Una passeggiata di salute.
Io, per quel che mi riguarda, io col mio piccolo certificato elettorale, non so bene che fare. Ne parlavo al telefono l'altra sera: so mica a chi dare il voto, si votasse domani. Agli Arcobaleni, no. Al Piddì, neanche. A Montezemolo, se non fa una cosa cattolica. Ai socialisti, se resuscitano dal coma burocratico. Ai radicali, se cominciano ad occuparsi di un po' di questioni “basse”. In sostanza, qui si finisce all'annullamento della scheda.

Apocalypse now.
Solo un dubbio: tanto fascino per l'apocalisse, per il meteorite che ci distruggerà, per l'olocausto atomico, non nasconde la nostra paura di invecchiare? E se, come specie, fossimo destinati banalmente all'invecchiamento finché l'ultimo uomo non si spegnerà come tutti ci siamo spenti e ci spegneremo? Nel silenzio, nella solitudine, nella fine della civiltà come l'abbiamo conosciuta ma vivendo lentamente – non è questo che cerchiamo di esorcizzare con i nostri incubi peggiori?
Io credo di sì: se ci si limita a guardare a questa nostra casa ed alla vita che vi abbiamo fatto. Ovviamente no, se me lo si chiede seriamente. Penserete mica che abbiam spedito Layka e qualche uomo nello spazio per gioco?

Buone nuove.

Scorciatoie.
L'impressione che ne ho è che, come accade spesso, non ci sia nessuno che si spenda per una soluzione politica di un problema politico, quindi generale; che sia più semplice mettersi a fare di conto, inventare soluzioni momentanee e posticce. Credo che il punto sia ovviamente sfaccettato: c'è un “sistema Paese” che non funziona, la cui economia si troverà in recessione come ogni altra; c'è un problema sociale fatto di debiti e scarsi stipendi e pensioni, con i mutui a tasso variabile che salgono ed un Trichet ingessato; ci sono le sfide geopolitiche che dall'Africa alla faglia del Gujarat si propongono con violenza inaudita; c'è una generica mancanza di professionalità, di competenze nel ceto politico italiano e nell'intera classe dirigente – dagli imprenditori al mondo della cultura – che non può non riflettersi nelle mille occasioni mancate dall'Italia.
Lungi da me l'idea di lanciare un girotondo, o anche solo parteciparvi. Mi rimbombano ahimè in testa, però, le parole di Nanni Moretti: con questi dirigenti non vinceremo mai. Si riferiva ai D'Alema ma anche ai Veltroni, i Bertinotti. Personalmente vorrei aggiungere al muro dell'infamia anche i Pecoraro Scanio e tutta la combriccola di urlatori di professione che s'è andata formando in questi anni di bipolarismo coatto, garantita dal ricatto cui sono stati sottoposti gli elettori dal sistema “o voti me o vince lui”. Cui siamo tutti stati sottoposti.
Si ciancia dunque di riforme elettorali e finanche istituzionali. Di modifiche alla Costituzione, persino. Ora, è chiaro che la Costituzione – per quel che mi riguarda – è un documento vecchio e che solo in parte è ancora difendibile. Ha un linguaggio inadeguato ai tempi e di questi tempi non coglie conflitti e cambiamenti di costume. Si potrebbe cambiare integralmente, è la mia personale opinione, anche domattina. Eppure, la sensazione che provo è quella di altro fumo gettato. Di un nuovo prender tempo e rimandare ad altre scorciatoie, più nuove strette istituzionali, la cronica incapacità non tanto o non solo di governare della nostra classe dirigente ma di decidere.

Viltà, ultima libertà.
Sto ancora sorridendo. A prescindere dalla scelta del Magnifico Rettore d'invitare il professor Joseph Ratzinger a tenere ben più d'un discorso. A prescindere dai toni della lettera dei sessantasette docenti che hanno innalzato le sacre effigi di Galileo Galilei per difendere la libertà di ricerca dall'invasione vaticana. A prescindere dall'unica iniziativa carina, che dovrebbe comunque tenersi domani pomeriggio, pensata dagli studenti per obiettare e contrapporsi alla presenza del Papa nella cittadella universitaria: la frocessione.
Sorrido perché la provocazione è riuscita, fra futurismo e situazionismo. Il Papa è su ogni prima pagina ed è la prima notizia su qualunque tele e radiogiornale. Sorrido perché la risposta degli scientisti e degli atei è stata sostanzialmente convulsa; quando non volgare. Sorrido perché il Pontefice s'è rifiutato di andare alla Sapienza per non dover subire fischi e strilla di chi – com'è normale in democrazia, una democrazia laica perché liberale, e viceversa – non è d'accordo col sostenitore di una tesi. S'è ritirato in buon ordine, né abbiamo dovuto attendere le sue truppe politico-mediatiche a difenderlo. Da chi, ancora non s'è capito. Non da un pugno di docenti e di studenti. La minoranza. Non da una sinistra istituzionale che è rimasta muta nei giorni del dibattito né da Boselli, l'unico che abbia dichiarato la sua soddisfazione, dopo l'annuncio della ritirata.
Il professor Joseph Ratzinger s'è ritirato e ha vinto come insegna Sun Tzu ed io sorrido perché è riuscito a convincere l'uomo della strada che c'è una guerra contro la Chiesa, uno scontro di civiltà in atto, una mancanza oggettiva di laicità. Proprio lui ha stravinto utilizzando gli slogan degli oppositori. L'unica nota fessa in questo scenario di guerra fra bande, di tumulto civile fra guelfi e ghibellini, è e resta il monopolio della forza. Io ho diritto, come ognuno di noi, di voi, come chiunque, di difendermi da questi e da quelli. Voglio portare un'arma e poterla utilizzare contro bianchi e neri. Si salvi chi può. In primis dalle provocazioni.

Legge e stupro in zona di guerra.
(via IB4D)

Contro la legge 194 una truppa di farisei.

È un demonio.
George W. Bush è ben peggiore – non se ne rendon conto i Giulietto Chiesa, i Vauro Senesi? – di quanto i nostri cari compagni lo descrivano. Concordando con l'Olp della necessità assoluta della unità territoriale del futuro stato di Palestina egli mette un grosso peso sulla bilancia delle trattative. Per la prima volta, infatti, Washington chiede allo Stato degli ebrei di rinunciare non solo alla Cisgiordania e parte di Gerusalemme ma anche a terre che la risoluzione Onu che diede vita e riconoscimento agli stati d'Israele e Palestina piazzò all'ombra della Stella di Davide. Non azzardiamo previsioni, per quanto puntare una piccola somma sul nulla di fatto sarebbe la scommessa più semplice. Fatto sta che l'evento narrato dalla stampa italiana ed internazionale, semplicemente, non c'è: Bush non è stato amico e tantomeno ha condotto in otto anni una politica estera e militare che abbia giovato ad Israele. Per tacere delle tesi sempre in voga sulle lobby ebraiche che gestirebbero il Pentagono.
Concordiamo con Franco Zerlenga, intervistato oggi da Il Foglio, prossimo elettore di Barack Obama, già professore di Storia dell'islam alla NYU: «Il problema non è l'islam, è l'occidente che per la prima volta nella storia dell'umanità non tenta di levare le risorse al suo nemico, ma gliele aumenta sempre di più riempendolo di dollari in modo che poi ci possa ammazzare».
P.S. – È stato divertentissimo guardare le immagini da Ramallah dei manifestanti anti Bush europei e nordamericani picchiati dalla polizia dello Stato che vorrebbero veder nascere. La pace del cervello.

L'altra Hillary.

Chi fa la guerra a chi.
I feriti sarebbero una sessantina.
L'attentatore – un giovane sui 20 anni – è arrivato in moto, poi è andato a piedi verso gli agenti, dicono gli investigatori.
L'obiettivo dell'attentato erano probabilmente gli agenti che si trovavano al di fuori dell'edificio giudiziario, hanno riferito testimoni. Gli agenti erano sul posto per una manifestazione di avvocati.
Il Pakistan è stato sconvolto da numerosi attentati negli ultimi mesi, e alla fine di dicembre dall'omicidio della leader dell'opposizione Benazir Bhutto. Ma finora a Lahore, capoluogo del Punjab, non si erano registrate violenze.
La regione è la più ricca del paese, ed esprime la metà dei seggi della Camera bassa del Parlamento pakistano.

Mentre razzi islamisti piovono su Israele.
Secondo una nota diffusa dai responsabili della missione, nell'agguato è rimasto ferito l'autista sudanese di uno dei mezzi del convoglio preso di mira. I 'caschi blu' non avrebbero risposto al fuoco degli assalitori né subito perdite.
L'imboscata - si legge nel comunicato di Unamid, la missione delle Nazioni Unite in Darfur - è avvenuta la notte scorsa, nei pressi del confine con il Ciad.
"E' la prima volta che Unamid è attaccata" ha dichiarato Noureddine Mezni, il portavoce della missione. "Speriamo sia anche l'ultima".
Lo scorso 31 dicembre, Unamid è subentrata a una missione dell'Unione Africana dispiegata da diversi anni. Sulla base di quanto stabilito in sede di Consiglio di sicurezza, alla forza di pace dell'Onu devono partecipare 26mila 'caschi blu'.
Un accordo con il governo sudanese prevede che i peacekeeper provengano in gran maggioranza da Paesi africani. Dal 2003, in Darfur un conflitto civile ha causato circa 200mila morti e due milioni e mezzo di sfollati. A combattersi sono milizie arabe sostenute dal governo di Khartoum e guerriglieri locali, di etnia africana.

Non ha tutti i torti.

Agenda duemilaotto.
È impossibile eludere due eventi: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e le olimpiadi di Pechino. Su queste ci sarebbe tanto da dire, tanto come già se ne è fatto nel recentissimo passato. Boicottarle o no, boicottarle perché, boicottarle come. Una cosa è chiara: non si tratta di Mosca 1980 o Los Angeles 1984. Sarebbe già abbastanza raccontare come vanno gli sfratti coatti dei ceti deboli nelle zone che saranno rase al suolo in questi mesi per edificare qualche casa dell'atleta in sabbia e cartongesso, senza dover citare le quotidiane stragi di lavoratori nei fatiscenti opifici dell'Impero di Mezzo o la repressione d'ogni dissenso sindacale o intellettuale.
Le elezioni statunitensi, invece, saranno divertenti come sempre. Lo sono già, a partire dal primo caucus tenutosi in Iowa. Fra parentesi, qui si sostiene John Edwards in campo democratico e si prega per un tandem Giuliani-Bloomberg – impossibile perché entrambi newyorkesi: l'impossibile è però fondamentale materia di preghiera – in campo repubblicano. Oggi si tengono altre primarie in New Hampshire; si tratta d'uno staterello del New England, l'unico a non essere dominio incontrastato della sinistra liberal dei Democrats. Non che il test sia indicativo in sé: dodici anni fa a vincere la gara nel GOP fu l'ultradestro Pat Buchanan, quattro anni dopo fu John McCain. Ma è comunque interessante seguire le vicende delle primarie, a cominciare dalla partecipazione al voto. In Iowa è stata molto alta. Se la tendenza dovesse confermarsi si prefigurerebbe una corsa all'ultimo voto il quattro novembre prossimo.
C'è un'altra vicenda, però, che sembra dominare gli organi di stampa ed il dibattito politico: la questione ambientale e del supposto surriscaldamento globale. Non so quanti di voi abbiano visto tanta neve quanto quest'anno nelle nostre città, ma non è in questa polemica che voglio entrare, come invece fanno decine e decine di scienziati che minacciano al contrario una nuova era glaciale. Del resto, se Nancy Pelosi afferma che l'aumento delle temperature e la riduzione dei gas serra sono «una delle nostre più alte priorità al Congresso», se il segretario generale delle Nazioni Unite descrive il cambiamento climatico come «l'argomento chiave della nostra epoca» e nel mondo delle imprese si fa largo la produzione a zero impatto, un motivo ci sarà. Lo scetticismo del quale mi faccio alfiere – forte della inesistenza di dati climatici vecchi di millenni e della storia dell'umanità, con le sue migrazioni per acqua e cibo – non mi fa credere ad una improvvisa fine del mondo. Quella è roba buona per creduloni e vecchie volpi come Al Gore il quale, in assenza d'un invito all'Isola dei Famosi, si ricicla quale ambientalista. Dopo aver inventato, ipse dixit, Internet.
Un motivo ci sarà: le nostre buone coscienze, principale bersaglio di marketing di aziende e politici; oppure i grandi affari che si fanno riconvertendo produzione industriale e agricola ai nuovi carburanti, i quali stanno preparando nuovi Biafra in mezzo mondo. A cominciare dai contadini più poveri del pianeta: l'India, il Brasile. Brasile nel quale si disbosca la foresta pluviale, e in Indonesia s'è già fatto, per far largo a monocolture intensive – ovvero ad alto spreco di acqua potabile – non già di soli mais o canna da zucchero, che potrebbero essere eventualmente oggetto di raid in cerca di cibo, ma di piante non commestibili neanche dagli animali, che danno tanto buon olio essenziale da distillare e purificare e chissà che altro per esser convertito in carburante per le nostre centrali elettriche da Wellington a Novosibirsk.
Insomma, per amor d'onestà, qui si pensa che vi stiano facendo fessi per l'ennesima volta. Come fecero chiamando «verde» la benzina priva di piombo e ricca di sostanze aromatiche quali il benzene che, come sa qualsiasi persona passata attraverso un liceo scientifico, sono potenzialmente più cancerogene del piombo stesso. Ma stavolta ci sentiamo tutti più bravi e dedicati a salvare il pianeta. Fate attenzione.

Esistenza in vita.
In buona sostanza, qui si manterrà un discreto aplomb mentre vi si deporterà altrove a far cagnara e parlar di noi. A casa nostra.

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