Forti, gli americani.

E così il Congresso ha rigettato il piano di Bush e della Fed per salvare il salvabile nella tremenda crisi finanziaria che ha colpito gli Usa ed il resto del pianeta. Per quanto trovi interessante l'alleanza fra i liberali duri e puri e certo mondo no global, come la sconfitta dell'ipotesi colbertista cara a Giulio Tremonti, la mia attenzione è spostata su altro.
Nella storia, ogni centro di potere decadde e fu sostituito a causa di dissesti finanziari. Non è una novità. Roma cadde quando non potè più pagare i propri mercenari posti alla difesa dei confini nordorientali dell'Impero. Venezia cominciò il suo declino quando l'argento proveniente dalle miniere tedesche non fu più sufficiente a pagare le sue navi. Anversa, Londra, stesse storie in differenti epoche. Ora, anche se la transizione è cominciata da almeno vent'anni, tocca a New York. L'ultimo centro del pianeta è la California. Los Angeles, probabilmente, ne è il cuore pulsante. Nella Silicon Valley vengono disegnati gli oggetti che nel futuro prossimo ci accompagneranno. Le università californiane sfornano fra i migliori professionisti del pianeta. Uno statunitense su otto abita lì, produce reddito lì e vota lì.
Si può ipotizzare che, chiunque vinca le elezioni di novembre, il prossimo presidente degli Stati Uniti condurrà una politica estera diversa da quella di George Bush Jr. ma dubito vi sarà alcuna rivoluzione quand'anche fosse Obama ad affermarsi. Prima che la Cina superi in termini economici gli Usa ci vorranno almeno trent'anni. In trent'anni, o cinquanta, può darsi che il centro di potere globale si sposti ancora, lasciando le Americhe per proseguire il suo incessante cammino verso Occidente. Dal Mediterraneo al Mare del Nord, all'Atlantico, al Pacifico.
Non vedo oggi un Paese che si qualifichi come candidato: il motore primo di questo movimento progressivo è stata la ricerca della libertà individuale e dell'autonomia economica delle singole persone, spesso contro i poteri delle chiese e della politica. Il Giappone è stato incapace di risolvere la sua crisi economica, per quanto sia in ripresa, così come non è evoluto in senso liberale e individualista. La Cina, non vale la pena parlarne. Singapore, per cortesia. L'India, forse, forte della sua tradizione di tolleranza – benché attraversata da conflitti religiosi e paurose disparità di classe. Ma non è questo il tempo per discuterne.
Lasciatemi assistere alla decadenza dell'ultimo grande impero dell'Uomo. Perché, mala tempora currunt, non è detto che venga sostituito.

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Franzin Hood, è per te.

Geniali. Il trentanovenne Benedict Hancock, funzionario di banca, ha trasferito fondi per sette milioni di sterline – dieci milioni di euro – dai conti delle aziende più ricche ad altre attività in difficoltà momentanea. La storia su Financial Advice UK. Il catalano Enric Duran, invece, ha convinto trentanove agenzie di credito a prestargli somme pari a mezzo milione di euro che ha utilizzato per produrre una pubblicazione di movimento, Crisi, utilizzata anche per autodenunciarsi. Al momento è ancora latitante.

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È Tzipi.

Ed ora stiamo a vedere se riprenderà il cammino di Sharon, la sua redemption song, la sua ispirata intuizione del ritiro unilaterale, del processo di pace de facto dietro confini sicuri.
Dita incrociate.

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Ommamma.

Cercavo nel mio vecchio blog una cosa che avevo scritto e mi sono imbattuto in questo. A volte mi stupisco di me stesso.
In principio fu il suono.
Infine, quando la Caduta fu completata dando vita ad un nuovo assetto che non li vedeva più seduti di fronte l'altro, venne a lui chiedendo di preparare un articolo per la sua nuova rivista di geopolitica gnostica. Sorrise, guardando l'avversario d'un tempo, e conformemente al suo fare verboso fece partire la discussione: «Ti stai godendo la libertà di stampa, eh?».
«Questa è una falsa libertà. Sarebbe libertà se provvedessero alla distribuzione sistematica d'ogni pubblicazione», fece eco il novello editore.
«Hai una strana concezione del libero mercato: c'è concorrenza anche sulla distribuzione. Se hai denaro per la pubblicità del tuo prodotto, trovi un distributore migliore di tanti altri perché sa che ci guadagnerà di più», lo stuzzicò.
«Visto a cosa siamo giunti? Il denaro ha vinto, la cervogia di Artù ha ceduto il passo alla Coca-Cola», rispose stizzito.
«Non cambierai mai», disse sorridente, scuotendo il capo. «Solo voialtri biancovestiti riuscite a vedere il demonio ovunque».
«Ah, sì? E non è demoniaco chi non ha rispettato le regole del gioco e ci ha sconfitti?». Avevano giocato a scacchi per oltre un secolo, bianchi e neri, pedone e mossa. Biancovestiti da una parte, mantineri dall'altra. Un bel giorno una mano calò sulla scacchiera e gettò via ogni pezzo in un colpo solo.
«Forse lo è, forse no: a me non fa alcuna differenza. So per certo che siamo sconfitti, tant'è vero che vieni a chiedermi un saggio della mia Tradizione», rispose in una scrollata di spalle.
«La Tradizione è una sola, noi siamo stati interpreti diversi, viaggiatori di cammini differenti», ebbe a rimbrottargli l'altro.
«Cazzate: ci siamo combattuti quotidianamente, abbiamo perso pezzi e tanti, ben prima che ci togliessero la scacchiera. Uno dei vostri vescovi che cadeva, e perdevate la Prussia; uno dei nostri cavalieri nelle vostre mani, e perdevamo il monte Libano. E' stata una lotta senza tregua, lo sai. Solo la sconfitta poteva portarti a chiedermi di scrivere per la vostra formazione». Si accese una sigaretta.
«Sei un mantonero, hai sempre combattuto e ti ho stimato per questo: meritavi più d'un ruolo da pedone».
«Cosa fai, credi di aver bisogno d'adularmi?», scoppiò in una risata. «Sai bene che pur di prender parte al gioco avrei fatto di tutto. Ho potuto fare il pedone, mentre tu sei stato a cavallo l'ultimo giorno. Non fa alcuna differenza. Abbiamo preso parte al gioco ed abbiamo perso, entrambi. La tua Regina è caduta e la mia Casa è distrutta».
«Tutto è perduto ma noi non lo siamo», rispose il biancovestito, «Abbiamo il dovere di riunire la Tradizione e riprendere a combattere: questa volta contro il nemico comune».
«E' ciò di cui sei convinto, ne prendo atto, ma non credo le stesse cose», fece il mantonero, «La mia Casa non esiste più né voglio che venga ricostruita in questa era. I mattoni che la componevano sono sul suolo, buoni per essere utilizzati per un'altra costruzione, chissà, più in là nel tempo. Chiunque vorrà potrà prenderne uno: non è forse vero che molte delle nostre Storie appaiono in brani e brandelli, seviziate e reinventate, nei libri delle nuove spiritualità tanto in voga? Prendi quel Coelho, prendi tutta l'immondizia new age che si trova nei supermercati».
«Dammi uno dei vostri mattoni, consegnami tre o quattro cartelle prima che sfiorisca la rosa», disse a brutto muso il Cavaliere biancovestito.
Annuì, sorridendo per le parole nere in bocca al bianco, e consegnò i fogli dattiloscritti prima che i Gemelli sostituissero il Toro. Narrò ai lettori del ruolo del suono per le civiltà che s'erano susseguite. Narrò della genesi della storia del mondo, dei cantori delle sinagoghe e dello shofar. Narrò dei miti atlantidei e del buon selvaggio che accoglieva cantando gli esploratori occidentali nel Nuovo mondo. Raccontò delle poesie celtiche che altro non erano che incantesimi, dei mantra ripetuti ossessivamente come dei dervisci che ruotavano al suono del tamburello. Ricordò Morgana e Merlino legati in eterno, il loro sortilegio d'amore in versi, come i canti degli schiavi tradotti nelle Americhe. Ed i Neanderthal e le loro corde vocali, le voci acute, il possibile rivolgersi all'altro in musica. Donò loro, infine, un canto dei mantineri adatto all'era dei brutti sogni:

Finché l'appetito c'è, io mi sento come un re.
Non pensare a me,
mangerò per te, finché l'appetito c'è.
Se hai paura d'ingrassare, fai a meno di mangiare.
Che m'importa se
tu non pensi a me, finché l'appetito c'è...

Due donne e due uomini, morti uno dopo l'altro, erano il simbolo di quest'era. Un incubo che il canto ripetuto avrebbe dissolto.

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Cose che non mi convincono di Obama.

Continuo a ritenere che Obama non abbia le idee chiare su molti aspetti e che la sua campagna sia stata un esempio lampante del populismo che – per forza di cose – corrompe i programmi dei partiti nei regimi democratici basati sul duopolio. Mi riferisco ai repentini cambi di fronte sul versante energetico, ai sussidi all'agricoltura per la produzione di etanolo e non di cibo, al progetto di tagliare le tasse ai pensionati sotto i 50mila dollari di reddito – come se non fossero i baby boomer la generazione più larga della popolazione statunitense e come se le giovani famiglie non avessero bisogno di sostegno in una fase precaria dell'economia.
Ciò che maggiormente mi spaventa è la supposta politica estera del senatore, ovvero quanto riguarda più direttamente l'Europa e la Ue. La rinegoziazione del Nafta, ad esempio, ma in primo luogo le dichiarazioni sul Pakistan – «If we have actionable intelligence about high-value terrorist targets and President Musharraf won’t act, we will» nell'agosto 2007 – e quelle in cui dichiarò la disponibilità ad incontrarsi con Ahmadinejad in persona.
Posto che nessuno Stato, e in special modo una potenza nucleare, gradisce che uno Stato straniero ne violi lo spazio aereo e lo bombardi, è puro dilettantismo invocare colloqui al massimo livello fra due Paesi avversari senza che anticipatamente la diplomazia abbia trattato dei passi in avanti nelle relazioni fra i due governi. Senza che una sola promessa di ridurre le minacce al Vicino Oriente e all'Europa si sia levata da Teheran.
La scelta di Joe Biden come candidato vicepresidente è stata imposta, assai presumibilmente, proprio per arginare le sciocchezze che il candidato demcratico ha espresso in questo lunghissimo periodo di primarie e campagna presidenziale. Basterà?

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Credere nel Caso.

Io non ci riesco. Non ci sono mai riuscito. Semmai, ho perso il tempo cercando i fili che uniscono gli avvenimenti. Ora cerco d'afferrare il filo, che non so se esista, che potrebbe legare l'elezione di Sarah Palin a vicepresidente degli Usa con il duecentesimo anniversario della nascita di Charles Darwin, il 12 febbraio prossimo.
La notizia non è questa, comunque. Non vi vorrei mai lì attorno, a guardare me chino mentre dipano matasse. No, la notizia è che Cambridge University Press ha ristampato le opere di Darwin nel contesto delle celebrazioni dell'ideatore della teoria dell'evoluzione. Hanno copertine bellissime.

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Anche i mini-Pacs.

Il governo Berlusconi assomiglia ogni giorno di più alla presidenza Sarkozy. Cavaliere, quando molla Veronica? E per chi?

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Buongustaio.

Questi sono i bocconi che preferisco. Rotondi, morbidi al palato, dolcissimi nel retrogusto. Al Zawahiri, presumibilmente numero due di Al Qaeda, attacca gli eretici sciiti e direttamente la leadership iraniana, colpevole a suo dire di «collaborare con gli americani per l'occupazione dell'Iraq e dell'Afghanistan», e sconfessa il boia Nasrallah, leader di Hizbullah, colpevole di non aver sconfitto Israele. Con buona pace di chi preferisce non vedere, la guerra intestina per un nuovo califfato nel mondo musulmano continua.
Mentre ascolto Battiato recitare dell'«orgoglio dei manicomi», mi chiedo chi sarà il nuovo traditore di Costantinopoli.

Post scriptum: per chi se lo fosse perso, il buon vecchio Gheddafi ha rilasciato una intervista ad Al Jazeera.
I support my darling black African woman," he said. "I admire and am very proud of the way she leans back and gives orders to the Arab leaders ... Leezza, Leezza, Leezza. ... I love her very much. I admire her, and I'm proud of her, because she's a black woman of African origin."

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Governo. Ho da fare.

Qualcuno di voi lettori ed amici potrebbe avvertirmi se e quando arriva la smentita dell'accordo con Gheddafi? Tacendo per carità di Patria su come italiani ed ebrei residenti in Libia – anche da millenni – non siano stati risarciti dei loro beni quando furono espulsi dal regime nazionalsocialista arabo nel 1970, mi accontenterei di sapere che l'Italia non s'è accordata per negare l'uso delle basi alla Nato in caso di conflitto con quel Paese. Non tanto per l'evidente disprezzo per gli accordi stipulati fra membri del Patto atlantico, che potrebbe essere considerato obsoleto e non in linea con le mie aspirazioni imperialiste, quanto per l'evidente parallelo con l'appeasement nelle relazioni con Mosca.
Se qualcuno, inoltre, fosse così gentile da appuntarmi sull'agenda anche la questione Alitalia, con la privatizzazione a spese del contribuente e il silenziamento dei sindacati a colpi di sussidi che disoccupati e precari si sognano, dimostrerei la mia gratitudine con un soggiorno completo di una settimana a Casa Baggins.

In nome di tutto ciò che è sacro, questo governo comunista deve andarsene.

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Magia. Uso privato del mezzo pubblico.

Lo posto qui più per te che per me. Ci conosciamo da diversi anni e qualche decina di vite: non hai bisogno che ti dica quanto sia ovvio questo oroscopo di Brezsny. Né devo scrivere delle teorie di ingegneria del linguaggio, di Philip K. Dick e delle tre stimmate di Palmer Eldritch, della tradizione magica occidentale con i suoi grimori e la parola che diviene incanto, di Robert A. Wilson, della programmazione neurale, di Merlino e Wilhelm Reich. Io so già e pratico, come un qualsiasi monaco della scuola di Thelema, come un volgare studente di semiotica.
“Il vero segreto della magia è che il mondo è fatto di parole”, diceva il saggio Terence McKenna. “Se conosci le parole di cui è fatto il mondo, puoi farne ciò che vuoi”. Ti sto invitando, Pesci, a cercare di modificare il mondo attraverso il linguaggio. Se vuoi vivere in mezzo a un caos dove nulla ha senso e nessuno ama nessuno, esprimiti con pigrizia e noncuranza. Ma se preferisci vivere in un mondo ricco di significato, di bellezza e di misteri interessanti, prova a esprimerti con precisione e creatività. Cerca anche di essere sempre pronto a dare un nome alle verità che sbocciano davanti ai tuoi occhi. In questo momento sei davanti a un punto di svolta, da cui potrebbero nascere nuove buone abitudini.
Lo posto perché, si sa, la ripetizione delle parole – come nei mantra, come le vecchie che recitano il Rosario, come l'Abracadabra – ha un potere tutto suo, è stato il Suono a generare tutto sotto forma di onda e l'incenso è potenzialmente cancerogeno. Felice settimana, Pesci.

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