Offtopic. Veglione di Capodanno.

Offtopic. Vodafone mobile connect e Mac.
La soluzione è semplicissima: si estrae la sim dal supporto Usb e la si inserisce in un apparecchio telefonico qualsiasi. Dalle impostazioni del telefono, si cancella la richiesta di inserimento del pin all'avvio e si infila nuovamente la sim nel suo supporto a forma di supposta extralarge. Si avvia il Mac, si inserisce il modem e si lancia “Connessione Internet” dimenticandosi di Vodafone Mobile Connect, il cui unico scopo è l'autentica della sim. Funziona felicemente.

Ellade con la A, cerchiata.
Per giorni abbiamo avuto sotto gli occhi immagini e notizie delle rivolte susseguitesi all'uccisione di un quindicenne da parte di un agente di polizia, prontamente arrestato e privato della divisa. Da Creta a Tessalonica – ché Salonicco è il nome italiano della versione turco-ottomana... – migliaia di ragazzi si sono confrontati militarmente con la polizia locale, a colpi di pietre e bottiglie incendiarie. Attività commerciali distrutte in quantità, automobili andate in fiamme, le strade paralizzate.
Mi prendo licenza di saltare a pie' pari una lettura da esperto di scontri di piazza: le esplosioni ormonali dei giovani maschi mi divertono fino ad un certo punto. Meglio ancora, salto una lettura tutta politica – e, perché no, genovese – sui novelli anarchisti. Mi concentrerei semmai su alcuni, pochissimi, dati: la disoccupazione in Grecia riguarda secondo le stime migliori un quarto della popolazione giovanile, ovvero sotto i trent'anni; l'attuale governo conservatore ha una maggioranza parlamentare che si regge su un solo voto e sulla convinzione che sia sufficiente infilare la testa nella sabbia per scampare al diluvio; l'alternativa socialista ricorda il vecchio Labour britannico, ovvero è strettamente collegata alle organizzazioni sindacali che dell'opposizione a qualsiasi riforma economica e del mercato del lavoro fanno la loro principale bandiera.
È evidente che ai diritti consolidati si opponga la stagnazione economica di tutta l'Eurozona, che in un Paese tecnologicamente arretrato come la Grecia si fa sentire più forte. Anche in caso di elezioni e di vittoria del Pasok, i socialisti, ci sarà ben poco da redistribuire – eterno specchietto per le allodole della sinistra europea. Come se ne esce?
Qui non siamo economisti. Mi limito a sottolineare il filo che lega il welfare state ed il suo sostentamento con la depressione demografica di cui l'Europa intera è ammalata. Senza braccia e gambe nuove, assai banalmente, non ci saranno abbastanza creatori di ricchezza, contribuenti, consumatori. Il crollo delle entrate dirette e indirette costringerà i governi a tagliare i servizi sociali e nuove, forse sempre più cruente, battaglie urbane saranno lo spettacolo dato in pasto dai telegiornali del continente.
Oh, è evidente come la natura non contempli il vuoto: ogni spazio libero, anche nella popolazione, viene riempito. Non a caso, gli industriali sono i più accesi sostenitori dell'immigrazione: salari che possono rimanere bassi a causa della scarsa volontà rivendicativa dei cittadini ospiti e ricattabilità rispetto al soggiorno nell'Unione sono la migliore delle assicurazioni. Oggi, gli immigrati regolari – in Italia – rappresentano una buona fetta del lavoro in agricoltura ed industria. Sempre più spesso, nuove attività commerciali e del terziario nascono per mano straniera. Queste persone contribuiscono al Pil nazionale e pagano le tasse, sostenendo il nostro volume di spesa collettiva. Anche in Grecia va così: albanesi soprattutto, ma anche romeni e bulgari, occupano una percentuale crescente nel novero degli occupati.
Tutto bene, per modo di dire, finché le nuove povertà – come a Napoli, forse un anno fa – non sceglieranno questi soggetti come nemico; finché soggetti identitariamente forti non chiederanno la rappresentanza politica in onore al verbo liberaldemocratico no taxation without representation. Continuo a pensare, e a scrivere per un libro che forse, prima o poi, vedrà la luce, che le città saranno sempre più luogo del conflitto e non più dell'incontro e del commercio come fu sempre nella storia mediterranea ed europea. Che il processo di inurbazione si sia arrestato e che riguardi solo i cittadini ospiti è un dato di fatto. Che nuovi ghetti nascano per volontà diretta, come nel caso dei cinesi, o per autoaggregazione – giusto ieri passavo per la piccola Danzica alle porte di Roma – appare incontestabile. Bisognerà che i governanti, che la politica tutta, facciano attenzione a questi fenomeni di irrigidimento, di cristallizzazione della società. E sarà il caso che la si faccia tutti, perché nulla di buono può venire da una società ingessata: soggetta quindi a crepe e rotture.

Il rispetto si guadagna. E si perde.
Verrà quel giorno in cui vedremo un magistrato licenziato in tronco – come chiunque di noi – per aver arrecato danno all'“azienda” per la quale lavora. Per aver infangato il nome di un cittadino, per averlo recluso in isolamento come il peggiore degli assassini, per aver avuto il superbo coraggio di chiedere una proroga di cinque mesi per arrampicarsi sugli specchi – a spese nostre. Nessun trasferimento, il licenziamento: l'Italia è piena di liti condominiali da dirimere.
Ora, separazione delle carriere e responsabilità patrimoniale dell'inquirente.

The Obamas. Episode 1: The umbrella.
Qualcuno fra gli attenti lettori di Fnord!, così avvezzi alle questioni geopolitiche, sa cos'abbia in mente il president-elect?

Contro ogni monopolio.
Da novelli liberali, i russi e in particolar modo i giovani hanno lanciato una sfida al mondo. Non solo non si sono accontentati dei pestaggi ai senzatetto e alle coltellate agli stranieri di colore, situazioni classiche del folklore europeo, ma addirittura han gettato il guanto sul viso degli islamisti: la settimana scorsa è stata recuperata in un cassonetto la testa mozzata di un cittadino d'etnia tajica. E tutto questo in supposti tempi di floridità economica. Quando il Generale Inverno avrà preso possesso delle orde di disoccupati, che altro si inventeranno?

Epifania, istruzioni per l'uso.
A tentare la scalata – come chi fa man bassa di azioni crollate di società con buoni asset – il tragicomico segretario generale della Cgil il quale, come il suo predecessore, è un moderato vestito da incendiario. Lui candidato per il dopo Walter o come scrive Aldo addirittura di un dopo Pd lontano anni luce dal presente? Dalla padella alla brace. Non a caso, lo sciopero generale contro la crisi è stato un flop sulla cui onda si riuniscono oggi gli stati generali di un'altra, ennesima, inascoltabile 'Sinistra'. Vi lascio quindi l'editoriale di un caro amico, pubblicato sulle colonne odierne di ePolis. Buona lettura
Uno sciopero generale contro la crisi - come dire: una protesta contro la pioggia - non si era mai visto. E in effetti, a ben guardare, non lo si è visto neanche ieri. Scarse le adesioni dei lavoratori, complice la guerra interna tra le sigle sindacali, ed un riscontro quasi nullo da parte del mondo della politica. La svolta radicale della Cgil ha come prima conseguenza quella di consegnare lo scettro di sindacato guida del mondo riformista alla Cisl di Bonanni. Non fa notizia la divisione del Pd: almeno 4 posizioni di segno opposto, tenuto conto delle sfumature, hanno caratterizzato i Democratici nostrani, uno dei quali (Bersani) era sul palco di Bologna, mentre altri (Ichino) sottoscrivevano il certificato di morte del sindacalismo rosso.
Non fa neanche notizia l'iperattività di Di Pietro che sottrae senza sforzo consensi al partito di Veltroni. Ogni giorno di più, e ogni corteo maggiormente. Sarà pur vero, come ironizza Bonanni, che la piazza rappresenta per la Cgil ciò che la Mecca rappresenta per i musulmani, cioè che il sindacato più a sinistra non può fare a meno della liturgia delle manifestazioni di piazza. Ma c'è un punto imprescindibile.
Gli scioperi generali non risolvono al rialzo gli indici delle crisi economiche. Non risollevano le vendite delle auto, né restituiscono potere d'acquisto ai consumatori.
Grazie al maltempo, Epifani ha potuto frenare l'impatto auto lesivo della folle corsa: ha liberato dall'adesione i lavoratori dei trasporti, tutti i dipendenti pubblici romani alle prese con l'emergenza Tevere e poi alla spicciolata - vista la malaparata - tutti gli altri. I più non si sono accorti che sul calendario quella di ieri era la giornata dello sciopero generale, e le percentuali di adesione testimoniano dello scollamento insanabile tra i vertici del vecchio sindacato e i nuovi ceti medi produttivi.
Lo mette nero su bianco un sondaggio dell'istituto Crespi: oltre il 71% degli italiani afferma di non credere nei sindacati. I quali, forti di milioni di pensionati, di dipendenti pubblici, di bancari e docenti stabilmente garantiti, non rappresentano quasi per nulla il mondo del lavoro atomizzato e dinamico di oggi.
Le maldestre adunate di piazza non aiutano a recuperare né credibilità né consensi, al contrario. Irrobustiscono solo l'ipotesi che vede Guglielo Epifani come aspirante leader della sinistra del dopo-Pd.
Aldo Torchiaro
Giornalista e conduttore tv

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