Duemilaotto.
Fra le tante altre cose, il duemilaotto ci regalerà l'anniversario più noioso del millennio, quello del Sessantotto. Già sono cominciate le release di volumi ed articoli, ora pro ora contro, le mille ricostruzioni della love generation, dello scontro di piazza, della minigonna, dell'assalto al cielo. A quella generazione che in nome dell'antiautoritarismo creò un sistema di valori totalitario tutt'oggi vigente, ecco, a quella generazione di splendidi sessantenni fate i vostri migliori auguri. Di avviarsi a scomparire silenziosamente, con maggior sobrietà di quanto non abbia saputo gestire il potere che conquistò e detiene con esclusività.

Per chi fosse dalle parti di Asti.

Vengo a prendervi le firme a casa.
Piselline e pisellini, facciamo il nostro primo dispetto all'onorevolesindacovescovosegretario del Partito di Dio?

Keeping the lasagna flying.
Ricomincia, dopo un breve periodo di stop nel quale s'è programmata la costruzione d'una base lunare, il progetto della terraformazione del pianeta rosso. La Repubblica scrive: «Nel 2009 partirà il Mars Science Laboratory americano, che dovrà dare il cambio agli ormai esausti Spirit e Opportunity che hanno vissuto per tre anni (...) Nel 2011, la Nasa farà volare piccoli aerei, palloni aereostatici capaci di gonfiare e sgonfiarsi con il calore solare e mappare a bassa quota la superfice del pianeta, mentre arriverà dall'Europa ExoMars, il primo robot esploratore europeo. Ma sarà a metà del prossimo decennio, attorno al 2015, che l'impresa più ambiziosa sarà tentata, il viaggio di andata e ritorno di un vascello spaziale che dovrà portare Marte sulla Terra e restituirci campioni sostanziosi del pianeta. Poi, quando un'altra spedizione attorno al 2020 avrà confermato la fattibilità del viaggio di andata e ritorno, riportando altri campioni del suolo marziano, il salto dell'uomo sarà preparato, non prima del 2030, mentre un'altra base permanente sarà stabilita sulla Luna, dove la Nasa ha promesso di tornare, questa volta per rimanerci».
Stiamo per andarcene. Parallelamente alla creazione di farmaci allunga-vita, la nostra meravigliosa specie di predatori e divoratori di risorse naturali – dopo aver praticamente esaurito la Terra – sta programmando il primo grande salto nello spazio, alla ricerca di nuove case da abitare. Noi non ci saremo, ma forse avremo il privilegio di vedere la base lunare funzionante. È di grande consolazione, però, pensare che l'istinto di colonizzazione non s'esaurisce a questa sfera di roccia che abbiamo largamente mappato. Andiamo, andiamo: lì dove nessun uomo è mai giunto prima.

Nuove dal fronte nordorientale.
I Savoia vogliono dallo Stato italiano un risarcimento. Prima morale, poi economico, per il lungo esilio trascorso in Svizzera. In prima battuta hanno annunciato una richiesta di risarcimento pari a 260 milioni di euro. Poi hanno in parte rettificato ventilando una cifra minima, simbolica.
Una presa di posizione, quella dei reali, che ha sollevato indignazione e polemiche. E a voler dare sostanza all'indignazione di un popolo, quello ebraico, è Ilan Brauner, 62 anni, israeliano, medico legale e imprenditore nato a Haifa. In Italia dal 1959, Brauner è uno dei membri di punta della comunità ebraica di Treviso: lunedì è partito alla volta di Roma per rivolgersi all'Unione della comunità ebraiche. Chiedendo di portare in tribunale i Savoia attraverso la formula della class action, azione legale collettiva all'americana prevista dalla nuova finanziaria.
«Il fulcro della denuncia saranno le leggi razziali contro gli ebrei del 1938 - dice Brauner - I Savoia sono eredi di un reale che ha siglato una legge crudele e assurda, che ha tolto libertà e dignità al popolo ebraico. I Savoia vogliono essere risarciti dallo Stato italiano per il loro esilio, chiedono i danni morali? Bene, noi vogliamo essere risarciti dai Savoia perché la casa reale ha cancellato la nostra libertà, i più elementari diritti civili provocando un enorme danno morale ed economico».
La presa di posizione di Brauner ha il pieno sostegno di Elia Richetti, rabbino capo della comunità ebraica di Venezia: «I Savoia – dice Richetti – denotano quanto meno scarsa sensibilità e scarsa fedeltà alla parola data in precedenza: avevano detto che sarebbero rientrati in Italia dall'esilio senza accampare alcuna pretesa. Così non è stato».
(si ringrazia la gentile corrispondente, fornitrice della notizia)

La mia memoria.
dimenticavo di ringraziarti per questo. Bella la canzone, bravi voi a riarrangiarla, le solite cose che si dicono in società. Grazie, invece, per aver riproposto segni e stili del mio, del nostro passato. Era un pezzo che non ne vedevo in giro, che mi rifiutavo di andare in giro per non incontrare ciò che è stato. Magnifica sensazione, quella provata nel vedervi passare fra target, frecce e colori che hanno significato ben più di un generico qualcosa nella mia vita. Come si dice, once a mod always a mod. Il disco, nel complesso, è assai carino. Forse poco riuscita Poison Ivy, ma nelle orecchie ho quella dei Lambrettas: dubito, pur con tutto l'amore e la simpatia nei tuoi confronti, che alcuna altra versione potrebbe significare più di quella. Somewhere in my heart, invece, è persino più bella dell'originale. Per tacere di Over my shoulder e Pensiero d'amore: brillanti. Bravo, bravi.
Goodbye, Blackberry Way.

The power of Love.
Agli amici che interverranno, offro l'aperitivo alla Buvette di via Vittoria. L'amore esiste eccome. Sfrontato, incosciente, potente: vola, si tuffa, va e ritorna.
Torna, tanto per dire, la fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”. L'inaugurazione s'è tenuta oggi a mezzogiorno, l'iniziativa – ricca di appuntamenti e d'una mostra di Mattotti, nonché di fantastici sconti sui volumi – prosegue fino a domenica. È aperta dalle dieci alle venti, alle ventuno venerdì e sabato; si tiene, come al solito, presso il palazzo dei Congressi dell'Eur.

Buone maniere. Qui semplicemente non succede.

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