Odio i nazisti del Pigneto. E tutti gli altri.

I nazisti del Pigneto hanno la fronte bassa e gli occhi piccoli: Lombroso li avrebbe fatti carcerare preventivamente. I nazisti del Pigneto indossano una maglia da calcio in luogo della camicia: è di poliestere e non va stirata. I nazisti del Pigneto sono così ignoranti che non sono nazisti: portano un tatuaggio di Guevara sull'avambraccio. I nazisti del Pigneto non sono mai esistiti in quanto tali: sono il popolino che votava comunista, recluso in un ghetto che solo una oscena sinistra poteva rivalutare a quarterino in voga.
Qualsiasi sociologo sa che dinamiche possono accadere se in una piccola comunità si inseriscono elementi allogeni. Prima sono stati gli immigrati, nella parte peggiore e più “caratteristica” del quartiere. Quelle casette basse d'inizio secolo, in vicoli senza marciapiedi, cinque in ogni stanza. Poi gli aristofreak, peculiare tribù di giovani senza troppi pensieri sulle spalle come in testa, che scimmiottano la Milano da bere dei Navigli organizzando strani brunch nella terra del cacio e pepe, vestono e cuciono come hippie abiti che costano uno stipendio del vicino autoctono, e si devastano il fegato in aperitivi fallimentari che condividono con la schiuma degli studenti fuorisede che mantengono le loro botteghe ed i loro bar con i denari di mamma e papà. Fra calabresi, cingalesi, siciliani, algerini, molisani, pakistani, pugliesi, romani d'Abruzzo e Marche, bengalesi, davvero si pensava che nulla sarebbe successo? Nemmeno una qualsiasi scaramuccia? A questo son destinate le città d'Europa e null'altro, grazie ai governanti più imbelli che questo continente abbia mai conosciuto.
Per fortuna, la generazione degli aristofreak e dei fuorisede sarà la prima – lo è già – a sperimentare un abbassamento nel tenore di vita. Non dovremo sopportarla per molto. Sarà necessario attendere che facciano un figlio o si faccian carico di un mutuo e scompariranno come tutti nei centri commerciali della estrema periferia urbana, ironicamente insieme agli autoctoni in eterna transumanza. Voialtri, invece, se volete un aperitivo decente spostatevi fino alla Buvette di via Vittoria. È necessaria la Jaguar.

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I greci non han sempre torto.

Forse, ed è un forse grande come una casa, i nostri fratelli ellenici sono un tantino paranoici sulla questione del nome da assegnare alla Fyrom, la Former Yugoslavian Republic of Macedonia. Loro affermano di essere gli unici titolari del nome  della regione e che concederlo a popolazioni migrate in seguito nell'area potrebbe portare all'avanzamento di richieste sul territorio nazionale greco, il cui nord è parte della regione storica macedone. Eppure, aria da gran decaduta compresa, i nostri uzoni in gonnellino e pon-pon sembrano saperla lunga sull'area. Difatti, alla Nato potrebbe persino convenire – almeno per il momento – soprassedere sull'ingresso della Fyrom nell'alleanza atlantica.
Troppi problemi interni per Skopije: non bastavano gli attentati degli albanofoni, adesso questi si son messi a sparare fra di loro. Indipendentisti à la Kosovo da una parte e integrazionisti dall'altra. Aridatece Tito o gli ottomani.

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194/78. Scrive una lettrice.

Ricevo e pubblico volentieri.

La 194 oggi compie 30 anni, è giovane, bella, laica, seria, libera e ha tante amiche e tanti amici. Proprio per questo non è una che piace a tutti, è odiata dalla chiesa e dal patriarcato, ma questo la rende ancora più speciale, è aperta ai confronti costruttivi ma sa difendersi bene da chi tenta di distruggerla. E quando non ci riesce da sola, l'aiutiamo noi. Auguri :-)

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Governi.

Visto il modo di gestire l'immigrazione in Sudafrica, è legittimo e politicamente corretto dire che l'attuale governo è arrivato a livelli di disumanità pari a quelli dell'apartheid?

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Carfagna, o quando uno se le va a cercare.

Io sono d'accordo con la neo ministra. Non ha alcun senso politico che gruppi e minoranze cerchino il patrocinio dello Stato – a qualsiasi livello – per le loro iniziative. Lo Stato, forse è il caso di dirselo una volta per tutte, non siamo «noi». Non esiste, difatti, alcun noi. Lo Stato non è la somma dei cittadini né ne è la parte migliore ma solo ed esclusivamente una forma di organizzazione di alcuni monopoli; il primo, quello della forza. È ridicolo ritenere di dover essere rappresentati e riconoscuti – vale per il Pride, cui parteciperò come ogni anno, come per qualsiasi altra cosa – per porre in essere un evento e manifestare se stessi, le proprie opinioni e i propri desideri. Anche solo da un punto di vista filosofico, questo è bestiale: non si può volere uno stato hegeliano, con un fine eticamente universalistico, senza voler essere antagonisti – ognuno per la propria irriducibile diversità.
Meglio sarebbe per tutte e tutti se lo Stato si limitasse a fare, potenzialmente facendo di meno e meglio, ciò cui è preposto fin dall'antichità: garantire la sicurezza dei cittadini e la difesa militare del territorio in cui vivono, costruendo infrastrutture e – forse: ho dubbi su questo – un sistema sanitario e scolastico.
Il resto – compresa una enorme quantità di denaro prelevato con la forza – lo si lasci a noi: noi singoli cittadini. People know best. E no, non è colpa mia se una soubrette finisce nello stesso post in cui si cita Hegel.

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Tanto per dar cose di cui discutere ad Andrea.

Non dire che non t'amo quanto la mia stessa vita, eh. Dunque, nelle pause fra il soliloquio delle abluzioni mattutine e la vestizione, ragionavo sul ruolo dell'Iran. In senso geopolitico. Sai bene, Andrea, come sanno i lettori, che non ho in simpatia il regime teocratico. Nella storia, i persiani sono stati vicini ad Israele: da Ciro che li liberò dalla cattività Babilonese allo shah che con Israele commerciava e diplomava in funzione difensiva antiaraba. La Persia è sempre stata una regione in cui lo Stato non ha mai ceduto il passo alle guerre tribali che si son viste nel Medio oriente da quando abbiamo conoscenza della sua esistenza. Neanche quando fu invasa, e lo fu spesso, da azeri, mongoli, turchi ed altre popolazioni nomadiche dell'Asia Centrale. Essa non solo ha mantenuto una cultura coerente alla sua storia ma anche nella conversione alla «religione nuova» dell'Islam si è distanziata dai vicini arabi scegliendo, adottandone, una versione eretica quale lo sciismo.
Dicevo: sai bene e sanno tutti quanto detesti il regime degli ayatollah. Lo considero una minaccia per via del nucleare e un'aberrazione per via della limitazione delle libertà personali, per tacere delle esecuzioni sommarie di “apostati” e oppositori politici laici, religiosi o sinistri. Qui risiede la domanda che pongo a te e a ogni lettore: se, come pare, vi è una guerra in corso nella sunna fra coloro i quali Marx, in un articolo pubblicato su un quotidiano statunitense, definiva despoti orientali ed Al Qaida che vorrebbe l'abbattimento delle frontiere arabe e la ricostituzione di uno stato confessionale guidato da un califfo, ebbene, l'Iran e gli sciiti tutti – dal Libano al Turkestan, da Damasco a Bukhara passando per Teheran – sono i nostri naturali alleati. Sarebbero e sono trattati alla stregua degli gnostici col cattolicesimo e rischierebbero la sottomissione, se non la scomparsa manu militari, qualora i wahabiti vincessero la partita. Sono anche quelli che finanziano Hamas, che hanno creato e sostengono Hizbullah ed oggi controllano il golpe in corso in Libano.

Eppure continuiamo tutti, anche gli americani, via Nazioni Unite, ad intrattenere rapporti con la Repubblica islamica iraniana. Che scenari si prefigurano con la possibile adozione dell'atomica? E se non la raggiungessero, è plausibile un ammorbidimento della posizione Usa, specie dopo il cambio di amministrazione ormai imminente? Gli Usa e quindi l'Occidente intero non han bisogno dell'Iran?

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Sulla questione della pubblicazione online dei redditi.

Se qualcuno fosse così gentile da aiutarmi nell'impresa, sto cercando su Internet l'elenco completo delle spese che la Repubblica Italiana ha sostenuto grazie agli incassi provenienti dalle dichiarazioni dei redditi. Non riesco ancora a trovarlo, ma deve esserci, per forza. Se lo Stato ha messo in Rete il bilancio dei contribuenti, avrà usato lo stesso zelo anche con il proprio, no? Sono sicuro che ogni anno il ministero dell'Economia compila la lista delle uscite, affinché ciascun cittadino possa controllare al centesimo come vengono spesi i suoi soldi. Che so: il milione e ottocentomila pagato da Grillo è servito a finanziare le scuole di bon ton. Con i 2 milioni e 300 mila di Moggi sono stati ristrutturati due tribunali e un refettorio per guardalinee sordomuti. E gli zero euro versati al Fisco da Anna Falchi hanno dato un impulso decisivo all'istruzione delle vallette televisive.

Questo sì che è un sistema che ti mette quasi voglia di pagare le tasse. Dico quasi perché fa sempre un po' rabbia pensare agli evasori totali e ai furbetti che si sono sottratti alla gogna mediatica dirottando i guadagni su società intestate al parentado, così da passare per nullatenenti. Ma l'idea che lo Stato renda puntigliosamente conto del modo in cui ha impiegato le nostre risorse è di quelle che mi rendono felice di vivere in una nazione civile. Se solo riuscissi a trovare quella lista. Eppure sento che esiste, da qualche parte. Forse sul sito del Paradiso.

La lista fantasma, Massimo Gramellini, La Stampa, 6 maggio 2008

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So che bisogna essere realisti.

So anche che la pace si fa col nemico. Che si è nemici per motivi i più disparati: risorse naturali, differenze ideologiche, opposte volontà di dominio. La qualunque. Quindi, se Hamas è il nemico più nemico, si tratta con l'Anp. Loro debbono liberarsi di Hamas, il mondo starà meglio, almeno un po', quando ci saran meno miliziani wahabiti in giro e quindi gli si dà una mano.
Poi mi vengono i dubbi: se noi diam loro una mano, loro possono darla a noi? Pare di no, eh. È un po' la storia del finanziamento di attività di solidarietà internazionale: tu raccogli denaro pubblico – ovvero dei signoli cittadini – attraverso le tasse e ne giri una parte a nazioni che per un motivo o l'altro ti stan simpatiche o credi rivestano un ruolo importante per la tua politica estera. Ad esempio, io finanzio... no, questo è meglio lo tenga per me. Chi sa, sa; chi non sa, immagini. Uno Stato lo fa in scala assai maggiore. Quindi dà una mano alla costruzione di un ospedale, di fognature o qualche altra cosa. Il denaro viene girato attraverso Ong locali o internazionali o direttamente ai governi locali. Quindi quel denaro sparisce, rubato o speso male. Nel caso il denaro venisse da un paio di nazioni che non sto a nominare, viene speso benissimo: nuove scuole islamiche delle più reazionarie e campi di addestramento per mujiaheddin. Vedi Bosnia, Albania, Kosovo. Ma non è questo il caso.
Se un Paese dove chiunque ha diritto a lavorare, parlare nella lingua che preferisce e venerare il Dio in cui crede, in cui può votare ed essere eletto, dà una mano al governo nemico perché c'è un nemico più nemico ancora, è legittimo credere che vi sia dall'altro lato, se non la stessa, abbondante collaborazione. Pare di no. L'agente delle forze di sicurezza palestinesi Imad Sa'ad è stato condannato a morte da un tribunale dell'Anp per aver fornito alle Forze di difesa israeliane informazioni concernenti quattro terroristi. La coraggiosa Ida Nudel, che fu prigioniera politica in Urss fino all'Ottantasette, ha reso noto il fatto e inviato appelli affinché la vita di Sa'ad sia risparmiata a George W. Bush, l'Unione europea e – giacché c'era – a papa Benedetto.
Ci uniamo all'appello. Perché la pace si fa col nemico.

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Primo maggio.

Onoro il braccio che muove il telaio, onoro la forza che muove l'acciaio. Metti che esci dal metrò ed un gruppo di giovinastri ti si chiuda davanti. Vuoi perché leggi una copia de Il Foglio, vuoi perché in prima de Il Riformista c'è la bandiera d'Israele ed ecco che ripartono con l'insopportabile retorica antifascista, ipocrita e malsana perché continuamente mal diretta. Metti che un paio abbiano gli ormoni in subbuglio. Vuoi perché è primavera o perché se non ti lavi è difficile che una donna ti faccia posto nella vita e fra le gambe. Metti che mi faccian male un ginocchio ed una costola ed avevo appena detto a Donna Orietta che sto bene, va tutto bene. Gli occhiali son salvi e così l'onore. Ad uno di questi ho rotto il naso. Shalom, coglioni, e buon Primo maggio.

Gentili lettori, chiudo qui la parentesi iperpersonale. Apro invece la parentesi pubblica e antifascista nel senso più nobile del termine. Come saprete, fra una settimana s'apre la Fiera del libro di Torino. Avevo in programma d'andare. Torino mi manca come l'aria e i libri sono la mia vita. La parte migliore della mia vita. Avrei potuto incontrare qualcuno dei miei scrittori preferiti e saccheggiare ogni editore – nevvero, me ne piacciono pochissimi e sempre gli stessi – e andare allo stand d'Israele a vedere che cosa c'è di nuovo da quelle parti. Perché gli autori d'Israele sono gli ospiti d'onore a questo festival, nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione d'indipendenza, decretata dall'Onu. E poi i compagni son lì a manifestare contro l'occupazione, c'è persino Gianni Vattimo con tutto il suo «pensiero debole», si pensava di fare degli enormi carrarmati di cartone con la stella di David. Potevo non andare a vedere, eh?
Invece no, il prossimo fine settimana son bloccato a Roma per robe familiari. Amen. Niente Fiera, niente Torino, niente niente. Niente bandiera d'Israele, vietata la sua esposizione dal prefetto del capoluogo piemontese così come ha vietato le manifestazioni di protesta per la presenza di cittadini di quel Paese alla kermesse. Roba incredibile. Sessant'anni di relazioni diplomatiche, amicizia e rapporti commerciali ed alleanza fra le nostre nazioni e mentre si vieta d'esporre le bandiere dell'ospite d'onore della Fiera editoriale più importante d'Italia, non si vieta di bruciarle. Mi pare un pessimo segno da parte delle istituzioni. Della sinistra taccio per amor di Patria, perché più stupida di così davvero non potrebbe essere. È persino troppo stupida per esser vera, reale, una contestazione così. Rivolta al fior fiore, poi, dell'intellettualità la quale incessantemente chiede ai suoi governi maggiore cautela nel difendere le proprie città e più decisione nell'andare all'accordo con la controparte.
Comunque, niente. Niente Torino e niente bandiere a Torino. Io la metto in finestra, a casa. Invito a fare altrettanto, perché se l'intolleranza non si batte, vince la barbarie. Potrete fare altrettanto anche se non ne avete una: l'otto maggio, giorno d'inaugurazione da parte di Napolitano, Il Riformista uscirà avvolto – come ha fatto con quella tibetana – in una bandiera bianca e celeste. Seconda parentesi chiusa. Buon Yom haShoah, giornata del ricordo dei martiri e degli eroi dell'Olocausto. Varsavia vive.

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