Una passeggiata di salute.

Così dicono a Roma per indicare una fatica prossima, uno sforzo maggiore del previsto. Una passeggiata di salute. E se capisco che la presidenza della Repubblica abbia il dovere di tentare comunque il non scioglimento delle Camere, mi è meno chiaro perché l'arduo compito sia stato dato ad un uomo non più giovanissimo, rispettabile e rispettato. Meritava un viaggio premio sul Gran Sasso, a passeggiare sui bei sentieri dell'Abruzzo, semmai. Ma fa bene, Napolitano. Sia chiaro: secondo me bisogna andare alle urne. Anche con questa pessima legge, con la quale il Pd, se si presentasse da solo, anche sconfitto radicalmente dalla Cdl, conquisterebbe solo qualche senatore in meno. Il solo Pd, quasi quanto tutta la Cdl. Però fa bene il vecchio togliattiano, l'uomo di Stato: non si può regalare ai partiti cinque anni di contributi e dargliene altri cinque dopo solo due anni. Non è modo questo di utilizzare le maggiori entrate fiscali conquistate dal governo Prodi.
Io, per quel che mi riguarda, io col mio piccolo certificato elettorale, non so bene che fare. Ne parlavo al telefono l'altra sera: so mica a chi dare il voto, si votasse domani. Agli Arcobaleni, no. Al Piddì, neanche. A Montezemolo, se non fa una cosa cattolica. Ai socialisti, se resuscitano dal coma burocratico. Ai radicali, se cominciano ad occuparsi di un po' di questioni “basse”. In sostanza, qui si finisce all'annullamento della scheda.

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Apocalypse now.

Ci si mette anche History Channel a dare uno sguardo al futuro della Terra. Una Terra senza l'uomo. Avete già cliccato sul link? C'è il trailer d'un documentario, disponibile in dvd, preparato con le più moderne tecniche di disegno digitale e con la collaborazione di ingegneri e quant'altro in modo da rendere credibili il decadimento dei più grandi e famosi edifici del pianeta. Bello. Davvero molto bello.
Solo un dubbio: tanto fascino per l'apocalisse, per il meteorite che ci distruggerà, per l'olocausto atomico, non nasconde la nostra paura di invecchiare? E se, come specie, fossimo destinati banalmente all'invecchiamento finché l'ultimo uomo non si spegnerà come tutti ci siamo spenti e ci spegneremo? Nel silenzio, nella solitudine, nella fine della civiltà come l'abbiamo conosciuta ma vivendo lentamente – non è questo che cerchiamo di esorcizzare con i nostri incubi peggiori?
Io credo di sì: se ci si limita a guardare a questa nostra casa ed alla vita che vi abbiamo fatto. Ovviamente no, se me lo si chiede seriamente. Penserete mica che abbiam spedito Layka e qualche uomo nello spazio per gioco?

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Buone nuove.

I mezzi di comunicazione di massa, i veri e propri proprietari dell'«opinione pubblica», ogni tanto fanno qualcosa di decente: The Atlantic monthly è ora disponibile, fin dal numero in edicola e per quasi tutto l'archivio, gratuitamente. Enjoy.

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Scorciatoie.

Ho passato la serata saltellando fra L'Infedele – cui partecipava il caro Ciro Argentino – e lo speciale di Ballarò dedicato ai figli delle vittime del terrorismo, un po' guardando i baffi del mod più in onda d'Italia ed un po' fissando le gambe della Todini. Tutto, ripensando a questa fase convulsa della politica italiana e alle dichiarazioni dei suoi protagonisti.
L'impressione che ne ho è che, come accade spesso, non ci sia nessuno che si spenda per una soluzione politica di un problema politico, quindi generale; che sia più semplice mettersi a fare di conto, inventare soluzioni momentanee e posticce. Credo che il punto sia ovviamente sfaccettato: c'è un “sistema Paese” che non funziona, la cui economia si troverà in recessione come ogni altra; c'è un problema sociale fatto di debiti e scarsi stipendi e pensioni, con i mutui a tasso variabile che salgono ed un Trichet ingessato; ci sono le sfide geopolitiche che dall'Africa alla faglia del Gujarat si propongono con violenza inaudita; c'è una generica mancanza di professionalità, di competenze nel ceto politico italiano e nell'intera classe dirigente – dagli imprenditori al mondo della cultura – che non può non riflettersi nelle mille occasioni mancate dall'Italia.
Lungi da me l'idea di lanciare un girotondo, o anche solo parteciparvi. Mi rimbombano ahimè in testa, però, le parole di Nanni Moretti: con questi dirigenti non vinceremo mai. Si riferiva ai D'Alema ma anche ai Veltroni, i Bertinotti. Personalmente vorrei aggiungere al muro dell'infamia anche i Pecoraro Scanio e tutta la combriccola di urlatori di professione che s'è andata formando in questi anni di bipolarismo coatto, garantita dal ricatto cui sono stati sottoposti gli elettori dal sistema “o voti me o vince lui”. Cui siamo tutti stati sottoposti.
Si ciancia dunque di riforme elettorali e finanche istituzionali. Di modifiche alla Costituzione, persino. Ora, è chiaro che la Costituzione – per quel che mi riguarda – è un documento vecchio e che solo in parte è ancora difendibile. Ha un linguaggio inadeguato ai tempi e di questi tempi non coglie conflitti e cambiamenti di costume. Si potrebbe cambiare integralmente, è la mia personale opinione, anche domattina. Eppure, la sensazione che provo è quella di altro fumo gettato. Di un nuovo prender tempo e rimandare ad altre scorciatoie, più nuove strette istituzionali, la cronica incapacità non tanto o non solo di governare della nostra classe dirigente ma di decidere.

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Viltà, ultima libertà.

Fanno sorridere gli strali del mondo politico e della stampa sulla libertà d'espressione mancata a Benedetto XVI. Basterebbe guardare un tiggì, sfogliare un qualsiasi organo di stampa dal Corsera a Sorrisi e Canzoni, ascoltare una qualche radio per poter godere delle sue lectio magistralis, dal giorno stesso della sua elezione a Vicario di Cristo in Terra. In assenza della Sua Santità, di quelle di attentissimi suoi araldi, religiosi e laici. Lasciatemi sgombrare il campo: io sono un “credente in altro”, per utilizzare una formula di successo, e rimango persuaso che la laicità non sia l'ateismo obbligatorio ma la libertà di ognuno di ritenere quel che vuole e – possibilmente – di potersi organizzare con altre ed altri che condividono un'idea, trascendente o meno.
Sto ancora sorridendo. A prescindere dalla scelta del Magnifico Rettore d'invitare il professor Joseph Ratzinger a tenere ben più d'un discorso. A prescindere dai toni della lettera dei sessantasette docenti che hanno innalzato le sacre effigi di Galileo Galilei per difendere la libertà di ricerca dall'invasione vaticana. A prescindere dall'unica iniziativa carina, che dovrebbe comunque tenersi domani pomeriggio, pensata dagli studenti per obiettare e contrapporsi alla presenza del Papa nella cittadella universitaria: la frocessione.
Sorrido perché la provocazione è riuscita, fra futurismo e situazionismo. Il Papa è su ogni prima pagina ed è la prima notizia su qualunque tele e radiogiornale. Sorrido perché la risposta degli scientisti e degli atei è stata sostanzialmente convulsa; quando non volgare. Sorrido perché il Pontefice s'è rifiutato di andare alla Sapienza per non dover subire fischi e strilla di chi – com'è normale in democrazia, una democrazia laica perché liberale, e viceversa – non è d'accordo col sostenitore di una tesi. S'è ritirato in buon ordine, né abbiamo dovuto attendere le sue truppe politico-mediatiche a difenderlo. Da chi, ancora non s'è capito. Non da un pugno di docenti e di studenti. La minoranza. Non da una sinistra istituzionale che è rimasta muta nei giorni del dibattito né da Boselli, l'unico che abbia dichiarato la sua soddisfazione, dopo l'annuncio della ritirata.
Il professor Joseph Ratzinger s'è ritirato e ha vinto come insegna Sun Tzu ed io sorrido perché è riuscito a convincere l'uomo della strada che c'è una guerra contro la Chiesa, uno scontro di civiltà in atto, una mancanza oggettiva di laicità. Proprio lui ha stravinto utilizzando gli slogan degli oppositori. L'unica nota fessa in questo scenario di guerra fra bande, di tumulto civile fra guelfi e ghibellini, è e resta il monopolio della forza. Io ho diritto, come ognuno di noi, di voi, come chiunque, di difendermi da questi e da quelli. Voglio portare un'arma e poterla utilizzare contro bianchi e neri. Si salvi chi può. In primis dalle provocazioni.

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Legge e stupro in zona di guerra.

Come è sempre accaduto, quella contro le donne è una parte rilevante delle azioni di guerra. Si semina il terrore, si dà libero sfogo alla truppa, si restituisce un ruolo a quello che in passato era l'unica vera paga del soldato, dell'uomo in arme: il saccheggio. In Ruanda come in Bosnia, così in Iraq ed in Darfur. Sulla disgraziata regione sudanese c'è anche l'aggravante della legge islamica che – come sappiamo dalle lapidazioni in Asia ed Africa – non è victim-oriented, per usare un'espressione in voga nei telefilm americani. Qui potete scaricare un bel dossier approntato da Refugees International sulle ricadute legali per le sopravvissute agli stupri. Oddìo, bello non è proprio l'aggettivo migliore. È disponibile anche un résumé sul lavoro di RI per arrestare il fenomeno delle violenze di massa sulle donne.
(via IB4D)

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Contro la legge 194 una truppa di farisei.

Prima della nascita non è vita, e spesso neanche dopo. Sono reduce da due funerali e forse sono sconvolto, sarà questo: sarà forse che ho rivisto, assiepato, quel genere di cattolici in nome dei quali troppi sacerdoti del pensiero fortissimo simulano di parlare. Quei cattolici, ossia, stra-predominanti nel nostro Paese: coloro che in quella minoranza ideologica che si chiama Chiesa hanno un semplice ma consolidato riferimento culturale e spirituale, lontani anni luce dal sentirsi rappresentati dalla porpora e figurarsi dal Giuliano Ferrara collezione inverno-primavera 2008. (more)

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È un demonio.

Checché ne dicano gl'imbecilloidi nella sinistra italiana, l'amministrazione Bush è stata la più distante da Israele e le sue ragioni dal '48 ad oggi. Mentre sono cresciuti gli aiuti al Libano, alla Giordania e alla stessa Anp, il sostegno economico e soprattutto politico a Gerusalemme è venuto via via scemando. Quanti hanno gridato al tradimento per la partecipazione di Abu Mazen – e di tanti altri governanti dei paesi arabi – ai colloqui di Annapolis han dimostrato una volta di più la loro malafede, la loro oggettiva condivisione del punto di vista «buttiamo gli ebrei a mare» prodotto da Teheran, Damasco ed i gruppi armati fondamentalisti da loro finanziati.
George W. Bush è ben peggiore – non se ne rendon conto i Giulietto Chiesa, i Vauro Senesi? – di quanto i nostri cari compagni lo descrivano. Concordando con l'Olp della necessità assoluta della unità territoriale del futuro stato di Palestina egli mette un grosso peso sulla bilancia delle trattative. Per la prima volta, infatti, Washington chiede allo Stato degli ebrei di rinunciare non solo alla Cisgiordania e parte di Gerusalemme ma anche a terre che la risoluzione Onu che diede vita e riconoscimento agli stati d'Israele e Palestina piazzò all'ombra della Stella di Davide. Non azzardiamo previsioni, per quanto puntare una piccola somma sul nulla di fatto sarebbe la scommessa più semplice. Fatto sta che l'evento narrato dalla stampa italiana ed internazionale, semplicemente, non c'è: Bush non è stato amico e tantomeno ha condotto in otto anni una politica estera e militare che abbia giovato ad Israele. Per tacere delle tesi sempre in voga sulle lobby ebraiche che gestirebbero il Pentagono.
Concordiamo con Franco Zerlenga, intervistato oggi da Il Foglio, prossimo elettore di Barack Obama, già professore di Storia dell'islam alla NYU: «Il problema non è l'islam, è l'occidente che per la prima volta nella storia dell'umanità non tenta di levare le risorse al suo nemico, ma gliele aumenta sempre di più riempendolo di dollari in modo che poi ci possa ammazzare».

P.S. – È stato divertentissimo guardare le immagini da Ramallah dei manifestanti anti Bush europei e nordamericani picchiati dalla polizia dello Stato che vorrebbero veder nascere. La pace del cervello.

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L'altra Hillary.

Non è quella che piange, su suggerimento dei suoi spin doctor, ma la cima della montagna più alta del pianeta. Il Picco XV conquistato da sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay nel millenovecento e cinquantatrè, Hillary il quale con l'understatement di ogni gentiluomo disse all'amico di una vita, George Lowe, ridiscesi al campo base «Well George, we finally knocked the bastard off». Sir Edmund se ne va, per aspera ad astra. Buon viaggio.

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Chi fa la guerra a chi.

Lahore, Pakistan (Reuters) – E' salito a 22 morti, in gran parte poliziotti, il bilancio delle vittime dell'esplosione provocata oggi da un attentatore suicida all'esterno della sede dell'Alta Corte nella città pakistana di Lahore. Lo hanno riferito funzionari della polizia locale.
I feriti sarebbero una sessantina.
L'attentatore – un giovane sui 20 anni – è arrivato in moto, poi è andato a piedi verso gli agenti, dicono gli investigatori.
L'obiettivo dell'attentato erano probabilmente gli agenti che si trovavano al di fuori dell'edificio giudiziario, hanno riferito testimoni. Gli agenti erano sul posto per una manifestazione di avvocati.
Il Pakistan è stato sconvolto da numerosi attentati negli ultimi mesi, e alla fine di dicembre dall'omicidio della leader dell'opposizione Benazir Bhutto. Ma finora a Lahore, capoluogo del Punjab, non si erano registrate violenze.
La regione è la più ricca del paese, ed esprime la metà dei seggi della Camera bassa del Parlamento pakistano.

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Mentre razzi islamisti piovono su Israele.

Khartoum, 8 gen. (Ap) - Un gruppo di peacekeeper delle Nazioni Unite di stanza in Darfur è stato vittima oggi un'imboscata, la prima dall'inizio di una missione di pace Onu nella regione sudanese.
Secondo una nota diffusa dai responsabili della missione, nell'agguato è rimasto ferito l'autista sudanese di uno dei mezzi del convoglio preso di mira. I 'caschi blu' non avrebbero risposto al fuoco degli assalitori né subito perdite.
L'imboscata - si legge nel comunicato di Unamid, la missione delle Nazioni Unite in Darfur - è avvenuta la notte scorsa, nei pressi del confine con il Ciad.
"E' la prima volta che Unamid è attaccata" ha dichiarato Noureddine Mezni, il portavoce della missione. "Speriamo sia anche l'ultima".
Lo scorso 31 dicembre, Unamid è subentrata a una missione dell'Unione Africana dispiegata da diversi anni. Sulla base di quanto stabilito in sede di Consiglio di sicurezza, alla forza di pace dell'Onu devono partecipare 26mila 'caschi blu'.
Un accordo con il governo sudanese prevede che i peacekeeper provengano in gran maggioranza da Paesi africani. Dal 2003, in Darfur un conflitto civile ha causato circa 200mila morti e due milioni e mezzo di sfollati. A combattersi sono milizie arabe sostenute dal governo di Khartoum e guerriglieri locali, di etnia africana.

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Non ha tutti i torti.

Ho per i banchieri la stessa simpatia che si ha per un malfattore che ci punta un'arma addosso. Continuo a sostenere che il primo delitto della società contro l'individuo sia il monopolio di emissione di moneta. Oh, come sarebbe il mondo se accettassimo una semplice verità: il denaro è merce come ogni altra; se solo potessimo competere fra monete basate sulla bellezza della cartamoneta stessa, sulla sua rarità, sui mille fattori che fanno l'arte. Eppure l'avviso di Trichet, presidente della Banca centrale europea, sull'aumento dell'inflazione che potrebbe essere alimentato dalla detassazione dei salari qualche campanello d'allarme dovrebbe farlo suonare.

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Agenda duemilaotto.

Spendere una settimana a letto con l'influenza non è il massimo, specie quando non si riesce a sfruttare il tempo leggendo. Avevo qualche libro ancora impilato sul comodino e l'ultimo numero di SteamPunk Magazine da leggere ma gli occhietti miei belli mi tradivano ogni due pagine. Troppo lacrimare e troppo soporiferi i medicinali che la farmacista mi aveva dato. Se non altro, ho avuto modo di ragionare sugli avvenimenti centrali per l'anno appena iniziato.
È impossibile eludere due eventi: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e le olimpiadi di Pechino. Su queste ci sarebbe tanto da dire, tanto come già se ne è fatto nel recentissimo passato. Boicottarle o no, boicottarle perché, boicottarle come. Una cosa è chiara: non si tratta di Mosca 1980 o Los Angeles 1984. Sarebbe già abbastanza raccontare come vanno gli sfratti coatti dei ceti deboli nelle zone che saranno rase al suolo in questi mesi per edificare qualche casa dell'atleta in sabbia e cartongesso, senza dover citare le quotidiane stragi di lavoratori nei fatiscenti opifici dell'Impero di Mezzo o la repressione d'ogni dissenso sindacale o intellettuale.
Le elezioni statunitensi, invece, saranno divertenti come sempre. Lo sono già, a partire dal primo caucus tenutosi in Iowa. Fra parentesi, qui si sostiene John Edwards in campo democratico e si prega per un tandem Giuliani-Bloomberg – impossibile perché entrambi newyorkesi: l'impossibile è però fondamentale materia di preghiera – in campo repubblicano. Oggi si tengono altre primarie in New Hampshire; si tratta d'uno staterello del New England, l'unico a non essere dominio incontrastato della sinistra liberal dei Democrats. Non che il test sia indicativo in sé: dodici anni fa a vincere la gara nel GOP fu l'ultradestro Pat Buchanan, quattro anni dopo fu John McCain. Ma è comunque interessante seguire le vicende delle primarie, a cominciare dalla partecipazione al voto. In Iowa è stata molto alta. Se la tendenza dovesse confermarsi si prefigurerebbe una corsa all'ultimo voto il quattro novembre prossimo.
C'è un'altra vicenda, però, che sembra dominare gli organi di stampa ed il dibattito politico: la questione ambientale e del supposto surriscaldamento globale. Non so quanti di voi abbiano visto tanta neve quanto quest'anno nelle nostre città, ma non è in questa polemica che voglio entrare, come invece fanno decine e decine di scienziati che minacciano al contrario una nuova era glaciale. Del resto, se Nancy Pelosi afferma che l'aumento delle temperature e la riduzione dei gas serra sono «una delle nostre più alte priorità al Congresso», se il segretario generale delle Nazioni Unite descrive il cambiamento climatico come «l'argomento chiave della nostra epoca» e nel mondo delle imprese si fa largo la produzione a zero impatto, un motivo ci sarà. Lo scetticismo del quale mi faccio alfiere – forte della inesistenza di dati climatici vecchi di millenni e della storia dell'umanità, con le sue migrazioni per acqua e cibo – non mi fa credere ad una improvvisa fine del mondo. Quella è roba buona per creduloni e vecchie volpi come Al Gore il quale, in assenza d'un invito all'Isola dei Famosi, si ricicla quale ambientalista. Dopo aver inventato, ipse dixit, Internet.
Un motivo ci sarà: le nostre buone coscienze, principale bersaglio di marketing di aziende e politici; oppure i grandi affari che si fanno riconvertendo produzione industriale e agricola ai nuovi carburanti, i quali stanno preparando nuovi Biafra in mezzo mondo. A cominciare dai contadini più poveri del pianeta: l'India, il Brasile. Brasile nel quale si disbosca la foresta pluviale, e in Indonesia s'è già fatto, per far largo a monocolture intensive – ovvero ad alto spreco di acqua potabile – non già di soli mais o canna da zucchero, che potrebbero essere eventualmente oggetto di raid in cerca di cibo, ma di piante non commestibili neanche dagli animali, che danno tanto buon olio essenziale da distillare e purificare e chissà che altro per esser convertito in carburante per le nostre centrali elettriche da Wellington a Novosibirsk.
Insomma, per amor d'onestà, qui si pensa che vi stiano facendo fessi per l'ennesima volta. Come fecero chiamando «verde» la benzina priva di piombo e ricca di sostanze aromatiche quali il benzene che, come sa qualsiasi persona passata attraverso un liceo scientifico, sono potenzialmente più cancerogene del piombo stesso. Ma stavolta ci sentiamo tutti più bravi e dedicati a salvare il pianeta. Fate attenzione.

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Esistenza in vita.

Si pensava di commentare monsieur Napolitano e la prima predica del Grande Inquisitore così come le intenzioni di revisione della legge 194, ma sono vieppiù impegnato a disegnare un blog. Sarà il blog della «casa nel bosco» e di tutte le personcine e gli animali che passeggeranno, mangeranno, dormiranno, berranno da quelle parti. Un blog intimista se non intimo, più affine all'Ourfavoriteshop di quanto non volesse esser Fnord. Fnord che rimarrà aperto e sempre più dedicato a questioni generali.
In buona sostanza, qui si manterrà un discreto aplomb mentre vi si deporterà altrove a far cagnara e parlar di noi. A casa nostra.

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