Fannulloni, comunicazione di servizio.

Se siete giovani e non avete un cazzo da fare, potreste fare un anno di servizio civile a quattrocento e rotti euro al mese. Ci sono quattro progetti nell'area radicale per un totale di ventinove posti disponibili. Copio ed incollo:
Dei quattro progetti approvati, due riguardano i diritti linguistico-culturali dei popoli indigeni (progetto internazionale) e degli italiani in Italia, uno gli archivi radicali, un altro (il Verde Stella), al quale collaborerà anche l'associazione Coscioni, per la messa in opera di una rete informativa e di ospitalità transnazionale per malati e malattie estreme.
Tutti i progetti partiranno dopo la pausa estiva, quindi ferie e/o vacanze sono al sicuro, ma non c'è tempo da perdere perché le domande di partecipazione dovranno giungere alla sede dell'ERA entro le ore 14 del 7 luglio.
Le schede dettagliate dei Progetti e ulteriori informazioni su http://www.democrazialinguistica.it, approfondimenti sul SCV si trovano sul sito http://www.serviziocivile.it e la domanda già precompilata la trovi all'indirizzo: http://www.democrazialinguistica.it/4/DomandaSCV.rtf

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Questa è divertente.

La pubblica il Financial Times: secondo l'Unodc – ente delle Nazioni unite on drugs and crime – il ventotto percento dei sequestri a livello globale di anfetamine si registra in Arabia Saudita. Non è curioso che in un Paese di soli ventisette milioni d'abitanti ne giri così tanta?
Il resto della storia qui.

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Beware.

Qualcuno sta seguendo i campionati europei di calcio? Io mi son perso ogni singola partita. M'è capitato però di incappare nella fase degli inni nazionali della partita fra Germania e Turchia. Sorvolando sull'ardore patriottico dei giocatori turchi, avete notato le bandiere dell'Azerbaijan? Ce ne erano un fottìo. Il khanato non è mai morto. Possiamo evitare il terzo “sacco” di Costantinopoli, questa volta, amichetti occidentali?

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Smettetela, vi ho visti.

So che siete lì dietro a darvi di gomito. Magari vi siete anche telefonati. Siete lì a sghignazzare: e quant'è furbo D'Alema, e quant'è bravo D'Alema, e meno male che c'è D'Alema. L'uomo della provvidenza ex comunista non ha già fatto sufficienti danni ai propri partiti e alla coalizione che lo elesse Presidente senza voto popolare? No? Ok. A me pare che quella generazione di figiciotti, come ogni generazione di figiciotti, abbia prodotto solo danni e sopravviva grazie all'unica vera qualità che s'insegnava a Frattocchie e Bottegone: il cinismo.
Per carità. Apprezzo anch'io la sottilissima ironia con cui il Mullah chiama la sua associazione «ReD», tanto per far venir l'orticaria ai cattolici. E me lo vedo, come no, anche lui a dar di gomito, a ridere di soppiatto – solo perché non sa ridere con la pancia. «ReD», riformisti e democratici. Se l'avesse chiamata “Socialisti e democratici” avrebbe fatto SeD, però, e con tutta l'Ostalgie in giro sarebbe stato un successone. Mai fino in fondo, quelli della Fgci.

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Nulla d'importante, solo le Europee 2009.

Non c'è nient'altro dietro la promessa di uno stanco Veltroni per la manifestazione antigovernativa del Pd e la prossima campagna referendaria di Tonino di Pietro. In occasione delle consultazioni europee, diversi voti potrebbero spostarsi, complici la delusione nei confronti del Partito di Dio e una supposta rabbia dell'elettorato leghista verso Berlusconi ed i suoi problemi giudiziari. Semmai, è interessante l'accordo verbale fra i dirigenti di Rifondazione e del Pd sulla futura soglia di sbarramento per il parlamento europeo da fissare al tre percento. Sembra fatta apposta per scoraggiare gli elettori di Verdi e Pdci e convogliare i loro voti sulla lista del partito che fu di Bertinotti, o della coalizione che verrà fuori dal loro congresso, e – già che ci siamo – tentare d'impedire una autonoma rappresentanza del Partito socialista in seno al gruppo del Pse.
Che noia. Quasi meglio il congresso del Ps: tra chi non vorrebbe farlo anche se è stato convocato, chi entra ed esce e rientra nella mozione di maggioranza – ammesso si possa essere maggioranza in un partito che non ha raccolto l'un percento – e federazioni prive di qualsiasi dirigenza, almeno c'è chi gioca alla democrazia fino all'eutanasia.

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Hezbollah, ça va.

La ABC – fra i maggiori canali televisivi statunitensi – afferma che secondo l'intelligence di Canada e Usa ci sarebbero segni di attività della milizia sciita libanese, finanziata e organizzata da Iran e Siria, in luoghi assai distanti dalle tradizionali posizioni. Sarebbero state attivate difatti le «cellule dormienti» in Nord America ed in special modo in Canada. Militanti di Hezbollah avrebbero compiuto giri di ricognizione all'ambasciata israeliana in Ottawa e presso diverse sinagoghe a Toronto. Altre voci non confermate – ovviamente – speculano sull'attività di controspionaggio già in corso da parte dei servizi statunitensi, britannici e canadesi. L'America Latina e l'Europa potrebbero essere fra gli altri bersagli.
Maggiori dettagli qui, nel sito di ABCnews.

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Qualcosa si muove in Africa.

Mentre il premier keniota, Raila Odinga, dice che nella ex Rhodesia servono i peacekeeper come fu per la Bosnia ed il governo di Mugabe espelle l'esperto per i diritti umani inviato dall'Onu, si avvicina il giorno del ballottaggio fra il dittatore e il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai. Solo oggi sarebbero state assassinate altre quattro persone, colpevoli di essere a favore della caduta del regime. I leader della regione, invece...

(AGI/REUTERS/AFP) - Dar-es-Salaam, 19 giu. - Il ballottaggio presidenziale del 27 giugno nello Zimbabwe non potrà essere né "libero" né "regolare": lo ha dichiarato il ministro degli Esteri della Tanzania, Bernard Bembe, a nome della 'troika' che guida a turno la Sadc, la Comunità per lo Sviluppo dell'Africa Australe, principale organizzazione politico-economica della regione. "La situazione nello Zimbabwe è peggiorata", ha avvertito in conferenza stampa Bembe, il cui Paese attualmente ricopre la Presidenza della Sadc, parlando anche a nome degli altri due componenti della 'troika', i colleghi di Swaziland e Angola. "Ci sono tutti i segnali in tal senso", ha proseguito il capo della diplomazia tanzaniana, "e siamo dell'avviso che, dato il clima, c'è da temere uno svolgimento non libero e non regolare delle elezioni presidenziali". Bembe ha aggiunto che lui e gli altri membri della 'troika', responsabile in particolare per la pace e la sicurezza, scriveranno ai rispettivi presidenti della Repubblica, affinché "si attivino con urgenza per poter salvare lo Zimbabwe". Il giudizio della Sadc, che il 27 giugno prossimo schiererà 380 osservatori per seguire le operazioni di voto, si basa sugli elementi raccolti dai 211 che già si trovano nell'ex Rhodesia; due giorni fa, ha denunciato Bembe, alcuni tra loro assistettero direttamente all'assassinio di due persone per motivi di contrapposizione politica. Il ballottaggio vedrà sfidarsi il capo dello Stato uscente, Robert Mugabe, e il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, che vinse il primo turno del 29 marzo scorso ma, almeno ufficialmente, senza superare la soglia del 50 per cento dei suffragi più uno, che gli avrebbe consegnato l'immediata vittoria.
Frattanto, stando a indiscrezioni riferite dai giornali sudafricani, lo stesso presidente Thabo Mbeki avrebbe sollecitato Mugabe a cancellare l'appuntamento con le urne di venerdì prossimo, che potrebbe "esasperare ulteriormente la situazione", e a intavolare al più presto trattative con gli avversari per arrivare a un accordo di compromesso; il modello suggerito sarebbe stato quello della spartizione dei poteri, che in Kenya ha posto fine al conflitto tra il presidente Mwai Kibaki, rimasto in carica, e il suo principale oppositore Raila Odinga, divenuto ora premier.
Ieri Mbeki, a suo tempo investito della mediazione tra Mugabe e Tsvangirai proprio dalla Sadc, aveva incontrato entrambi i contendenti ad Harare, ma separatamente: vano il suo tentativo di convincerli a partecipare in via preliminare a una riunione a tre, che sarebbe stato il loro primo faccia a faccia dallo scoppio della crisi. Possibilista Tsvangirai, che pure in passato aveva accusato l'intermediario di non essere imparziale, ma nessun impegno concreto da parte di Mugabe, al potere ininterrottamente da 29 anni: l'ipotesi di un incontro tra i due era così saltata subito. (AGI)

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In memoria di Goffredo, amico mio.

Arriva il tecnico. È basso. Con una pancia così. Fuma una sigaretta dietro l'altra. Peggio di me. Risolve problemi senza batter ciglio. Lui sa tutto. È iniziata così, una dozzina d'anni fa, ed è finita oggi al tempietto egizio del Verano. Goffredo mi ha insegnato tutto quello che so sui Macintosh. Con Goffredo ho acquistato il mio secondo Apple, il primo iMac color rosa. Goffredo era amico mio. Goffredo era assai più grande di noi. Era completamente pazzo, o forse solamente disponibile fino allo spasimo. Quella volta che ci mettemmo in testa di spiare il nemico che apriva la sua sede romana sotto casa del sor Matteo ci prestò la sua macchina fotografica fichissima, insegnò a Matteo ad usarla, ci suggerì la pellicola giusta per immortalare facce e collegarle a numeri di targa. Eravamo dei giovani maschi pericolosi e lui ci dava corda. Goffredo sapeva che per far crescere degli uomini c'è bisogno di dar loro strumenti, altro che seghe. Per quelli come me, che han giocato più con i role-playing game che col pallone, Goffredo era l'esempio lampante, l'archetipo del dwarf technician di “ShadowRun”. Goffredo sapeva tutto, tutto.
Figlio dei suoi anni, Goffredo. Anni di rivolte e sconfitte, di fughe nel privato. Proletario stupefacente. Si nascondeva, raccontava a mezza bocca, si prestava a tutto senza far niente di suo in pubblico. Goffredo era un orso. Goffredo aveva una vita sua: sapeva tutto – e possedeva di più – del rithm 'n' blues. Era la versione capitolina di Joe Cocker. Ed amava anche il rock progressive, che invece detestavo. E detesto. Goffredo parlava con le macchine. Io ho cominciato a capire che hanno un'anima grazie a lui.
Dio mio, Goffredo. È un furto, un furto. Ci siam visti in tipografia non più di due settimane fa. Gli ho detto della casa nuova, della villa, del bosco. Ci siamo detti che avremmo rinnovato alleanze sulla mia terra, davanti al mio fuoco. Che avremmo elevato la nostra coscienza condividendo il cibo, e non sfamandoci come qualsiasi animale. Sarebbe scorso il vino di questi, la birra di questi e whisky e brandy e vodka e gin. Quanto cazzo mi piacerebbe gridar vendetta per la tua morte. Quanto sarebbe più semplice dare la colpa a qualcosa o a qualcuno e chiedere un risarcimento. In natura, Goffredo. O Dio del cielo, quanto mi piacerebbe alzare i pugni contro il cielo e chiedere vendetta. Avevamo stabilito che era cosa buona e giusta non perdersi. Al contrario: cercarsi, trovarsi e ritrovarsi. Stare insieme fra persone belle. E invece no, tu non ci sarai. Tu non vedrai Casa Baggins, non dormirai sotto i miei alberi, non girerai le tue sigarettine guardando il vuoto verde che c'è di fronte. Signore mio, che male fa.
Oh, sì, certo. C'è la speranza di rivedersi. Io ci credo. Io lo credo. È improbabile il contrario. È del tutto evidente che ci si incontrerà per il Ragnarok, di nuovo spalla a spalla. Non può essere diverso da così. Verrà quel giorno. Intanto grazie, grazie davvero, grazie dal cuore, per esserci stato. Grazie. Proprio grazie, Goffredo.

E voi, amici vari ed esistenziali, voi da oggi in poi non avete il permesso di morire prima di me. Goffredo aveva un senso dell'umorismo tagliente. Era un mostro di cinismo e bontà, di cattiveria e carezze. S'è permesso quest'ultimo scherzo a noi tutti, Goffredo. Voialtri no, voi non mi farete sorprese. Io odio le sorprese e detesto i cambiamenti. La lista di chi manca comincia a essere lunga quanto quella di chi voglio vicino. Voialtri non farete scherzi. Ve lo impedisco.

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Esercito nelle strade.

No, non ho visto passare alcun cingolato nelle strade del centro di Roma. Non ancora. Dice un ministro che chi è contro l'impiego dell'esercito è a favore della camorra, della mafia e della 'ndrangheta. Ok. Siamo tutti con l'esercito. Qualcuno è in grado di spiegarmi che senso ha schierare duemilacinquecento ragazzi non addestrati a funzioni di polizia – son mica quelli che sono in Kosovo, eh, quelli stan lì – nei centri delle città capoluogo? E se bastavano duemilacinquecento ragazzi a sconfiggere la criminalità organizzata, cazzo ci voleva ad assumerli e a farlo prima?
No, davvero, ma gli italiani son così stupidi che se vedono un bersagliere all'angolo fra la piazza ed il corso si senton più sicuri?

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Rainbow nation.

Leggevo ieri dell'immigrato mozambicano cui è stato dato fuoco – dopo averlo lapidato a morte – in Sudafrica. Ragazzi miei.

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Santa madre Russia.

Oh beh, dovevamo vedere anche questo. Exile, meraviglioso tabloid in lingua inglese edito a Mosca, chiude i battenti. Pochi lettori? Macché. Scarse inserzioni pubblicitarie? Ma no. Siamo in Russia, gente. È solo lo Stato a minacciarli, in base alle leggi putiniane sui mass-media: non si può parlar male di chi comanda. In seguito ad una ispezione del Servizio federale per la comunicazione, anticamera della chiusura forzata, gli investitori locali si son dati a gambe levate per paura di essere inquisiti a loro volta.
Si cerca di salvare il giornale, almeno in forma di pubblicazione online. Chi ne ha la possibilità può sottoscrivere qui. Coraggio.

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Those were the days.

Oh, quando le giubbe rosse facevano il bello ed il cattivo tempo. Che massacri, quanto spargimento di sangue, che orribile dimostrazione della superiorità tecnologica dell'Europa occidentale. In Asia, nel subcontinente indiano, nelle terre degli arabi, nell'Africa nera ed in quella meridionale. Da una parte, però, i costi umani ed economici di un impero erano – come lo sono oggi – insostenibili; dall'altra, la legittima aspirazione dei popoli a governarsi, ad autodeterminare il proprio destino ha fatto il proprio corso.
Ora sì, ah!, che si può andare a zonzo su tre fuoristrada bianchi, rapire la moglie di un leader del partito di opposizione, tagliarle mani e piedi e poi darle fuoco. Mentre è ancora viva.

Che altro ancora dobbiamo sentire perché qualcuno intervenga in Rhodesia?

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Air Force One vs. Thunderbirds.

E così ci si prepara ad accogliere Bush, mercoledì a Roma, come sempre: dagli al fascista, abbasso l'assassino e via dicendo. Lungi da queste pagine anche solo simpatizzare con l'attuale presidente americano. Sappiamo di cosa viene a discutere: l'attacco all'Iran. Una nuova guerra senza truppe in campo e quindi senza possibile vittoria. O anche solo una fine. Un fronte unico dal Vicino Oriente all'Asia centrale. Il vincolo per chiunque sarà eletto al suo posto.
Pruderie pacifinte a parte, sarà comunque il caso che si ragioni tutte e tutti sull'opportunità di fermare manu militari, giacché la diplomazia ha fallito miseramente, il tentativo del regime persiano di dotarsi dell'atomica. Anche volendo credere, facendo uno sforzo, che non vogliano radere al suolo l'empia Europa, il loro armamento costringerebbe ad armarsi anche i sauditi. Immediatamente i siriani entrerebbero a far parte del club e così gli egiziani. In breve, fra il Golfo Persico e il Mediterraneo lo stato di tensione sarebbe pressoché permanente. La sopravvivenza legata alle dita di qualche millenarista sciita o sceicco annoiato.
Non so se vi sia altro modo di fermare gli iraniani. La guerra non piace a nessuno ma è pur vero che un attacco chirurgico sulle installazioni nucleari non sarebbe proprio una guerra. Rimane il punto: un regime a carattere fascista, teocratico, partner commerciale di mezza Europa, minaccia non solo la vita dei propri sudditi ma anche quella dei vicini. Degli europei. Lo vogliamo abbattere? Non sarebbe dunque più efficace, sebbene si tratterebbe di un'operazione a lungo termine, finanziare in maniera massiccia l'opposizione interna e gli esuli?

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Incarti, porto via.

Ho notato sui muri e le palette, in giro per Roma, i manifesti dell'iniziativa di Generazione U – ovvero il simpatico Adinolfi e la sua banda di amici – sul Partito democratico. Carini. Sanno un po' di già visto, con quel ditone digitale, ma graficamente gradevoli. Solo un dubbio: se c'è da fare un «nuovo Pd», vuol dire che quello prodotto qualche settimana fa è già scaduto?

Una volta sì, signora mia, che la roba in scatola durava tanto. E che coloranti.

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