Offtopic. Veglione di Capodanno.

Come promesso, Casa Baggins apre le sue porte – Pedo mellon a minno – per il veglione di Capodanno. Chi sa come contattarmi è invitato.

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Offtopic. Vodafone mobile connect e Mac.

Lungi da me il voler fare di questo blog un ritrovo di nerd e geek vari. Specie durante l'intervento di Israele contro Hamas. Sento comunque l'obbligo di fornire una soluzione praticabile a quanti, nella Rete, lamentano il malfunzionamento dell'applicativo di connessione Vodafone per il loro Mac.
La soluzione è semplicissima: si estrae la sim dal supporto Usb e la si inserisce in un apparecchio telefonico qualsiasi. Dalle impostazioni del telefono, si cancella la richiesta di inserimento del pin all'avvio e si infila nuovamente la sim nel suo supporto a forma di supposta extralarge. Si avvia il Mac, si inserisce il modem e si lancia “Connessione Internet” dimenticandosi di Vodafone Mobile Connect, il cui unico scopo è l'autentica della sim. Funziona felicemente.

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Ellade con la A, cerchiata.

I miei lettori di vecchia data – particolarmente i clienti dell'Our Favourite Shop – sanno che ho un deciso amore per la Grecia. Se chiamo cugini i francesi ed ho per loro e la situazione nel loro Paese una particolare attenzione, gli ellenici li chiamo fratelli.
Per giorni abbiamo avuto sotto gli occhi immagini e notizie delle rivolte susseguitesi all'uccisione di un quindicenne da parte di un agente di polizia, prontamente arrestato e privato della divisa. Da Creta a Tessalonica – ché Salonicco è il nome italiano della versione turco-ottomana... – migliaia di ragazzi si sono confrontati militarmente con la polizia locale, a colpi di pietre e bottiglie incendiarie. Attività commerciali distrutte in quantità, automobili andate in fiamme, le strade paralizzate.
Mi prendo licenza di saltare a pie' pari una lettura da esperto di scontri di piazza: le esplosioni ormonali dei giovani maschi mi divertono fino ad un certo punto. Meglio ancora, salto una lettura tutta politica – e, perché no, genovese – sui novelli anarchisti. Mi concentrerei semmai su alcuni, pochissimi, dati: la disoccupazione in Grecia riguarda secondo le stime migliori un quarto della popolazione giovanile, ovvero sotto i trent'anni; l'attuale governo conservatore ha una maggioranza parlamentare che si regge su un solo voto e sulla convinzione che sia sufficiente infilare la testa nella sabbia per scampare al diluvio; l'alternativa socialista ricorda il vecchio Labour britannico, ovvero è strettamente collegata alle organizzazioni sindacali che dell'opposizione a qualsiasi riforma economica e del mercato del lavoro fanno la loro principale bandiera.
È evidente che ai diritti consolidati si opponga la stagnazione economica di tutta l'Eurozona, che in un Paese tecnologicamente arretrato come la Grecia si fa sentire più forte. Anche in caso di elezioni e di vittoria del Pasok, i socialisti, ci sarà ben poco da redistribuire – eterno specchietto per le allodole della sinistra europea. Come se ne esce?
Qui non siamo economisti. Mi limito a sottolineare il filo che lega il welfare state ed il suo sostentamento con la depressione demografica di cui l'Europa intera è ammalata. Senza braccia e gambe nuove, assai banalmente, non ci saranno abbastanza creatori di ricchezza, contribuenti, consumatori. Il crollo delle entrate dirette e indirette costringerà i governi a tagliare i servizi sociali e nuove, forse sempre più cruente, battaglie urbane saranno lo spettacolo dato in pasto dai telegiornali del continente.

Oh, è evidente come la natura non contempli il vuoto: ogni spazio libero, anche nella popolazione, viene riempito. Non a caso, gli industriali sono i più accesi sostenitori dell'immigrazione: salari che possono rimanere bassi a causa della scarsa volontà rivendicativa dei cittadini ospiti e ricattabilità rispetto al soggiorno nell'Unione sono la migliore delle assicurazioni. Oggi, gli immigrati regolari – in Italia – rappresentano una buona fetta del lavoro in agricoltura ed industria. Sempre più spesso, nuove attività commerciali e del terziario nascono per mano straniera. Queste persone contribuiscono al Pil nazionale e pagano le tasse, sostenendo il nostro volume di spesa collettiva. Anche in Grecia va così: albanesi soprattutto, ma anche romeni e bulgari, occupano una percentuale crescente nel novero degli occupati.
Tutto bene, per modo di dire, finché le nuove povertà – come a Napoli, forse un anno fa – non sceglieranno questi soggetti come nemico; finché soggetti identitariamente forti non chiederanno la rappresentanza politica in onore al verbo liberaldemocratico no taxation without representation. Continuo a pensare, e a scrivere per un libro che forse, prima o poi, vedrà la luce, che le città saranno sempre più luogo del conflitto e non più dell'incontro e del commercio come fu sempre nella storia mediterranea ed europea. Che il processo di inurbazione si sia arrestato e che riguardi solo i cittadini ospiti è un dato di fatto. Che nuovi ghetti nascano per volontà diretta, come nel caso dei cinesi, o per autoaggregazione – giusto ieri passavo per la piccola Danzica alle porte di Roma – appare incontestabile. Bisognerà che i governanti, che la politica tutta, facciano attenzione a questi fenomeni di irrigidimento, di cristallizzazione della società. E sarà il caso che la si faccia tutti, perché nulla di buono può venire da una società ingessata: soggetta quindi a crepe e rotture.

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Il rispetto si guadagna. E si perde.

Ora che il Piddì si è immolato al dipietrismo, ora che – come titolava Televideo – ci sono «Chiodi in testa su Costantini», ora che è stato fatto fuori l'unico dirigente socialista che avesse un seguito popolare, ora che per la presidenza di una regione sono stati spesi in anticipo sul previsto centinaia di migliaia di euro rigorosamente prelevati dalle tasche dei cittadini, ora che di una bella terra s'è fatto un casus belli, qualcuno sa dove è finita la «montagna di prove» contro Ottaviano Del Turco?
Verrà quel giorno in cui vedremo un magistrato licenziato in tronco – come chiunque di noi – per aver arrecato danno all'“azienda” per la quale lavora. Per aver infangato il nome di un cittadino, per averlo recluso in isolamento come il peggiore degli assassini, per aver avuto il superbo coraggio di chiedere una proroga di cinque mesi per arrampicarsi sugli specchi – a spese nostre. Nessun trasferimento, il licenziamento: l'Italia è piena di liti condominiali da dirimere.
Ora, separazione delle carriere e responsabilità patrimoniale dell'inquirente.

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The Obamas. Episode 1: The umbrella.

Quando Barack Obama dice che fornirà un ombrello nucleare ad Israele, sta dicendo che non ha alcuna intenzione di confrontarsi, neanche diplomaticamente, col regime iraniano sul dossier nucleare? E che ne sarà dello scudo europeo? Già oggi i missili degli ayatollah possono colpire Varsavia e i Balcani; fra cinque anni avranno tecnologia sufficiente a colpire Amsterdam, Berlino, Roma. Si parla di ordigni atomici, nel caso qualcuno non capisse, in mano ad un tale convinto dell'avvento imminente della fine del mondo.
Qualcuno fra gli attenti lettori di Fnord!, così avvezzi alle questioni geopolitiche, sa cos'abbia in mente il president-elect?

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Contro ogni monopolio.

Forse la crisi economica e il riabbassarsi del prezzo di petrolio e gas sta facendo tornare in auge, anche se solo in Russia, il pensiero liberale ed i liberali. Vittime di orrende persecuzioni da parte del regime putiniano, stanno preparandosi a festeggiare la nomina di Nikita Belikh a governatore della regione di Kirov. Accusato da alcuni dei suoi di essersi svenduto al Cremlino, Belikh ha commentato per il Moskow Times che troverà alleati all'interno, facendo i nomi del ministro delle finanze Kudrin e il presidente dell'antitrust federale Artemyev.
Da novelli liberali, i russi e in particolar modo i giovani hanno lanciato una sfida al mondo. Non solo non si sono accontentati dei pestaggi ai senzatetto e alle coltellate agli stranieri di colore, situazioni classiche del folklore europeo, ma addirittura han gettato il guanto sul viso degli islamisti: la settimana scorsa è stata recuperata in un cassonetto la testa mozzata di un cittadino d'etnia tajica. E tutto questo in supposti tempi di floridità economica. Quando il Generale Inverno avrà preso possesso delle orde di disoccupati, che altro si inventeranno?

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Epifania, istruzioni per l'uso.

È di pochi giorni fa il sondaggio che dava per morta e non più moribonda la sinistra. Ferrero sotto il tre percento ma in grado di eleggere due eurodeputati stante la legge in vigore, Verdi e fuorusciti dai Ds appena sopra l'un percento, khomeinisti con mezzo punto percentuale. Voti in uscita dal Pd, una discreta valanga, diretti verso Di Pietro a conferma che in buona parte il popolo sceglie il populismo, vera forza di questa epoca – altro che un neoliberismo di cui cianciano solamente i 'movimenti' degli ignoranti.
A tentare la scalata – come chi fa man bassa di azioni crollate di società con buoni asset – il tragicomico segretario generale della Cgil il quale, come il suo predecessore, è un moderato vestito da incendiario. Lui candidato per il dopo Walter o come scrive Aldo addirittura di un dopo Pd lontano anni luce dal presente? Dalla padella alla brace. Non a caso, lo sciopero generale contro la crisi è stato un flop sulla cui onda si riuniscono oggi gli stati generali di un'altra, ennesima, inascoltabile 'Sinistra'. Vi lascio quindi l'editoriale di un caro amico, pubblicato sulle colonne odierne di ePolis. Buona lettura

Uno sciopero generale contro la crisi - come dire: una protesta contro la pioggia - non si era mai visto. E in effetti, a ben guardare, non lo si è visto neanche ieri. Scarse le adesioni dei lavoratori, complice la guerra interna tra le sigle sindacali, ed un riscontro quasi nullo da parte del mondo della politica. La svolta radicale della Cgil ha come prima conseguenza quella di consegnare lo scettro di sindacato guida del mondo riformista alla Cisl di Bonanni. Non fa notizia la divisione del Pd: almeno 4 posizioni di segno opposto, tenuto conto delle sfumature, hanno caratterizzato i Democratici nostrani, uno dei quali (Bersani) era sul palco di Bologna, mentre altri (Ichino) sottoscrivevano il certificato di morte del sindacalismo rosso.
Non fa neanche notizia l'iperattività di Di Pietro che sottrae senza sforzo consensi al partito di Veltroni. Ogni giorno di più, e ogni corteo maggiormente. Sarà pur vero, come ironizza Bonanni, che la piazza rappresenta per la Cgil ciò che la Mecca rappresenta per i musulmani, cioè che il sindacato più a sinistra non può fare a meno della liturgia delle manifestazioni di piazza. Ma c'è un punto imprescindibile.
Gli scioperi generali non risolvono al rialzo gli indici delle crisi economiche. Non risollevano le vendite delle auto, né restituiscono potere d'acquisto ai consumatori.
Grazie al maltempo, Epifani ha potuto frenare l'impatto auto lesivo della folle corsa: ha liberato dall'adesione i lavoratori dei trasporti, tutti i dipendenti pubblici romani alle prese con l'emergenza Tevere e poi alla spicciolata - vista la malaparata - tutti gli altri. I più non si sono accorti che sul calendario quella di ieri era la giornata dello sciopero generale, e le percentuali di adesione testimoniano dello scollamento insanabile tra i vertici del vecchio sindacato e i nuovi ceti medi produttivi.
Lo mette nero su bianco un sondaggio dell'istituto Crespi: oltre il 71% degli italiani afferma di non credere nei sindacati. I quali, forti di milioni di pensionati, di dipendenti pubblici, di bancari e docenti stabilmente garantiti, non rappresentano quasi per nulla il mondo del lavoro atomizzato e dinamico di oggi.
Le maldestre adunate di piazza non aiutano a recuperare né credibilità né consensi, al contrario. Irrobustiscono solo l'ipotesi che vede Guglielo Epifani come aspirante leader della sinistra del dopo-Pd.
Aldo Torchiaro
Giornalista e conduttore tv

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