Archivi per la categoria ‘Americana’

Pari barbarie

giovedì, 23 settembre 2010

Ha ordito e finanziato gli omicidi del marito e del di lui figlio, allo scopo di intascare i premi dell’assicurazione sulla vita dei due uomini. Un mostro. È condannata a morte – con un metodo meno cruento della lapidazione – ma c’è un particolare: è una disabile mentale e sarebbe, secondo la difesa, stata plagiata dai due complici e esecutori materiali dei delitti. I quali sono stati condannati invece all’ergastolo.
Senza ulteriori solfe sul valore del rispetto della vita da parte di chi pretende di difenderla, consiglio la lettura di Stati assassini di Rudolph J. Rummel, per i tipi di Rubbettino. Know thy enemy.

Spia

mercoledì, 15 settembre 2010

Su La Stampa c’è un articolo di Lucia Annunziata in cui la giornalista evoca «una storia finora considerata tra le più perfette, le più sante, del nostro passato recente: il movimento per i diritti civili in America». Una storia che sarebbe intaccata da una delle verità uscite fuori dagli archivi desecretati. Gli scatti che tutti conoscono, di Martin Luther King e delle marce nonviolente, sarebbero opera di un collaboratore dell’Fbi. Ernest Withers, anch’egli afroamericano e intimo di MLK, sarebbe secondo la giornalista una spia.

Si può pensare quel che si vuole di chi collabori eventualmente, e a vario titolo, con le forze di polizia del proprio Paese. C’è chi lo ritiene un evento improbabile o una pratica patriottica, o ancora chi preferisce stare alla larga da qualsiasi affare concernente il law enforcement. Ma spia, lo spiare, è un mestiere. Non così riferire di comportamenti – di nuovo: eventualmente – eversivi di questo o quel militante di un gruppo in stile Black Panthers. Come, del resto, si evince dall’articolo del Commercial Appeal di Memphis dal quale si prende nota. Un po’ poco per dare del traditore. E la storia rimane perfetta e santa, eventualmente.

Lamerica

giovedì, 9 settembre 2010

Non è tutto Manhattan e non è il sole della California o quello della Florida. Forse, quel che non capiamo da questo lato dell’Atlantico è che una buonissima parte degli Usa – e del nostro Paese, specie quando proponiamo l’abolizione della legge 40 – è una continua quanto depressa campagna. Ci pensa Tim Murphy di Mother Jones a raccontarci questi altri Stati Uniti nel suo Road Trip Blog.
Credetemi, è una lettura fantastica. Certo, buon humour ma anche foto, storie, persone, orgogliosi Southerners e militanti anarchici in the middle of nowhere. Bellissimo. Bello quanto una mattina di sole.

Voglio la stessa roba

lunedì, 23 agosto 2010

Barack Obama ha affermato che Iran e Usa hanno

a “mutual interest” in fighting the Taliban. (…) Iran should be included in regional talks about stability. “Iran should be a part of that and could be a constructive partner,” he said.

È ancora incerto se, una volta riallacciati ufficialmente rapporti diplomatici con Teheran – che nel frattempo presenta il primo drone bombardiere e continua ad arricchire uranio in 3800 centrifughe – l’ambasciatore di Washington sarà l’Ape Maia o il Dolce Remi: secondo gli esperti dell’attuale amministrazione statunitense, la presenza della scimmietta potrebbe urtare il sentimento religioso sciita per il palese – e antimusulmano – riferimento a Charles Darwin.

E dire che fra i documenti pubblicati da Wikileaks c’erano anche le prove del supporto iraniano ai talebani e Al Qaeda.

L’anno in cui l’America svanì

sabato, 7 agosto 2010

Duemiladiciassette. I clan governano gli Stati uniti d’America.

Comincia così il breve e piacevole articolo The year America dissolved pubblicato da Infowars. Il suo autore, Paul Craig Roberts, non è una delle firme di punta della science fiction statunitense: è stato invece assistant secretary del Tesoro durante l’amministrazione Reagan e fra le voci del conservatorismo nordamericano più critiche verso la presidenza di Bush Jr. e il neoconized partito repubblicano. Consigliatissima la lettura.

Nulla di nuovo sul fronte orientale, o forse sì

lunedì, 26 luglio 2010

Che gli eserciti americani e della Nato coprissero le stragi di civili più imbarazzanti era cosa ampiamente prevedibile, dato il livello di ipocrisia delle coscienze occidentali che vogliono guerre senza vittime. Che i servizi pakistani fossero largamente in combutta con i talebani lo si sapeva da un pezzo, nondimeno Wikileaks ha fornito un servizio all’umanità rendendo noti documenti riservati. Ma mettetevi nei panni dei poveri pakistani: rimarrebbe la sola emigrazione in Londonistan se il vostro finanziatore principale – l’ultima rata è da cinquecento milioni di dollari, direttamente dalle mani di Hillary R. Clinton – continuasse a flirtare con l’odioso vicino indiano, se sistemasse per bene il mosaico afghano e di fatto non avesse più alcun bisogno di voi.
Anche le testate nucleari, sapete, dopo un po’ fanno ruggine.

Forse, l’unica novità risiede nell’esplicitazione dell’ipocrisia dei nostri tempi. Prendete il caso di quel soldato nepalese di Sua Graziosa Maestà che ora rischia la corte marziale e non voglio immaginare quale pena.
Nasci ad altezze che la gran parte degli umani non vedranno mai. L’aria rarefatta, gli inverni lunghissimi, le capre e il vento. Scegli di arruolarti volontario nei Royal Gurkha Rifles. Vieni destinato in Afghanistan. Un giorno, gli ufficiali britannici dicono alla tua unità di catturare, vivo o morto, un comandante nemico. La tua squadra e tu lo uccidete ma non sarebbe sicuro trascinarne il corpo fino alla base: vi rallenterebbe troppo, facendovi correre il rischio di cadere sotto il fuoco nemico. Quindi, tu estrai il tuo kukri – il coltello rituale della tua gente – e seghi via la testa, per farla vedere agli ufficiali. Ufficiali che ti accusano, nonostante il nemico non facesse parte di alcun esercito formale, di aver contravvenuto alle regole di Ginevra.

Per quel che vale la proprietà privata di un mezz’ettaro di terra, anonimo soldato semplice, qui vorremmo darti una medaglia per la forza d’animo, la risoluta prontezza.

Fogli di via

martedì, 6 luglio 2010

Il generale Stanley McChrystal non è stato allontanato dal comando perché il numero dei decessi fra i soldati Isaf ha raggiunto livelli da record o perché le offensive di Marja e Kandahar sono andate a rotoli. Lui e il suo staff, e non sono i primi, sono stati allontanati perché l’esercizio di libero pensiero ha messo in imbarazzo la Casa Bianca.

Brancher, invece.

Franceschini, no. A Franceschini nessuno dà il foglio di via, nemmeno quando subordina il comportamento parlamentare del proprio partito alle convenienze di Italo Bocchino.

Gioisci, popolo

sabato, 19 giugno 2010

Quando c’è una buona notizia bisogna festeggiare: sono ben tre mesi che nessun pilota afgano fugge dalle basi dove gli americani li addestrano a stamparsi sui grattacieli. Negli ultimi due anni ne sono scomparsi diciassette e hanno tutti un pass d’ingresso ai santuari della difesa Usa. Come sia possibile che in due anni, viste le fughe, nessuno abbia pensato di cambiare routine di sicurezza o di evacuare il personale straniero in addestramento a – chessò – Panama, Diego Garcia, Fernando Po è al di là di ogni tentativo di comprensione.

Onda su onda

sabato, 12 giugno 2010

Dicono sia passato già un anno da quando scoppiarono le rivolte a Teheran e in tutta la Repubblica iraniana in occasione delle solite elezioni farsa. Mentre il mondo si eccitava all’idea che i giovani spodestassero Ahmadinejad per porre al suo posto il Macellaio di Beirut a colpi di tasto-Invio e chioccioline, il regime continuava a impiccare omosessuali, incarcerare oppositori e borghesia colta, sperimentare tecnologia atomica. E così ha fatto per i giorni seguenti, fino ad oggi.
Alla Casa Bianca seguitano ad aspettare che Twitter e Facebook ci liberino dal babau senza muovere un dito. Come col petrolio nel Golfo del Messico.

Al-Ameriqa.

giovedì, 29 ottobre 2009

Mentre continua la guerra dell'amministrazione Obama contro la stampa non amica, in una operazione dell'Fbi a Detroit viene ucciso in uno scontro a fuoco un imam. Durante i controlli alla ricerca di armi non denunciate e beni rubati, Luqman Ameen Abdullah, il cui nome prima della conversione era Christopher Thomas, ha aperto il fuoco contro gli agenti federali, rimanendo ucciso nel conflitto.
Abdullah era imam alla moschea Masjid al-Haqq e collegato al gruppo ‘Umma’, noto per la sua propaganda a favore dell'introduzione della sharia negli Usa. Il leader di questo gruppo è Jamil Abdullah al-Amin, altrimenti noto come H. Rap Brown, ministro della Giustizia del Black Panther Party negli anni Sessanta e Settanta. Power to the people?