Ora che i giochi sembran fatti.
Come ho scritto sul blog di Aldo, e questo post ne è una conseguenza, non ho bisogno che vinca qualcuno in particolare. Per fortuna, io vivo in un'era parallela a quella dello “Splendido isolamento di Annam”: pur senza lo sterminio dei cristiani. Posso quindi giocare le mie carte e valutare le scelte con molta laicità. O cinismo, se preferite.
Siamo alla dichiarazione di voto? Sì e no, ancora qualche riga. Intanto, siamo ad una dichiarazione di amore per lo stupore che chi mi è caro dona a profusione. Venerdì sera entro con una cassa di vino a casa di Isa e Adrix. Serata di sorrisi e risate, di parole e chiacchiere. Un pezzo che mancavano dal palcoscenico. Poi Adrix mi dice di Emma, che candidata per Roma sarebbe stata, alla faccia di Rutelli e via dicendo. Adrix. Vuol dire che il mondo cambia e i nostri cervelli si adeguano ai nuovi stimoli, trovano altri paradigmi, s'interrogano sui significati.
È un'occasione mancata, quella dai radicali, per tentare un'aggregazione alternativa al becerume nazionalpopolare del Pdl e all'etica monastica del Pd. Con i socialisti, con quanti – fra i laici, ad esempio – si sarebbero potuti raccogliere in una piccola coalizione di irriducibili al mercimonio della delega elettorale. Ma va bene: continuo e m'ostino a credere che non sarà un'elezione o quella successiva a cambiare le sorti di un Paese il cui Pil è inferiore a quello d'un paio di multinazionali. Un Paese le cui leggi vengono da una Commissione – europea, per carità – di non eletti e da una Banca centrale con sede all'estero.
È questione di forma. Di qualità, direbbe un bardo. Quindi, si può votare per la Sinistra l'Arcobaleno. Se si crede che tutto si possa risolvere abolendo la legge 30, gettando sul piatto un bel salario minimo, più che dignitoso e, come in Francia, lasciare che i disoccupati rimangano tali perché le piccole imprese non sono in grado d'assumerli. Se si crede che la pace sia l'assenza dell'Italia e dell'Unione europea dagli scenari di conflitto che esistono indipendentemente dal coinvolgimento del diavolo amerikano. Se si crede che l'ambiente e la salute si tutelano e salvano senza politiche di smaltimento dei rifiuti. Se si crede che con un meccanismo di «scala mobile» chi ha meno potrà pagare le rate del prestito ed arrivare a fine mese, o al prossimo modello di televisore al plasma.
Oppure, si può votare altro. Si può votare per la Rosa Bianca e l'Udc. Non so in cosa si possa credere in quel caso, ché trovo un po' di difficoltà ad immedesimarmi, ma quel po' che m'è capitato di ascoltare Pezzotta e Tabacci è condivisibile: rispetto del dettato costituzionale, rivendicazione del pluralismo culturale e politico che si evince dalle scelte anche elettorali degli italiani e avanti così. Poi, per carità, siamo a mille miglia di distanza su tutto il resto del paraphernalia democristiano.
Io credo nella mia capacità di fare e condurre la mia vita, nel rispetto degli altri, e nella necessità di esser il più possibile libero da costrizioni e consuetudini per poterla davvero vivere. Credo che nessuna morale possa essere il cappello sotto il quale vengono redatte le regole della convivenza civile. Credo in un sacco di cose, troppe per esser davvero menzionate tutte, fra cui la distinzione netta fra morale, etica e «valori», e lo Stato di diritto. Io credo che nessuno, neanche una fantomatica collettività autodefinitasi Stato, abbia il diritto di decidere dall'alto le mie possibilità. Credo di aver diritto, e credo lo abbia ogni mio simile, di aver spazio intorno a me per fare ciò che desidero; ciò che veramente desidero. Un mercato aperto, quindi, e garanzie a tutela della mia sopravvivenza e quella di chiunque altro. Credo che l'Italia possa e debba avere un ruolo attivo in Europa e in politica estera, specie nel Mediterraneo. Che ci possa infine essere libertà da vincoli burocratici, religiosi, ideologici e protezione dei più deboli. Che giustizia e uguaglianza non siano in contraddizione con l'ovvia, e quanto mai prima messa in discussione, autonomia individuale. Non mi convince tutto, ci sono delle persone che non mi piacciono, non sono d'accordo su molte, moltissime cose a partire dall'idolatria per Tony Blair, so che molti amici e compagni non saranno d'accordo, però condivido la scelta strategica, la visione di fondo in questo piccolo, forse insignificante momento storico, per le quali non vi può essere governo “progressista” senza il rispetto della laicità, della divisione fra lo Stato e la Chiesa, le chiese, senza un progetto di sviluppo economico che non redistribuisca briciole a chi ha meno opportunità, ma sia capace di dare ascolto e possibilità ai giovani, eccetera, eccetera, eccetera. Basta pippe: miei cari, voterò socialista contro i fondamentalismi di questurini e ladroni. Vi invito a fare altrettanto, per quel che vale un voto ed il mio stesso invito, alle prossime elezioni. Anche solo per mettere un dito al culo a quei due lì. Con tanti ringraziamenti per i sorrisi e le risate, le parole e le chiacchiere.

Anniversari e appuntamenti.

Ancora di donne e diritti.
Traggo dall'ottimo Deltanews quest'articolo di Ingrid Colanicchia, così da aggiungere ragioni ed argomenti – argomenti di donne – all'incredibile vicenda di offensiva a diritti acquisiti e a spazi di autodeterminazione. Mi auguro vi piaccia com'è piaciuto a me. Dopo giornate come quella che ha visto manifestazioni in ogni città, è ancora più un piacere esservi figli, compagni, amici, padri, fratelli.
Gli ultimi inquietanti spasmi vitali di un patriarcato moribondo.
(Roma). Se vi è capitato di passare nei pressi dell’Isola Tiberina ieri pomeriggio forse vi sarà sembrato di aver fatto un salto nel passato: centinaia di donne e uomini, mamme e bambini riuniti in presidio a dire ancora una volta che la 194 non si tocca.
A questo, ad un ritorno a slogan che ormai si credeva di non dover più dissotterrare, ci costringono gli ultimi spasmi di vita di un patriarcato che allunga ancora le mani per esercitare il suo controllo sul corpo delle donne.
Che il vento spirasse in modo preoccupante verso un oscurantismo indegno di un paese che dovrebbe essere laico per sua stessa definizione, un osservatore accorto lo avrebbe potuto intuire già da qualche anno. Da quando, in uno dei periodici rigurgiti conservatori che caratterizzano questo Paese, Francesco Storace, allora Ministro della Salute, pose la questione della RU486 o da quando si propose la presenza nei consultori di esponenti del Movimento per la vita.
Quanto successo a Napoli è proprio frutto del clima che si respira da qualche tempo a questa parte: probabilmente non sarebbe stato possibile senza questa costante messa in discussione del diritto all’autodeterminazione delle donne.
Eppure l’effetto sortito forse stavolta non è quello sperato: Roma, Napoli, Milano, Bologna, Brescia hanno visto scendere in piazza migliaia di cittadine e cittadini per difendere una legge che in trent’anni di applicazione ha drasticamente ridotto il numero degli aborti e soprattutto ha sconfitto il dramma delle morti per aborto clandestino.
Si ritorna in piazza dunque, per dire sì e per dire no come si legge nel volantino distribuito dalle donne dell’Unione Donne in Italia: “no all’aborto perché la legge 194 dimostra che gli aborti tra le donne italiane diminuiscono sempre più e sì alla campagna promossa dai radicali per l’abolizione dell’obbligo di ricetta della pillola del giorno dopo, sì alla RU486”.
Posizione che merita una riflessione in più: non si tratta dell’aborto come diritto ma di affermare che la 194 è una legge buona, che ha funzionato e che per questo va difesa. Anche perché quanto va accadendo sotto i nostri occhi non può non alimentare dubbi circa un confronto sul tema. Perché se è vero che la legge può essere migliorata, è anche vero che il rischio che si corre ad aprire questo confronto è grande: il rischio di una revisione in senso oscurantista.
Il nodo politico è chiaro e lo testimonia uno dei cartelloni con cui si sono fasciate le donne di ieri a Roma: “In una democrazia tutta maschia questo e altro può succedere”.
E allora come non concordare con Pina Nuzzo, Presidente dell’Udi - Unione Donne in Italia, quando sottolinea la fondatezza della campagna “50E50 ovunque si decide”?
Come evidenzia anche Claudia Mattia, del Coordinamento nazionale dell’Udi, “ciò di cui necessitiamo è una democrazia paritaria e laica”. Parole che si fondono con quelle della Presidente dell’associazione quando afferma che “uno Stato laico non può che passare attraverso la libertà delle donne”.
La presenza della Ministra Turco e di gente comune, il tam tam che ha attraversato Roma e le altre città protagoniste di questa democratica protesta, lasciano ben sperare: le donne ci sono, prendono parola, fanno politica.
Ingrid Colanicchia, Delt@

Tragedia, farsa, operetta.
Mi par poi chiara una cosa. Non avendo una maggioranza assoluta, i dirigenti del Piddì s'avviano a concordare con Berlusconi una riforma della legge elettorale e della rappresentanza che regali – alla tornata prossima ventura – agli italiani un bipartitismo perfetto e, magari, anche un assetto istituzionale che veda formalmente svuotato di poteri il Parlamento. Una riduzione dei poteri di ogni singolo cittadino. È evidente che quanti s'apprestano a votar Veltroni contro Berlusconi facciano un errore madornale.
Altro aspetto di questa campagna elettorale è come si stia focalizzando sul corpo delle donne. La lista di Giuliano Ferrara ma non solo: anche il Cav. nel suo discorso dagli amici della Brambilla ha tuonato contro chi ritiene che a decidere sulle questioni «eticamente sensibili» sia solo lo Stato. Deve decidere anche la Chiesa. L'ha detto lui. Ora, non so, ma carissime amiche, sorelle, compagne, tutte quelle cose che siete per noi e da sole, insomma, voialtre: indipendentemente dalle vostre appartenenze politiche, dalle vostre idee in termini generali, possibile che non stiate ancora bruciando copertoni? Magari è una reazione tipicamente maschile, quella violenta, ma non si sente neanche un colpo di tosse. E, nel frattempo, la polizia irrompe nella stanza d'una donna che ha appena interrotto la gravidanza e sequestra il feto. Ragazze, il fascismo era molto meno invasivo.
Quanto a noialtri: leviamo le nostre voci affinché questa e qualsiasi campagna elettorale non si faccia contro le donne?
Ultima cosetta. Compare il colore su queste pagine, tradizionalmente avare anche di sole immagini. È un evento al quale non possiamo sottrarci in questi giorni di presentazioni di simboli e liste e apparentamenti. Vi invitiamo, nella piena decadenza morale e politica di questo nostro Paese, ad indossare le spille che vi proponiamo. Tanto, chiunque vada al governo sarà una tragedia: almeno divertiamoci. «Cicchitto ministro» è la mia personale parola d'ordine.

Il set di spillette è in vendita, a rimborso delle spese di manifattura e spedizione, a cinque euro. Chi scoprisse un impellente bisogno d'indossarle mi lasci un messaggio, completo di indirizzo email, nei commenti. Mi metterò in contatto per i dettagli.
Ultim'ora: c'è anche un secondo set di spille e, non bastasse, tante manifestazioni di donne in corso. Brave. Bravissime.


Facesse bel tempo.

Brandelli di riflessioni.
C'è una certa confusione nell'aria. Non che sia una novità, lo riconosco, ma mi pare che le forze tradizionalmente schierate a difesa dei diritti civili, sociali ed individuali, abbiano perso la bussola. Tanta subalternità comincia ad essere assordante, a cominciare dalle tesi sulla rianimazione dei feti. Non è tanto, o non solo, questione di rappresentanze parlamentari, di voti o firme referendarie immediatamente esigibili. Credo ci sia un arretramento, tragico, di elaborazione teorica sulla vita e sulle libertà. La tecnologia e la scienza ci pongono tutti, credenti e non credenti, cattolici e agnostici, atei e diversamente credenti, di fronte a possibilità e scelte impensate ed impensabili fino a poco tempo fa. Forse, però, il punto è la fine dell'intellettualità. Di quel ceto propriamente detto.
Libertà, poi, è un tema che va per la maggiore nel mercato dell'aria fritta noto col nome di democrazia. Rinuncio volentieri al solito sermone su quanto autoritario possa essere questo stesso sistema; l'ho già propinato diverse volte e voi avete buone orecchie e teste dure. Non bastasse, il ruolo dell'evangelista non mi si addice. Libertà è stato il brand utilizzato da Berlusconi per la coalizione che ha guidato e sarà quello del suo nuovo partito. Il quale, perdonate il mio vivere con la testa fra le nuvole, non ho capito se si presenterà al posto di Forza Italia alle prossime elezioni generali oppure affiancato alla formazione storica per trovar posto alle truppe della Brambilla ed ai transfughi del centrosinistra; o se sia stato del tutto accantonato.
Ecco, a me pare che questa piccola parola, queste tre sillabe rivestano una importanza fondamentale per il genere umano. Chi di noi ammetterebbe pubblicamente che rinuncerebbe alla propria libertà? Chiaro: anche solo la definizione di cosa sia la libertà pone delle difficoltà enormi. Millenni di pensatori hanno versato fiumi d'inchiostro per raccontarla, promuoverla, difenderla. Il punto, infatti, è proprio questo: non ritengo che sia possibile declinare in un senso solo Libertà. Essa è sì quella filosoficamente classificata come «negativa»: la libertà di muoversi, di agire, di pensare ed esprimersi. Ha bisogno certamente – come diceva il povero Hobbes – di un sistema di regole e leggi che la tutelino e che tutelino gli individui da chiunque la o li minacci. È anche quella cosa che è minacciata – come scrissero eminenti uomini di pensiero, da Mill a Thoreau – dallo stesso sistema di regole e forse, persino, anche quella degli idealisti che ne riconoscevano una fittizia ed una interiore, da conquistare e scoprire e vivere.
Concorderete che sia impossibile arrivare ad una riduzione del tema, ad una definizione assoluta di libertà. Non è quindi scabroso lasciare che a parlarne, anche solo per slogan, sia solo una parte del mondo politico? Ancora una volta: intellettuali, dove siete?
Non sono finiti, a quanto pare, in Alleanza Nazionale – nonostante il lancio di Fare Futuro. Il buon Gianfranco Fini, uomo intelligente quanto dotato di cattivo gusto per le donne cui accompagnarsi, ha fatto negli scorsi anni diverse svolte. Io continuo a ritenere che fossero cambiamenti sinceri di un uomo sì conservatore ma laico. Che il suo tentativo non fosse solo un coming out personale, ma che credesse nella necessità di una destra moderna, liberalconservatrice. Quella svolta è stata fermata, dichiarata morta dai suoi colonnelli, che han ricostituito An come il partito del Dio-Patria-Famiglia. Se Veltroni ha ragione – se... – che con la chiusura della legislatura si è persa un'altra occasione, a maggior ragione penso che si sia persa un'occasione storica per avere in Italia un partito conservatore che non abbia la bava alla bocca ogni volta che c'è da discutere qualcosa. Un partito il cui leader non sembri ostaggio degli Alemanno.
Ci avevo sperato. Non fraintendiamo: non che la cosa mi riguardasse direttamente. Mi interessasse personalmente. Purtuttavia credo che avrebbe fatto bene al Paese avere una Alleanza nazionale più simile a Fini e meno a quel che è.

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