A me i governi che possono prendersi il diritto di fare ciò che desiderano della altrui proprietà, in nome del cattivo gusto di mangiare in pantaloncini e sandali di fronte a quello che è stato un luogo sacro – e che lo rimane per quanti hanno cara la nostra storia – fanno inorridire quanto le abitudini dei portoghesi in materia di ora dei pasti. Quella terra, ancorché greca, è proprietà di chi ci vive e paga balzelli al monopolista della violenza e del carcere per il solo diritto di averla eletta a dimora. Uno Stato che non solo s'intrufola dentro le case e financo nelle camere da letto, legiferando e disponendo sulle teste dei cittadini, ma che pretende d'avere il diritto di abbattere una proprietà privata – di valore anche storico ed artistico, non fosse sufficiente l'affermazione precedente – è un nemico.
Il povero Thomas Jefferson l'aveva capito ed ha impartito la lezione: chi si dimostrerà un buon allievo?
Perduti col vento d'estate.
martedì, 31 luglio 2007Se ne sono andati Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman, Emilia Mancuso, Michel Serrault e Giovanni Pesce. Grazie per esserci stati.
Caro Adriano.
martedì, 10 luglio 2007Gentile signor Sofri,
mi decido a scriverle dopo aver riletto la sua «lettera ad un giovane apprendista assassino» pubblicata da Il Foglio il ventisei maggio scorso. Avevo intenzione di rispondere subito, ma suppongo di aver avuto bisogno di masticarla, digerirla, metabolizzarla. Che cosa strana, mi han detto alcuni amici, questa lettera di Sofri. Che senso ha, ora, in un momento storico nel quale la lotta armata organizzata non esiste più, se non nella testa di qualche reduce dell'ultim'ora? È un gesto paterno, gratuito, proveniente da un uomo che sta invecchiando e lascia il testimone di ciò che disse trenta anni fa, quando la lotta armata era una possibilità, una scelta possibile ed impossibile allo stesso tempo – ho provato a rispondere. Sa qual è la verità? Ignoro perché l'abbia scritta, se per un giovane o per un suo corrispondente, generalizzandola. Non m'interessa. M'importa davvero poco il motivo: ciò che conta è che l'abbia scritta, e di questo vengo a ringraziarla.
Mi permetta, dunque, di rubarle del tempo e raccontarle una storia. Non che io abbia mai saputo, o voluto, scrivere; perdoni quindi la costruzione un po' da sceneggiatura – non romanzata.
Il Piave mormorava calmo e placido.
giovedì, 24 maggio 2007Ventiquattro maggio. La radio pi
Merry men, uso privato del mezzo pubblico.
mercoledì, 9 maggio 2007Dio stramaledica la fretta di quest'era. Mi hai detto dell'inaugurazione della anche vostra Casa del popolo, raccontandomi di essere intervenuto dopo un leader del movimento operaio, raccontando il vostro progetto ad una platea massimamente composta da operai ed ex tali, di quella «rude razza pagana» che ha passato la vita lungo le catene di montaggio. Raccontandomi di quei visi un po' perplessi che pure bovinamente si son sorbiti la tua tesi sulla nuova Sherwood. Istintivamente, ma anche troppo sbrigativamente, ti ho risposto: «Non temere, i loro figli capiscono».
Ancora sui matti.
lunedì, 2 aprile 2007Capissimo chi sono, questi matti. Vien da dirsi che siano gli utenti dei Centri di salute mentale delle aziende sanitarie locali, oppure quelli che alle sette e mezza del mattino son già in coda – inscatolati dentro un'automobile – che scaricano la tensione premendo sul clacson.
C'è anche quella considerevole pattuglia di pendolari della domenica che invece di portare i bambini al parco se ne vanno al centro commerciale: anche loro non scherzano. Bei matti.
Capissimo, lo volesse il cielo, che cosa vogliono. Antonia chiedeva solo sigarette: per il cibo ci pensavano i ristoratori di zona, a turno. E Fassi ci metteva il gelato, ogni sera d'estate. Però c'è quello con le antenne che dirige il traffico in Barberini. Massì, quello che fu denunciato da Cossiga, o qualche altro Presidente. Chissà cosa vuole quello lì: contattare gli alieni attraverso la mimica dei vigili urbani? E le antenne perché, allora?
I matti, per chi non lo sapesse, sono strani. Vien da dire che è proprio gente strana. Sai mica quel che vogliono, o perché lo vogliano. Metti quei tali lì, al vecchio Santa Maria della Pietà. Mica i mattarelli
che ancora ci girano, no. Proprio i matti veri. Quelli che prendono un
programma del vecchio presidente della Regione e lo riattualizzano.
Sulla sanità. Sì, lo stesso argomento dello scandalo legato a quel
presidente lì. Lui. Bravi. Che fanno, dunque, questi matti? Prendono il
progetto dell'ex, ci mettono la firma loro sotto e cercano di attuarlo.
Corrispondenza.
venerdì, 30 marzo 2007Benedetto sia il Signore che mi fa incontrare questi matti.
Ps: a maggio tu che fai?
Io vorrei andare in Provenza al raduno degli zingari, magari al telefono organizziamo la gita.
Dunque, caro mio, cominciamo col dire che non so cosa farò il ventiquattro e venticinque maggio ma che l'idea di partecipare al rito del Pélerinage des Saintes mi piace. In fondo la Camargue è vicina, ci si mangia divinamente, maggio è sempre più un mese estivo, il Popolo del Viaggio m'è sempre stato simpatico nonostante un giorno su due cerchino di irrompere qui da me per fottere poi cosa, in Provenza sopravvivono due lingue neolatine nonostante la Francia repubblicana, non ho ancora acquistato una bandiera con la croce provenzale, poche cose han senso come la ripetizione millenaria di gesti e suoni, per cui sì – caro mio – cerco di organizzarmi per la gita.
Anzi, Francesca, facci un pensiero anche tu: se decidessi di sì, avrei meno scuse per non andare.
E buon viaggio all'hobbit Adrix, che è in partenza per Barna. L'Europa delle piccole patrie, eh?
Catene e lucchetti.
venerdì, 9 marzo 2007Tornando dalla cena di ieri, Fabio mi ha raccontato di un lampione preso di mira da teenager innamorati i quali provvederebbero ad attorcigliare un lucchetto all'altro per dichiararsi eterno amore. Mi ha spiegato – e gliene sono immensamente grato, che questo comportamento collettivo risiederebbe nell'emulazione di un romanzo. Bravi ragazzi. Un romanzo di un quarantenne. Non ci siamo, no, ragazzi. Ricordo un tempo, e non ne è passato molto, in cui gli intellettuali facevano soldi scrivendo delle tendenze giovanili. Degli stili di vita, delle mode, delle abitudini, dei piccoli e grandi scandali verso la morale. Spiegavano ad i loro coetanei, i famigerati adulti, chi erano e cosa facevano i giovani. Spesso e volentieri molto approssimativamente, con giudizi smentiti dall'evoluzione dei costumi e dei consumi.
Oggi, sembra, c'è un adulto che fa tendenza fra i ragazzi. Mi inquieta. Voglio dire, è strano come ne orienti il costume, per quanto limitatamente ai lucchetti per blindare lampioni. E c'è persino chi difende questa pratica assurda: come se in questi tempi tormentati e senza punti fermi bastasse blindare l'amore, snaturandolo da legame a catena.