Di complotti demo-pluto-giudaico-massonici internazionali.

Darfur, bravi tutti.
Da quando è attiva la campagna mediatica di Italians for Darfur, grazie ai due passati Global Day for Darfur, i primi in Italia, e al concerto all'Auditorium di Roma, si è registrato un forte aumento delle notizie dedicate alla martoriata regione del Sudan, sebbene il loro numero sia ancora del tutto insufficiente.
Scrive l'Osservatorio di Pavia: «Nel precedente rapporto sulle crisi dimenticate la situazione del Darfur riceveva un'attenzione scarna (12 notizie), mentre nel 2007 i servizi che parlano di Darfur sono diventati 54. In questo numero sono incluse le notizie che si limitano a citare il problema in pochi secondi [...] molta della visibilità è stata garantita dalle iniziative di sensibilizzazione che si sono susseguite durante tutto l'anno, quali, per citarne alcune, il Global Day for Darfur (per la prima volta anche in Italia) alla fine di aprile, la giornata mondiale per il Darfur a settembre, il riconoscimento assegnato a George Clooney in occasione del Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, l'uscita del doppio CD contenente il rifacimento delle canzoni di John Lennon, il cui ricavato è stato destinato alle popolazioni vittime del conflitto.
Lo scopo di alcune di queste iniziative, al di là della raccolta di fondi, è stato proprio quello di far uscire dalla spirale mediatica del silenzio un paese che rimaneva dimenticato, nonostante la gravità della situazione; da questo punto di vista, non sono mancati servizi giornalistici che hanno dedicato una riflessione alla dimenticanza dei media».
Anche quest'anno l'azione di Italians for Darfur continua il 9 aprile dalle ore 17.00 all'Università RomaTre, a Scienze Politiche, con un workshop sul Darfur, in preparazione al Global day for Darfur, il 12 Aprile ore 10.00 a Piazza Venezia, Roma.

Ci vediamo mercoledė.
Altrimenti non posso comprarmi l'iPhone.

Non vorrei sembrar noioso.
Posso cogliere l'occasione – e scippare dello spazio al blog – perché, da non socialista, faccia appello al voto per i socialisti italiani?
Non solo il Piddì è un partito arretrato sulle questioni civili: è confuso in materia giudiziaria, in campo economico è nel caos, ha fatto delle sue liste non già un insieme di personaggi rappresentativi della realtà ma una vetrina per ogni freak. Il Pdl clerico-popolare non solo candida Ciarrapico – che, insomma, siamo italiani: il folklore l'abbiamo nel sangue – ma anche le massaggiatrici del padrone, gli avvocati del padrone, l'ex moglie del fratello del padrone e via elencando fino al salumiere, ma è anche divenuto fuori tempo massimo – anche per ingraziarsi la Lega – un partito iper protezionista. Un esempio: ogni giorno paghiamo di tasca nostra tre milioni per riparare le perdite Alitalia. La vendiamo? Eccheseimatto: ci chiude Malpensa. L'aeroporto costruito nel nulla e senza strade e ferrovie che lo colleghino a Milano e Torino. Il primo aeroporto costruito in vitro, gloria della ricerca scientifica e del dirigismo economico nazionale.
Se quei due, e lo saranno ben al di là del mio appello, se quei due partiti e quei due orrendi personaggi che li guidano saranno i padroni dello scenario politico italiano, saremo in balia del populismo più triste, della vaghezza dell'indecisionismo che si rifugia nelle strette istituzionali, nell'eliminazione della rappresentatività popolare quando questa non è di loro gradimento.
La Sinistra entrerà in Parlamento e così il centro cattolico. Facciamoci entrare i socialisti: come in ogni paese europeo. Non sono tutti belli, non sono tutti bravi, non sono la Spd o il Psoe e non hanno un leader con i denti da cavallo come Tony Blair. Ma sono indispensabili a bilanciare un mercato squilibrato e a lasciare aperta una chance per vedere, finalmente, in Italia nascere una sinistra delle persone, delle libertà e dei diritti.
E so bene che non è un voto che procura un orgasmo. Ma avete mai provato un orgasmo votando? No, seriamente. È un gesto tecnico. Non cambierà l'Italia né le vostre miserrime esistenze. Non arresterà l'imbarbarimento del pianeta né impedirà agli imam iraniani di minacciarci con un'atomica. Ma, buon Dio, non lasciate che a rappresentare la sinistra siano solo quelli dell'immobilismo sociale o dell'Iri. Votate socialista.

Sono pazzi questi romani.
Benedette siano la testa che ha pensato e le mani che hanno attaccato un foglio bluastro sulla foto del piacione con su scritto «E mo' te sveji?».

Girondin, moi je.

Considerato che a piazza Farnese l'otto di marzo ci sarà il ritrovo della lista di Ferrara, io me ne vado a Parigi. L'ambasciata gli uni, la Francia io. E farò un salto dal mio giudeo tunisino per salsicce di manzo piccante ed il miglior cous cous da questo lato del Mediterraneo, visiterò il museo di Quai Branly e godrò allo Stade de France l'ennesima sconfitta al Sei Nazioni – speriamo onorevole, stavolta – del XV azzurro.
Felice otto di marzo a tutte. E tutti. Vive la différence et la liberté.

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