Basta ciance.

Uno dei vizi della televisione, e cresce anche nella stampa, del nostro Paese è il cercare, persino creare, e proporre commenti su notizie inesistenti. «Berlusconi ha incontrato Fini, hanno telefonato a Bossi, il quale dichiara di aver sentito telefonicamente i colleghi di maggioranza e di aver fissato con loro un incontro per il quale Fini, lamenta una nota dell'ufficio stampa di An, si farà accompagnare da La Russa». Questo è il livello dell'informazione politica in Italia. Non c'entra la proprietà dei giornali né l'Ordine dei giornalisti, che pure vorrei – come ogni altro ordine professionale – vedere abolito.
Quindi, zero commento su zero notizia: a un terzo dello spoglio, Alemanno sarebbe sindaco di Roma. Tragedia? Cambiamento epocale? Solo un dato: dalle scorse comunali, al primo turno, il centrosinistra ha perso il quindici percento. Il voto di un cittadino su sette nella Città eterna. L'operazione Pd e la candidatura di ri-Ciccio Rutelli sono un fallimento. Punto. Le sinistre massimalista e riformista recupereranno consenso: il tracollo è un fatto contingente. Bersani o chi per lui, per D'Alema, sostituirà prima delle Europee '09 il segretario del partito e nuove alleanze troveranno spazio. Il Partito democratico arrogante ha fatto male anche alle coalizioni per le amministrative né sarà in grado di governare nelle regioni – fatta eccezione per Emilia Romagna, Toscana e Umbria – in alcuna parte dello Stivale. Più soli ed isolati del Pci, grazie a Bettini e una pattuglia di democristiani impenitenti.

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Oh my darling Palestine.

Miliziani di Hamas hanno attaccato ieri, racconta il Jerusalem Post, camion cisterna che si dirigevano al confine di Nahal Oz costringendoli a tornare indietro. La fonte sarebbe un funzionario dell'Autorità palestinese per il petrolio.
Il carburante era destinato all'Unrwa, l'agenzia di solidarietà dell'Onu, e agli ospedali della Striscia.
«Dozzine di miliziani hanno tirato pietre e aperto il fuoco contro i camion, diretti al rifornimento che sarebbe stato fornito da Israele».
L'Autorità palestinese per il petrolio aveva raggiunto un accordo con Israele per la fornitura di 250mila litri di benzina e gasolio dopo l'allarme lanciato dall'Unrwa, che lamentava la carenza di carburante per la distribuzione di cibo a più di mezzo milione di palestinesi nella Striscia.
Il Ministero della salute dell'Anp ha accusato Hamas di bloccare la fornitura di energia agli ospedali e le cliniche a Gaza, utilizzando le stesse tenciche di questa domenica: l'attacco armato contro i camion.
Testimoni oculari a Gaza City affermano che in quattro occasioni, nelle scorse settimane, i camion provenienti da Nahal Oz sono stati dirottati nelle casematte: «Hamas sta requisendo tutta la benzina per i veicoli detsinati ai suoi leader e alle milizie armate», dice un palestinese, «A causa loro, molti ospedali hanno dovuto rinunciare al servizio di ambulanza e ai generatori ausiliari».
Esponenti della Autorità nazionale palestinese ritengono che queste manovre siano propedeutiche alla creazione di una ennesima crisi nella Striscia: «Da quel che sappiamo, sufficiente carburante raggiunge Gaza. Hamas ruba o blocca la maggior parte dei rifornimenti» organizzando manifestazioni di protesta ai valichi interessati dal traffico di autocisterne e minacciando di morte i benzinai che non chiudono le attività.

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Mal d'Africa.

E che occhi, e sapessi che dignità, e non riesco a non desiderare di tornare laggiù. Lo credo bene, reginetta dal culo pallido. Che meraviglia comprarsi l'amicizia, o la compagnia di una notte, con un dollaro. Meanwhile, la tua Africa sprofonda fra i pirati che corrono lungo le coste assaltando barche e navi, e le onnipresenti stragi fra comunità. Non solo il Sudan, ora anche la Nigeria, dove migliaia di cristiani, nella città di Kano, sono stati braccati alla ricerca di un commerciante che – si dice in città – ha bestemmiato il nome del Profeta. Braccati dai fedeli, ovviamente, che chiedono l'applicazione della sharia per il malfattore: la morte per lapidazione.
Che nostalgia, la tua Africa. Le sorgenti del Nilo, la corruzione delle classi dirigenti, i Grandi laghi, l'inesistente valore della vita. La pulizia etnica, leoni e gazzelle, i presidenti in divisa, elefanti ed ippopotami. La chiamano cooperazione internazionale.

Andrà a fondo, la tua Africa. Raggiungibile, se la US Navy lo vorrà, via mare, e solo nelle città costiere con presìdi occidentali. Solo dove ci sono interessi commerciali europei e statunitensi, via aerea, per tacere della Cina popolare che ne arma i satrapi. Molto più saggio fare un salto in piazza Cavour al sit-in antiproibizionista, in attesa della sentenza della Cassazione sulla liceità della coltivazione casalinga della cannabis.

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Nocciolina.

Ayman al-Zawahiri, numero due di Al Qaeda, ha minacciato Hamas. L'organizzazione estremista palestinese non dovrebbe offrire un cessate-il-fuoco ad Israele pena ritorsioni da parte dei fratelli maggiori del terrorismo sunnita. Pensavo che a rendere improbabile qualunque accordo fosse sufficiente che a fare la richiesta fosse Jimmy Carter.
Nel frattempo, il Jerusalem Post ha pubblicato un lungo articolo, assai dettagliato, nel quale viene descritto un piano d'invasione su larga scala di Gaza. L'Israeli Defence Force si occuperebbe di «ripulire» la Striscia dai militanti di Hamas, lasciando poi l'amministrazione del territorio all'Egitto di Mubarak – cui Gaza apparteneva prima della sconfitta araba nel Sessantasette – e alle sue forze armate.

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Tornare alla politica.

Questo è ciò che ho sentito dire in giro dai miei amici. Che è questo il momento di sporcarsi le maniche per ricostruire una sinistra qualunque in questo paese qualsiasi. Mi preoccupano, devo essere onesto, certe cose un po' osè, che credo servirebbero a poco se non a conquistare – piacendo agli italiani – qualcuno degli scranni, dei lauti stipendi e dell'esposizione mediatica persi col 14 aprile. Mi riferisco all'appello per l'unità dei comunisti che circola in Rifondazione e nel Pdci, per una ritrovata unità bolscevica. Pur rischiando di attirarmi le ire di Giorgione, leggo e rileggo quell'appello e mi pare quanto di più inutile si sia visto in giro dall'Ottantanove ad oggi. Inutile, velleitario, ridondante. E no, non c'è nulla di divertente in quel testo né nel tentativo di far finta di nulla, nel non mettersi in discussione non già dalla sconfitta elettorale del passato fine settimana, ma dal crollo del blocco sovietico.
A giugno, invece, si terrà il congresso socialista. Non m'è chiaro chi vi parteciperà – se ogni componente o se qualcuno s'è già dato per altre vie – né quale lo sbocco previsto. Tantomeno m'è chiaro cosa succederà fra le – diciamo – due componenti di Rifondazione.

Giusto per dare una piccola indicazione, tanto per farvi vedere una bella iniziativa, vi rivolgo qui. A casa mia, se c'è da ricostruire, si parte dai singoli, come singoli. Dai loro e nostri sogni, bisogni, speranze.

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Repubblica nuova. Ma anche no.

In Parlamento non saranno presenti comunisti e socialisti per la prima volta dal Quarantotto. Scompaiono dalle aule anche gli ultimi due partiti che fornirono uomini e sangue alla Liberazione. Ricorderemo, forse, che l'ultimo partigiano che rappresentò gli italiani fu Armando Cossutta. Questo è il primo dato che che mi colpisce della nottata elettorale. Vince Berlusconi, trionfa Bossi, sopravvive Casini. Veltroni guadagna il due percento, raddoppia i consensi Di Pietro. Questi sono i soli ad avere deputati nella legislatura che si apre.

Stampa e televisioni tracciano un quadro di grande modernizzazione: voto in linea con l'Europa, con due grandi partiti e piccoli alleati seppure non insignificanti, e persino «effetto Mitterand» a sinistra. A me sembra che nel grande cambiamento cambino poco gli italiani. Rispetto al pareggio sostanziale di due anni fa, ad essere punito è il centrosinistra. L'effetto novità, assai modesto, del Pd è più a spese degli ex alleati che dell'avversario. Nessun voto cattolico o della controparte è stato conquistato. Gli altri non ci sono semplicemente più. Grave è il rischio, difatti, che a rappresentare la protesta, quel continuo vociare degli italiani, sia la lista dell'ex magistrato molisano. Eppure Veltroni, Walter Veltroni, stravince. Non ha avversari a sinistra e difficilmente nel quadro odierno potrà essere contestato da quanti nelle fila del Pd aspettavano una resa dei conti.

Appare, se si toglie il folklore dipietrista e bossiano, un Parlamento a senso unico, in cui le dissonnanze saranno – per l'appunto – solamente di colore e dialettali. (more)

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Guardare in faccia la realtą.

Ministero dell'Interno. Dati aggiornati alle quindici e trentasette.

Partito di Dio 60,4%
Italia dello sbirro 6,9%
Popolo di Silvio 20,9%
Sinistra ottocentesca 6,9%
Unione del divorziato 2,3%
La donna verticale 2,3%
Altri 0%

Sezioni pervenute: 1 su 60.048

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Scenari.

Non di questioni elettorali, che m'hanno un po' stancato, sebbene qualcosa prima del risultato avrei voglia di dirla. Ma non fa nulla. No no, come e meglio di Massimo D'Hamas, ci occuperemo del mondo. Non già per stordirvi di «Ve l'avevo detto, io!»: i fatti erano dinanzi agli occhi di tutti e chiunque avesse un briciolo di cervello sapeva e vi disse cosa sarebbe successo.
Mi riferisco al prezzo delle granaglie. Del grano, del granturco, dei cereali tutti. Posto che continuo a ritenere una dieta proteica la più sana per chi non lavora più la terra ma sta seduto, ed è anche mille volte più gustosa, io mi chiedo dove siano finiti i catastrofisti, quelli che il mondo sta morendo, che ci sarà il surriscaldamento e la glaciazione e tutti gli altri tangheri pseudoecologisti. Avete voluto la benzina senza piombo ed è più cancerogena di quella – oh, com'era profumata! – carica di metallo e rossa. Poi avete voluto i biocarburanti. Le industrie, fiutato il guadagno, si son messe a tirar fuori benzina dal cibo. Ed ora ci si stupisce se i popoli sono in rivolta, se i profittatori accaparrano come in guerra ingenti quantità di riso e che altro, se i poveri pensionati e le famiglie e tutti gli altri poverelli nelle nostre città si rivolgono alle botteghe della Caritas. Oh, coglioni, ma il cervello ve l'han dato o no? Fra poco l'Africa sarà come quella che conoscemmo nell'Ottocento: impenetrabile. Avvicinabile solo nelle città costiere. L'Asia sarà in mano ai fondamentalisti musulmani che col denaro iraniano e saudita daranno once di cibo agli sfortunati. Il Sudamerica partorirà e divorerà generazioni di dittatorucoli vestiti da Guevara o Pinochet, e parteggerete per gli uni e contro gli altri.
E giù su quanto gli Ogm siano il cibo di Frankenstein – come se le bestie che ingoiate non fossero nutrite esclusivamente con mangime geneticamente modificato – e stranamente i poveri del mondo sono i primi a far debiti per poter comprare quelle sementi perché danno più frutti. E giù sul «biologico» che per esser coltivato ha bisogno di più terra per estensione, di più acqua. E giù con le foreste pluviali, con l'Africa occidentale che non ha più un albero per le cazzate che dite, per l'Indonesia rasa al suolo e la Nuova Guinea desertificata. Per la foresta amazzonica che fa largo alla soia dei vostri seitan, tau fu e immondizia varia ed esistenziale. Alla vostra non benzina.
Stupidi ricchi con strani princìpi, questo siete. Per fortuna, la realtà è sufficiente a smentirvi. E che l'innalzamento dei mari vi tramuti in pesci. Muti.

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Voto urbano.

Non sono ancora iscritto all'anagrafe elettorale della mia nuova residenza per cui voterò a Roma. Segnalo due candidature per il Comune: una, nella lista socialista, è quella di Simona Tomaro. Quarantatrè anni, di provenienza diessina, è simpatica e femmina. Un'altra, nella lista di Sinistra Arcobaleno che sostiene il pessimo Rutelli, è quella di Sandro Lorenzatti. Quarantasette anni, archeologo, ambiental-animalista e proveniente da Ostia. In ogni caso, l'invito che vi rivolgo – qualsiasi lista e preferenza diate per il Campidoglio – è di operare al primo turno il voto disgiunto a favore del candidato sindaco Franco Grillini.
Roma non solo non merita altri anni di Rutelli: il chierichetto di Ruini non merita il vostro voto e l'onore dell'elezione al primo turno.
Alla Provincia, ché neanche quella son stato in grado di cambiare, vi suggerisco di dare un'occhiata alla compagine radicale che sostiene Zingaretti: c'è anche Mina Welby in testa di lista. In casa socialista c'è di nuovo Simona Tomaro. Una candidata per due schede: comodo e facile da ricordare.

Poi fate un po' come vi pare. Tanto ci conosciamo: è quello che sappiamo far meglio.

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Cose buone dal mondo.

Marzo è davvero il mese che preferisco. Il tempo muta rapidamente, chiunque si svesta solo un po' viene colpito da influenze terribili, i raffreddori arrossano i nasi e le gote dei passanti. Il marzo di quest'anno, poi, è stato francamente meraviglioso.
S'è aperto con le elezioni presidenziali russe: nessun dibattito, nessuna campagna, nessun candidato di opposizione. Lo zar che viene dal Kgb ha scelto il suo successore, ha accusato il suo ex primo ministro di appropriazione indebita, ha fatto eleggere il delfino e s'è nominato futuro primo ministro. Roba che Veltrusconi sogna la notte. Ma in Zimbabwe fanno di meglio ancora: non solo viene accettata una candidatura alternativa all'eterno Mugabe – sì, quello della pulizia etnica dei bianchi e dei neri non appartenenti alle tribù che ha scelto come preferite – ma questa risulta vincente. Quindi Mugabe che fa? Non rilascia i risultati delle votazioni e chiama il suo popolo di morti di fame ad un turno di ballottaggio.
Poi ci si stupisce se a Mottaqualcosa c'è un tale che sbava e prende il fucile.

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Ascoltando il tale dello sciopero fiscale.

Io detesto la radio come strumento di comunicazione. Non ne posseggo, come mai ne ho possedute. Apparecchi infernali che danno pessima musica. In auto, per quel poco che la utilizzo, saltello fra Bordin e la sua «Stampa e regime» e Radio Onda Rossa, la cui rassegna stampa è a dir poco esilarante. Stamani, invece, sono rimasto imbambolato ad ascoltare, su Radio Radicale, il futuro ministro Calearo. È un uomo meraviglioso per il quale mi dispiace non poter votare. È riuscito a dire che si è candidato per restituire al Paese ciò che in cinquant'anni ha dato a lui e alla sua famiglia. E giù i ricordi del nonno capostazione ed invece il papà ha costruito un'impresa che non ha esitato a definire innovatrice. Quindi in politica per restituire à la Kennedy ciò che ha avuto. A mio modesto parere, chi gli ha dato qualcosa in questi anni si sarebbe accontentato di un aumento di cento euro netti in busta paga.
Ma non è finita qui. No no. Il Veneto, dopo quindici anni di buio, deve tornare ad esser presente nel governo nazionale. E fin qui, possiamo anche starci. Logica imbecille, quella delle regioni che si rappresentano con un ministro e non coi parlamentari, ma questa è l'Italietta di oggigiorno. Dove sia stato il Veneto in tre lustri, invece, è un mistero. Sarà che l'abbraccio della Liga con i lombardi ha soffocato gli autoctoni? Sarà che forse i veneti avrebbero potuto scegliere un'altra strada per rappresentare i propri interessi?

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Clemenza e finanza.

«Contento? Intanto mi hanno ammazzato politicamente. No, non riesco a essere contento. Anzi, aumenta l'amarezza. Chi mi ripagherà adesso, dal punto di vista politico?». Così Clemente Mastella al termine di una vicenda che – lo sapevamo tutti – non aveva né capo né coda. L'ennesima di una lunga lista che vede magistrati in cerca del quarto d'ora di celebrità a spese della politica. «Adesso è chiaro che sono stato vittima di un complotto, di un vero e proprio attentato alle libertà e alle prerogative costituzionalmente riconosciute. Intendo rivolgermi al Capo dello Stato, in qualità di presidente del Csm». Piacerebbe anche a noialtri, quantomeno per chiedere che i magistrati siano responsabili non solo civilmente del buon nome leso di ogni accusato ingiustamente, esposto alla gogna mediatica che i giudici stessi alimentano, ma anche patrimonialmente quando il denaro dello Stato vien speso per cause folli e senza alcuna rilevanza penale.
C'è l'obbligo di intervento in caso di supposto reato, si risponde. Bene, che si cambi questa regoletta. Che nessun magistrato indaghi se non c'è denuncia presentata da un cittadino. E poi paghi, se sbaglia, come facciamo tutti.

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Da che parte stiamo.

Come ho scritto nella mia dichiarazione di voto, non ritengo che le prossime elezioni italiane avranno un significato epocale. Male che vada, la scelta nel futuro si ridurrà a due prodotti estremamente simili fra loro e l'astensione raggiungerà livelli statunitensi. Poco male. Più sconcerto mi causano certe scelte dei governi europei e di Washington: l'idea di far entrare Georgia ed Ucraina nella Nato, ad esempio. Posto che reputo la Russia di Putin e del suo maggiordomo poco più di un impero zarista e che ogni sforzo possa esser fatto per renderla democratica debba esser fatto, sostenendo le organizzazioni russe più avanzate, siamo certi che l'opera di accerchiamento che stiamo compiendo nei loro confronti sia una priorità?
In Turchia ci si avvia ad una crisi senza precedenti. Come moltissimi commentatori ed analisti avevano avvertito, l'intervento militare nel settentrione iracheno contro supposte basi del terrorismo curdo non era altro che un modo di cementare l'opinione pubblica turca già severamente divisa fra laici nazionalisti e nazionalisti islamici. Già di per sé, come si può ben capire, la scelta fra la padella e la brace. Oggi la Corte costituzionale ha ammesso il ricorso presentato dalla Procura generale per mettere sotto inchiesta il partito religioso del premier Erdogan – nientemeno che «Giustizia e sviluppo» – noto con l'acronimo Akp. Un'altra bella guerra fra musulmani in riva al Mediterraneo davvero mancava, non siete d'accordo? Ovviamente, non sembrano esserci troppe reazioni né da Bruxelles né dall'altro lato dell'Atlantico. Tutti troppo impegnati a progettare nuove enclavi – dopo la Bosnia ed il Kosovo – dove far addestrare altri jihadisti.

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Fallimento: le colpe dei padri non ricadranno sui figli.

Sembra una maledizione biblica, questa Alitalia. Fra le proposte di Spinetta c'è una cassa integrazione guadagni davvero straordinaria per i dipendenti di Alitalia Fly e Alitalia Servizi: sette anni a stipendio pieno. Il venti percento a carico del fondo sociale di Air France e l'ottanta a carico del contribuente italiano. Sette anni. Per un lavoratore qualsiasi ce ne sono al massimo due all'ottanta percento dello stipendio. Per la buonissima parte della mia generazione c'è una stretta di mano.
Venderla a peso, no?

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