Nessuno tocchi Tremonti. E non lo dite ad Obama.
Nella sola Singapore, grazie alla Sars, morirono trentatrè persone – 33, non 33.000 – e il Pil crollò dell'undici percento. La Banca mondiale ha stimato nel 2008 che una pandemia influenzale potrebbe avere il costo di tre trilioni di dollari Usa. Posto che anche i medici vaccinati, a Città del Messico, stanno morendo; che all'aeroporto di Hong Kong si è ricevuti solo dopo uno scanner facciale che calcola la temperatura corporea e se è alta si viene rinchiusi in quarantena e piantonati dalle forze dell'ordine; che lo stesso studio della Banca mondiale prevde in settanta milioni le vittime potenziali; quand'è che ci diremo che tutti gli incentivi, gli aiuti, gli stimulus bill non sono altro che regalìe prive di efficacia e pane per una informazione il cui mestiere è orientare gli umori dell'opinione pubblica?

È festa d'Aprile.
Crisi delle democrazie liberali, sorgere di un avversario ideologico con una teoria organica di struttura della vita pubblica, crisi economica. Attenzione.

Hacker e sicurezza.

Alè, tu guarda.
As my colleague Andrew McCarthy wrote, "Civilization is not an evolution of mankind but the imposition of human good on human evil. It is not a historical inevitability. It is a battle that has to be fought every day, because evil doesn't recede willingly before the wheels of progress." Very true. Somalia, Iran and North Korea are all less "civilized" than they were a couple of generations ago. And yet in one sense they have made undeniable progress: They have globalized their pathologies. Somali pirates seize vessels the size of aircraft carriers flying the ensigns of the great powers. Iranian proxies run Gaza and much of Lebanon. North Korea's impoverished prison state provides nuclear technology to Damascus and Tehran. Unlovely as it is, Pyongyang nevertheless has friends on the Security Council. Powerful states protect one-man psycho states. One-man psycho states provide delivery systems to apocalyptic ideological states. Apocalyptic ideological states fund nonstate actors around the world. And in Somalia and elsewhere nonstate actors are constrained only by their ever increasing capabilities.

Pirati.
Da qualche parte ho letto della distinzione fra warlord e moneylord, fra chi aveva le armi e ne traeva profitto e chi traeva profitto dal commercio. Questi ultimi, sempre più impossibilitati a far quattrini – lo scopo della loro esistenza, that is – si rivolsero ad una specie particolare di warlord: quello islamista. Fanatici, sempre più legati alla visione wahabita del Corano come unica fonte di diritto, questi signori presero possesso di parte delle città – tanto da guadagnarsi l'appellativo di «corti islamiche». Corti, da cortili. Da lì amministravano il potere territoriale e la sharia.
A loro merito va detto che fornirono un certo grado di ordine: per quanto barbaramente, la giustizia veniva fatta eseguire e le bande armate – nelle città dove esse avevano potere – venivano subordinate ad un progetto complessivo. Certo, lapidavano le donne stuprate, uccidevano gli infedeli e tutto il resto del corollario islamista.
Poi è venuto, ma sarebbe meglio dire tornato, l'Occidente. Guerra alle corti, Etiopia che invade e occupa per nome e conto di noialtri, armata da noialtri, repentina sconfitta, ritorno al caos.
In questo scenario di tutti contro tutti, nello scenario di ritorno alla tribù, nel fallimento dell'idea di Stato, vive il fenomeno della pirateria. Non durerà a lungo: il pianeta ha troppo interesse a che l'intero oceano Indiano sia – si perdoni il gioco di parole – pacifico. Di lì passa una eccellente parte delle merci dell'intero pianeta. Quelle cinesi, i bastimenti indiani, per tacere del gas e del petrolio.
Il dubbio è sulla strategia scelta dai Paesi interessati: bene coinvolgere le marine, fa tanto Ottocento ed era un pezzo che non vedevamo sul campo il progresso tecnologico della guerra su acqua salata. Impegnare risorse importanti, però, costa un fottìo di soldi pubblici ed ha scarso rendimento. Liberi una nave, insomma, e ne catturano altre due; inoltre, quasi tutti gli armatori preferiscono che siano i lloyds a pagare i riscatti invece di attendere l'intervento militare. Si fa strada un'altra ipotesi: come in Afghanistan, una visione realista guida i policy makers. Coinvolgere alcuni clan nella polizia marittima. Creare una sorta di «guardia costiera somala» finanziata dall'Occidente e da Russia, India, Cina. Sarebbe estremamente più economico e probabilmente più efficace. Mezzi piccoli e veloci, truppe pronte a tutto.
Un solo grande dubbio: ma chi glielo fa fare se con una nave sequestrata incassi un milione di dollari? Non conviene passare dall'altro lato della barricata. Oppure si pensa di formare all'arrembaggio i pescatori: loro sì che avrebbero da guadagnarci. In ogni modo, non sembra una buona soluzione.
Poi, non so, mi dico: pirateria per pirateria, non sarà più deterrente ricominciare ad appenderli al pennone più alto?

Ancora seghe sulla ND.
Il PresDelCons, lo ricorderete, ha gentilmente rifiutato l'aiuto internazionale per la ricostruzione dell'Abruzzo. Abbiamo abbastanza denaro ed orgoglio. Bene. A ruota, si sono susseguiti gli appelli affinché i privati facciano beneficenza in denaro e non in farmaci o beni altri. Mh. Lo stimulus bill statunitense non sta funzionando granché e quello italico non è da meno. Qualcuno disse che doveva esserci una strategia unitaria europea per risollevare la domanda interna ma non se ne fece nulla. Ricorderete anche questo. Al contrario, l'attenzione è spostata sui premi alla produttività di quegli uomini tristi che governano la finanza mondiale: cancelliamoli, dicono alcuni, impugnando un forcone populista e parolaio. Dimenticando che l'essenza del capitalismo – Weber, anyone? E Calvino, c'è speranza? – è fatta sì di premi ma bilanciati dalle punizioni. Negli Usa, d'altronde, per reatucci come il falso in bilancio si finisce dentro per un decennio. Non importa.
Certamente ricordate gli articoli di professori del Corsera e di Repubblica che incitavano il nostro Paese a divenire come le altre democrazie occidentali in tema di debito personale e familiare: non possiamo competere con gli altri se continuiamo a fare le formichine, gli americani sono indebitati per il 150% del reddito, noi solo il 115%, bisogna incentivare l'acquisto a rate, il credito al consumo. Persino negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, nelle strade, negozio per negozio le banche indebitate venivano e vengono ad offrire carte di credito gratuite. Come se il denaro crescesse sugli alberi.
Ora quei professori stanno in silenzio e quando scrivono, raccontano altre storie.
Confidustria ed i loro pari hanno ottenuto che il credito alle imprese continui come al solito, stavolta finanziato direttamente non dal risparmio ma dall'erario. Siccome gli italiani non hanno più soldi – qualcuno ha dimenticato l'aumento generalizzato dei prezzi degli alimenti? – ci prendiamo il denaro delle loro tasse. Denaro che non andrà alla sanità, alla scuola, alla ricostruzione delle zone colpite dal sisma e che aumenterà il problema del debito. Già.
Banche più esposte, aziende non in forma motivate a percorrere ancora la strada che non le fa uscire dalla loro individualissima crisi – come se licenziamenti e spostamento all'estero della produzione avvenissero dall'anno passato – e casse dello Stato prive di fondi per i servizi ai cittadini. Non vi ricorda il quadro che ha fatto scatenare la ND? O davvero si pensa che la colpa sia tutta degli hedge fund?
Pur curandomi, quando lo faccio, omeopaticamente, difficilmente riuscirei a definire omeopatia continuare a somministrare oppiacei a chi fatica ad uscire dalla tossicodipendenza. Non conosco le statistiche dei Sert e dei pazienti in cura di metadone; la mia malafede mi porta a pensare che ben pochi ne escano. E non ne uscirà il mercato, se si continua a doparlo.
I giganti dell'industria continuerano a subire in maniera grave ogni più o meno piccola crisi, e non soltanto economica. L'altro giorno, in California, qualche buontempone ha tagliato quattro – quattro, non quattromila – cavi di fibra ottica riducendo al silenzio e all'inoperatività cinquantaduemila fra cittadini e imprese. Isolati, completamente. Chi credete che abbia subito i danni maggiori?
In tempi, i nostri, in cui gli Stati si sgretolano sotto la forza di bande internazionali e locali di buontemponi – dai pirati somali alle bande di narcotrafficanti messicani passando per il tessuto sociale prodotto dalla criminalità organizzata nel Mezzogiorno nostrano – l'elasticità della piccola impresa ed il legame col territorio nel quale opera possono essere la soluzione: se non altro agli up and down di quelli che nel mondo anglosassone vengono definiti black swan, i cigni neri che recano cambiamenti potenzialmente distruttivi.
Releghiamo allora i banchieri dove compete loro: a creare investimenti e non speculazioni. Incentiviamo il risparmio: il commercio dei beni di prima necessità non ne risentirà. Promuoviamo la piccola imprenditoria e l'impresa familiare: falliranno anch'esse ma senza ricadute gigantesche sui mercati e l'occupazione. Insegniamo dunque alle persone a vivere in un mondo con sempre meno certezze.

No, leggete questo.

Cinque per mille.
C'è un modo di contribuire alle campagne e iniziative di Italians for Darfur a favore delle vittime della guerra e della povertà in Darfur che non costa nulla: devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi alla nostra associazione.
Come fare
1. Compila la scheda CUD, il modello 730 o il modello Unico.
2. Firma nel riquadro indicato come “Sostegno del volontariato...”
3. Indica nel riquadro il codice fiscale di Italians for Darfur 97504520582
Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome e codice fiscale del contribuente. Italians for Darfur riferirà dell'impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso la sua newsletter e il sito internet www.italiansfordarfur.it.
Grazie per il vostro sostegno alle nostre iniziative.
Italians for Darfur www.italiansfordarfur.it

Soddisfazioni.

Protezione.
Banalmente, ognuno di noi sa che è il lavoro a produrre ricchezza. Questa scontata affermazione è stata via via soppiantata dalla riuscita sperimentazione di riproduzione in vitro del denaro. In moltissimi si sono arricchiti negli scorsi vent'anni giocando in Borsa e grazie ai vituperati strumenti d'investimento. Tristemente, non si poteva pensare che il gioco continuasse in eterno: anche le scatole del Monopoli hanno un numero finito di banconote, checché potessero pensarne alla Fed durante la allegra, passata gestione. In Europa, nel nostro bel Vecchio Continente, si è passati da una gestione troppo stretta da parte dello Stato della politica industriale - generando fenomeni di corruzione pari a quelli che fecero saltare il quadro politico italiano negli anni Novanta - ad un lassismo da "miglior offerente".
I Paesi che non hanno investito nella ricerca, come l'Italia, si son visti arrivare offerte da gruppi internazionali per le proprie perle: vedi le Acciaierie Terni, passate alla storia per il rogo di Torino. Paesi più saggi del nostro hanno investito nella modernizzazione degli impianti, nella formazione dei lavoratori, nella ricerca e nei brevetti per prodotti migliori. Rimanendo nel campo dell'acciaio, tanto per dire, possiamo fare il caso della Francia. Potenza siderurgica di notevoli dimensioni, abbandonò quasi completamente la vecchia produzione per dedicarsi agli acciai speciali destinati a soppiantare il prodotto precedente. Anche qui arrivarono offerte; una, grandissima, da parte di un noto gruppo indiano, fu impossibile da rifiutare. Gli indiani acquistarono, produssero, impararono, chiusero gli stabilimenti. Aprendone di nuovi in India: costo e condizioni di lavoro migliori per l'impresa.
Da un decennio si discute di nazionalizzazione dei brevetti. Ovvero il vincolo territoriale di un bene intellettuale. Si può fare e forse avrebbe senso. Ma sarebbe pericoloso non affiancare queste scelte protezioniste ad una rinnovata politica di internazionalizzazione dei diritti. In sostanza, l'avanzamento della democrazia anche sindacale nei Paesi emergenti: Cina se possibile, India, Vietnam, Bangladesh. Come il più democratico Brasile, han visto negli ultimi anni una imponente crescita della fetta di popolazione afferente al ceto medio ed un generalizzato sviluppo della qualità media di vita dell'intera cittadinanza. Solo questa può essere la via: non abbandonare la cosiddetta globalizzazione, concorrendo a tutelare le economie occidentali ed i nostri welfare state collegandoli allo sviluppo internazionale, ricostruendo - possibilmente al livello continentale - una politica industriale degna di questo nome.
Il rischio, nel mondo interdipendente contemporaneo, è la chiusura asfittica delle nostre società e la creazione di rinnovate povertà e risentimenti antioccidentali.

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