ΖΗΤΩ Η ΕΛΛΑΔΑ.

Io amo i greci alla follia. Pochi, destinati all'estinzione perché non fan figli – come la maggior parte dei 'bianchi' – ma ancora geniali. Questa è la campagna pubblicitaria realizzata da Lowe per la emittente radiofonica ateniese Galaxy 92. Enjoy.

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Per tutti gli stretti delle Molucche.

Ullalà, pare ci sia una bomba nel parlamento indonesiano. La locale polizia e le sue forze speciali sono in subbuglio. Certo è che su Foreign Affairs c'è il solito bell'articolo del solito Kaplan. Tratta di Oceano Indiano: quanto mai fondamentale leggerlo. Trovate il link alla rivista nella colonna di destra.

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Stati contro baroni e teppisti.

Ripetevamo qualche tempo fa le parole di Robert Anton Wilson: in tempi di crisi anche un drop out può fornire una analisi lucida della realtà. Il miglior articolo che io abbia letto sulla nuova Depressione – e sulla tenaglia dell'aristocrazia finanziaria da una parte e della criminalità economica o terroristica dall'altra che stritola gli stati-nazione – non viene dall'Economist o dal WSJ: è di Matt Taibbi su Rolling Stone. Potete sfogliarlo qui. Enjoy.

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Perdente di lusso.

Non so se abbiate seguito il lungo intervento di Gianfranco Fini al congresso di scioglimento di An. In Rete si trovano molti articoli con estratti del discorso e su Radio Radicale dovrebbe essere già disponibile il file audio di settanta minuti.
Non credo vi sia bisogno di rimarcare le distanze esistenti fra me e le posizioni culturali e politiche di Fini. Eppure. Tra le molte cose interessanti presenti dell'intervento a braccio, come la denuncia dei concetti di Stato etico e Corporativismo, bollati l'uno come antidemocratico e l'altro come antistorico, il Presidente della Camera si è ufficialmente iscritto al club dei "perdenti di lusso". Chiaro che, stante una simpatia sempre provata per un uomo solo, con uno strano gusto per le cravatte, oggi Fini mi sia ancora più simpatico.
Dico solo una cosa: tenetelo d'occhio.
L'uomo ha senso dello Stato e rispetto delle regole, anche quelle che non condivide. Questo è un atteggiamento tipico dei vecchi missini e della loro baronìa giurisprudenziale. Il nostro ha anche una certa idea di società come luogo di compensazione degli squilibri fra individui, non essendo strettamente un liberale né - va da sé - un collettivista. Sa cogliere anche l'occasione di smarcarsi da certo becerume culturale e di ricordare che essere popolari non significa essere populisti: che si è dirigenti se si dirige e non se si cavalca la pancia della 'plebe'. Qui c'è la sua differenza, antropologicamente profonda, con Silvio Berlusconi.
Il PresDelCons ha pervicacemente innaffiato l'unico vero tratto unificante degli abitanti "dall'Alpi a Sicilia": lo scarso senso della collettività. Il senso dello Stato, in qualche modo, o quello civico; chiamatelo come meglio credete. Berlusconi ha promosso una ideologia permissivista, a suo modo libertaria, certamente deresponsabilizzante: dove alla 'virtù' italica del piccolo risparmiatore si è sostituito il concetto di felicità immediata, di edonismo epicureo, di soddisfazione del bisogno attraverso il consumo. Ha quindi, il premier, sfidato gli italiani ad essere fino in fondo loro stessi: familisti se genitori, strafottenti se piccolo borghesi, bigotti se credenti purché consumatori. Non più cittadini, ovvero proprietari del bene pubblico, ma utenti di un qualche servizio - perlopiù a pagamento. In questo, e solamente in questo, ha realizzato l'utopia ossimoro del "partito liberale di massa". Fini, no. Gianfranco Fini punta il dito verso le sfide della contemporaneità, illustra dal suo punto di vista un quadro da costruire, conserva - ed il verbo non è casuale - l'elenco dei doveri entro i quali agisce il diritto di cittadinanza. Per questo è destinato ad essere minoritario, se non drammaticamente solo.
Però tenetelo d'occhio: perché se c'è qualcuno ad interpretare complessivamente il "lato destro" dello zeitgeist attuale - à la Cameron, più di Cameron - questi è lui.

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Che fretta c'era.

Lo US Army Combined Arms Center ci fa un regalino per l'inizio della primavera. Si tratta di un manuale per unità tattiche per le operazioni di counterinsurgency. Carino da parte loro, vero? Potete trovarlo qui. Adesso andate a giocare a far la nuova guerra, bimbi.

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Fatevelo bastare.

Ieri un amico carissimo, e lettore di questo blogghino, si è lamentato della mia assenza. Ho avuto tanto da lavorare; e pulire, spacchettare, montare. Persino badare. Vi accontenterete dunque di un pastone di argomenti che non ho avuto tempo di approfondire.

Sudan. Mentre si possono osservare le prese di posizione di vari satrapi a difesa di al Bashir, il presidente della guerra perenne, si può giocare a sovrapporre i nomi di quei satrapi a quelli di chi difende la bozza di documento per l'assemblea di Durban criticata dalla Unione europea per gli evidenti toni antisemiti. Combacia perfettamente. In Rete è possibile trovare il rapporto 2008 di Italians for Darfur sullo stato del conflitto in questione. Sul blog, campeggia il manifesto che disegnai per loro qualche tempo fa.

Italia. Per tutti i fan cui non è bastata la sua attività professionale, De Magistris si candiderà con Italia dei Valori. Ovviamente, il tutto rimanendo un magistrato, in aspettativa, pronto a essere reintegrato alla fine della legislatura – o quando meglio il nostro eroe lo riterrà opportuno. Alla faccia della indipendenza della magistratura. Sarebbe anche carino se qualcuno scoprisse che fine ha fatto il fascicolo che diede una spallata al precedente governo: la presidente di una assemblea regionale, e moglie di un ministro, fu tenuta agli arresti domiciliari. Certo ricorderete la storia. Non se ne sa più nulla: potrebbe essere interessante capire perché un magistrato prossimo alla pensione richiede la carcerazione preventiva per un presunto reato amministrativo e poi la questione cade com'è nata. Why not?

Usa. Sant'Obama si è arrabbiato perché una azienda privata fa quel che meglio crede del denaro che la sua amministrazione gli ha gentilmente donato, sottraendolo al bilancio pubblico. Alle Hawaii, evidentemente, sono abituati a lasciare la porta di casa aperta. Chissà se han treni che arrivano in orario.

Italia. I due cittadini romeni arrestati per lo stupro a Roma sarebbero innocenti. Meglio, non vi sarebbero prove certe della loro colpevolezza. Nel frattempo sono stati in carcere, pare siano stati pestati dalle forze dell'ordine e oggi ricevono le visite di deputati di maggioranza e opposizione. Il tutto perché da qualche anno va di moda la cronaca nera sui giornali e gli inquirenti fan più bella figura se metton dentro il primo sospettato di turno. Come a Perugia, dove il Lumumba viene liquidato con ottomila euro dopo esser stato dipinto come un mostro. Col solito corredo di carcerazione preventiva. Per nessuno, governo o Pd, questo pare essere un problema degno di nota.

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Otto di marzo, un altro mondo.

È in orbita il caro Keplero. Si tratta del più potente telescopio mai prodotto da mano umana. Il suo scopo? Trovare nuovi mondi, compatibili al nostro, dove potrebbe essersi sviluppata vita. So che non viaggerò nello spazio né vivrò per sempre ma mi commuove fin nel codice a doppia elica lo sforzo della mia specie che, un continente alla volta, ha colonizzato il suo primo pianeta. E guarda le stelle non più per contare il tempo ma per raggiungere il proprio destino.

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Sudan.

Alla Corte penale internazionale non ho mai dato troppo credito. Per carità, giusto che alla fine di un conflitto torni la rule of law a regolare i rapporti fra le persone: penso a Norimberga e, in qualche misura, al processo Eichmann. Però non ho mai avuto troppa passione per i tribunali in cui si condanna in contumacia o si emettono sentenze politiche.
Nondimeno, sono lieto della condanna del presidente sudanese per la repressione in Darfur e nel Sudan meridionale. È una bella notizia perché testimonia che c'è attenzione della comunità internazionale per un conflitto di cui si parla troppo poco e il cui numero di vittime, decedute e viventi, è impressionante.
Mi fa ancora più piacere incappare, durante la lettura dei giornali, in piccole interviste e dichiarazioni degli esponenti di Italian Blogs for Darfur. È gente coraggiosa e appassionata che, fuori da qualunque lobby, cerca di fare informazione e solidarietà diretta. È un giusto riconoscimento al loro volontariato. Bravi.

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Poi dici gli amici.

L'Anellide fa un ragionamento, o fornisce elementi per ragionare, con un senso. Se la crisi economica sia in realtà assai più grave di quanto già non si avverta e rischi di mostrare i suoi effetti più dirompenti nel prossimo triennio. Come spesso mi accade, mi fermo sulla soglia della piccola patria: la safe European home. Mi fermo qui e guardo governi e diplomazie europee corteggiare Santa Madre Russia; vedo il PresDelCons continuare a prostrarsi, elargendo milioni e milioni di euro, dinanzi il colonnello libico; osservo l'attuale ministro degli Esteri affermare che il punto non è se coinvolgere Teheran per la soluzione del problema afghano ma come.
Inseguo, quindi, i segni di un cambiamento di rotta notevole nelle politiche di alleanza. Nessuno abbandonerà la Nato o ritirerà le proprie delegazioni da Washington, intendiamoci. Scenari del genere esistono solo nella mente dei talebani de' noantri. Viene da pensare che l'Europa abbia messo in conto una ritirata tattica se non stategica degli States, una chiusura di alcuni canali privilegiati non già di finanziamento ma di partnership, un ritorno americano all'isolazionismo che fu. A cominciare dalla lettera che Obama avrebbe recapitato, come racconta il New York Times, a Medvedev, proponendo uno scambio da mercato boario: noi non creiamo – nonostante gli accordi con cechi e polacchi – lo scudo difensivo contro Teheran se voi, amici russi, li convincete a non costruire testate nucleari. Pare che il mafiocrate abbia risposto con una pernacchia, e la cosa non stupisce.
Se è vero che i prossimi, come dice Sciltian, saranno anni intensi, penso che saranno anni di intensa durezza e di grande pericolo per gli equilibri finora conosciuti. E non è scritto da nessuna parte che i nuovi, possibili scenari siano migliori.

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The Obamas. Episode 3: That 1967 Ford Mustang of yours.

Ha una fissazione per le automobili, Sant'Obama. Una fissazione. L'uomo che ha inventato i termini «cambiamento» e «speranza», nella scia del collega di partito Al Gore che ha inventato Internet, nel corso dell'intervento a camere riunite a Wahington ha dichiarato:
Io credo che la nazione che ha inventato l'automobile non possa cessare di produrne. Nulla di tutto questo sarà possibile senza costi né sarà semplice. Ma questa è l'America. We don't do what's easy.
Vero è che sulle invenzioni, ad esempio del telefono, si possono avere diatribe lunghe secoli. Qui, però, ci risulta che ad inventare l'automobile sia stato il signor Karl Friedrich Benz, tedesco di Germania, ingegnere meccanico.

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La testa fra le nuvole.

Sono giornate di lavoro intenso, davvero febbrile, e più del solito dimentico ogni singola cosa. Volevo darvi un link ad un articolo, letto nel tempo rubato fra una scadenza e l'altra, nel quale si accennava alla questione afgano-pakistana, ma non lo trovo più. Chiedo scusa.
Certamente sapete dell'Afghanistan dove, a dieci metri dalle basi militari delle due (!) missioni che stanno combattendo i talebani, vige il caos più totale e la guerra fra clan. Nulla di nuovo, in effetti, dai tempi di Alessandro il Grande: l'unico che - dicunt – riuscì a sottomettere quelle terre. Del Pakistan ho scritto qualche riga in passato e, purtroppo, poco passa sui media tradizionali in Italia. Se non le scaramucce con l'India per il controllo del Kashmir. Per sommissimi capi, il Pakistan sta scivolando nel baratro ed è un problema reale: si tratta di una potenza nucleare ed una terra in cui prolifera l'islamismo più aggressivo. Non è quindi un conflitto distante come, agli occhi degli italiani, il Darfur o il Congo.
Bene, in questo articoletto c'era una proposta esilarante: se gli Usa tagliassero il budget attualmente a disposizione dei pakistani per l'organizzazione dei loro servizi di intelligence e del loro esercito e investissero quello e altro denaro per acquistare i territori tribali, per poi tagliare dall'Afghanistan i territori a maggioranza pashtun, potrebbero creare un Pashtunistan unito e a loro alleato, pacificando gran parte del rimanente Afghanistan e togliendo un peso al governo di Islamabad.
Ora, la proposta è irrealistica, ovviamente. Ma la trovo divertenterrima. Neanche fosse un videogioco. Neanche fosse stata la strategia migliore per l'Iraq.

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In esecuzione di un Presidente.

Quando una terra povera di materie prime, la cui unica esportazione è il legname pregiato delle sue foreste, si vende ai cartelli del narcotraffico sudamericani; quando la deforestazione fa avanzare il deserto, diminuendo la già scarsa terra coltivabile; quando, prima della colonizzazione europea, l'attività economica preferita era l'esportazione di esseri umani per le colonie d'oltremare; quando, per lungo tempo, anche dopo la colonizzazione europea l'attività economica preferita è rimasta la stessa; quando la popolazione si duplica nello spazio di un decennio, non credo si possa attendere più di questo.
Joseph Conrad, anyone?

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