Senza intento polemico alcuno.
I numeri delle stesse, l'affluenza, i partecipanti, sono una notizia quantomeno poco interessante. Ridicole le cifre per entrambe le adunate ma, si sa, oramai si fa breccia nell'informazione solo sparandole grosse. O esponendo ragazze in minigonna come nella campagna pubblicitaria della 'nuova' Unità. Senza intento polemico, però, continuo a evidenziare il dato più eclatante della opposizione al governo Berlusconi: non ha un programma, non ha un progetto, non ha nulla.
Titola oggi il Riformista – assai bello e curato nella nuova veste grafica di Cinzia Leone, assai ricco di contenuti nelle sue quasi decuplicate pagine – che la gente c'è ma manca il partito. Vero, indubbiamente. È chiaro, si rivolge al solo Partito democratico e questo non può essere l'orizzonte di tutte e tutti ma il senso è lo stesso: che la gente, i militanti, i simpatizzanti ci fossero non è un mistero. Né mi pare una rivelazione confortante in sé. Se c'è stata una clamorosa sconfitta qualche mese fa e se oggi gli indicatori di gradimento del Governo son quelli che sono la motivazione è semplicissima: la maggioranza, crescente, degli italiani è d'accordo con le soluzioni che la maggioranza ha proposto e promuove oggi.
Cade il bisogno di opposizione? No, ovviamente. La società – citando anche il solo liberale Einaudi – è il luogo del conflitto. I rapporti di forza politici – quindi sociali, economici – non sono che la rappresentazione cristallizzata del conflitto. Il suo tentativo di divenire mediazione, compromesso. Non si può però prescindere dai dati di realtà che continuano ad affluire ben oltre le speranze e gli slogan di chi è andato in piazza l'una o l'altra volta. O chi lo ha fatto in entrambe le occasioni.
Portare il popolo di Cristo fuori dalla sua chiesa non è affare complicato: si attende il giorno del santo patrono, si spolverano abiti talari e icone, persino una statua e a volte pesantissima. Certamente si troveranno fedeli disposti a sopportarne la mole. Si esce sul sagrato e si comincia, in genere facendo un giro in tondo dinanzi l'edificio. Davvero, non è mia intenzione irridere chi ha sfilato, o il popolo di Cristo ovviamente, ma nessuna processione ha mai convertito alcuno. Ed il suddetto popolo di credenti è rimasto sì saldo nella fede ma immutato nei numeri: la vera forza in democrazia. La sola, e i cui impliciti guasti si vedono ad occhio nudo.
Ad ogni mal di pancia degli italiani, il Governo ha saputo muoversi celermente e in maniera convincente. Possono non piacerci, e non ci piacciono, moltissime delle scelte fin qui varate, ma è imbecille non considerare la capacità persuasiva della maggioranza governativa, la sua capacità a farsi interprete di diversi strati sociali e delle loro ansie, la grande professionalità nel presentarsi in tivvù a dire la stessa cosa, in ogni occasione, praticamente nella stessa lingua. Bossi e La Russa permettendo.
Ricordate certamente Bersani ed il suo pacchetto di liberalizzazioni dei servizi: farmacie, pratiche notarili, altro. Ricordate le corporazioni in piazza, le lobby che difendevano il loro privilegio, le varie piccole caste di medievali origini dietro le barricate. Poi, forse, ricordate la fronda interna agli allora Ds e Margherita – per tacere del resto della vecchia Unione – contro il ministro emiliano. Ecco, è davvero lapalissiano, senza un progetto condiviso si possono portare in piazza davvero due milioni di persone – quando in Circo Massimo ci si sta in tre o quattrocentomila, mezzo milione contando i bambini sulle spalle, quando a Bocca della Verità ci si sta in trentamila e non dieci volte tanto – e si può persino resuscitare l'alleanza fra chiunque non faccia parte dell'asse berlusconiano. Si può, con molta fantasia, anche aspirare a vincere le elezioni. Per fare cosa, poi, lo sa solo il Cielo. Nulla, se non alzare le tasse e ridurre i servizi, stando a vedere l'ultima performance governativa di Prodi. Dubito però che con i cortei e rinnovate alleanze si arrivi a convincere chi ha votato dall'altra parte, chi si è astenuto. Se non si propone una vita migliore, più facile, e una serie di pacchetti di riforme praticabili, non credo che alcun italiano cambierà la sua opinione elettorale.
Non sono qui a sognare palingenesi storiche. Non credo nel sorgere della Città di Dio e nella pace universale; al contrario, sono convinto che la società sia essenzialmente il luogo del conflitto. Anche per questo non esito a definirmi hobbesiano: il contratto fra i viventi, fra gli umani, vale a scongiurare i conflitti peggiori. Il resto è opera di tutti i giorni, bilanciando le forze centrifughe dei vari gruppi sociali, degli interessi che esprimono. Non credo, infine, che si possa sottovalutare il dato di come gli italiani siano ora più che mai disposti ad avere servizi pubblici ridotti in cambio di più denaro in tasca. Il loro, evidentemente.
Da dove si riparte? Certo non convincendoli della necessità assoluta di uno Stato sociale omnicomprensivo, materno e paterno al contempo. Non lo vogliono e lo stanno dicendo in ogni modo. Eppure noi, che consideriamo l'equità un valore assoluto e imprescindibile, non foss'altro che per la susseguente pace sociale che essa reca in dote, che cosa possiamo proporre, come possiamo coniugare le pulsioni degli italiani ai principi che non vogliamo cedere alla contemporaneità? Forse si potrebbe cominciare a ragionare in termini di autorganizzazione delle comunità locali, a cominciare dalla scuola elementare. Forse si può ragionare di un federalismo fiscale che parta dal basso e sappia essere solidale. Forse sarebbe l'ora di promuovere una cultura della responsabilità personale.
Io rimango convinto che metà della soluzione sarebbe l'abolizione del suffragio universale, ma questa è un'altra storia.

Com'è triste Budapest, però.

Distruggete ogni documento.
Bruciate qualsiasi foglio di carta. Tagliate e poi bruciate. Ci vediamo a Budapest fra trentasei ore.

Bisogna riconoscerlo.

Ora sì che va meglio.
Sempre dal campo sciita arriva una notizia che migliorerà certamente la percezione che abbiamo del regime degli ayatollah: presto in Iran entrerà in produzione una automobile dedicata alle donne. Sarà dotata, pare, di cambio automatico, sistema automatizzato di parcheggio, navigatore satellitare e persino un crick modificato per poter cambiare più agevolmente la ruota. Carini che sono, vero? Quelle povere sceme delle donne, si sa, non saranno mai capaci dietro un volante. Quindi le aiutiamo, colorando le loro vetture in gradevoli toni pastello.
Chissà se invece toglieranno l'aria condizionata. Non si sa mai, con la ventilazione al massimo il velo potrebbe scivolare sugli occhi.

Nato pirata, ovvero Born to be wild.

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