Sms. Uso privato del mezzo pubblico.
Finito. Per oggi dovrebbe essere andata. Brochure praticamente chiusa, sul sito web di
quellilì ho lavorato, dovrei metter mani ad un altro sito ma posso rimandare a domani. Anche perché verranno i tipi della brochure a dare un'occhiata prima dell'invio al tipografo. Posso rispondere al tuo sms. Lo faccio qui perché credo che abbia una valenza più generale del singolo, tuo caso personale.
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Hurry me home to Blighty.
Una canzone popolare della Grande Guerra cantava così: «T
ake me back to dear old Blighty! Put me on the train for London town! Take me over there, drop me anywhere. Liverpool, Leeds or Birmingham, well, I don't care! I should love to see my best girl, cuddling up again we soon should be, whoa!». A gennaio si torna lì, per qualche giorno e puntate nelle librerie, a caccia di novità editoriali e vecchi classici, libri amati in italiano e da possedere anche in lingua originale. E qualche visita a tutti i
tandoori sulla strada fra una libreria e l'altra, certo. Nel cuore, il dolore per la chiusura del nostro ristorante preferito, al mercato di Greenwich. Niente più
kidney pie, bollito d'agnello in salsa di menta,
Yorkshire steaks. Ma il cuore batte lì, proprio lì.
Stamani il
giornale di riferimento pubblica in prima pagina una
foto bellissima per una notizia d'apertura inusuale: scontri alla Oxford Union fra antifascisti e polizia a protezione d'un dibattito organizzato dal sindacato studentesco; dibattito al quale eran ospiti Nick Griffin – leader del British National Party – e lo storico David Irving. Critiche all'azione diretta sono venute da un altro ospite del convegno, il deputato libdem Evan Harris, in base alla tesi – qui condivisa – che il diritto di parola vale per tutti, specie per gl'imbecilli le cui opinioni possono esser smontate in due mosse. Il resto dell'articolo, con dichiarazioni dei due illustri ospiti, lo trovate
qui.
Un'altra segnalazione, sempre dalle pagine dell'Independent, è un articolo-intervista davvero ottimo ad Ayaan Hirsi Ali, la deputata olandese che, ai tempi dell'omicidio Van Gogh, si ritrovò vittima di una fatwa. Oggi la corona olandese la priva anche della scorta. Dentro c'è di tutto: dai deserti somali alla vita nell'Età del ferro, la violenza domestica, l'islamizzazione tribale, l'arrivo in Europa, le minacce per la propria vita, quest'ultimo tradimento perpetrato da un governo europeo alle nostre stesse dichiarazioni dei diritti umani. Lo trovate
qui.
Velo pietoso sull'intervista di Daniele Capezzone al Foglio. Ci si astenga, per cortesia, da battute sgradevoli e potenzialmente dolorose.
«
Tiddley-iddley-ighty, hurry me home to Blighty, Blighty is the place for me!».

Insussistenza di indizi.
Ovvero, se han deciso che sei coinvolto in un reato, ti tengon dentro senza prova alcuna in attesa che la realtà si lanci contro lorsignori inquirenti con la delicatezza d'un Tir. Se sei fortunato. Altrimenti, c'è sempre un pestaggio – ancora i Gom? – per farti finire al cimitero.
I Gom, già, creati da Diliberto. C'è un pezzetto del Corsera del 2001, ministro all'Arenula era Castelli, che spiega chi sono.
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Pakistan: no, dico.
L'avete visto il «no comment» di stamane su Euronews? Se non l'avete fatto, potete
cliccare qui. Dura qualche minuto, forse due. Ci vuole un attimo. Guardate, ascoltate. E ditemi se non vi commuovono le immagini dall'università del Punjab, da Lahore, da Islamabad. Stamattina, qui, siamo pieni di amore verso il mondo e l'umanità. Quella bella umanità che se ne impippa della legge marziale e sfila, chiedendo in – presumibilmente – punjabi ed inglese il voto, la democrazia, la libertà di espressione.

Tra accoglienza ed espulsioni l’avantindrè della politica.
Mentre imperversano le diatribe tra buonisti e cattivisti sul
decreto-legge del Governo in materia di espulsione degl’immigrati
violenti o irregolari può essere utile ricordare un mio intervento di
ben 12 anni fa in tema d’immigrazione intitolato “La via buonista al
fascismo”.
(dal blog di Luigi De Marchi) (more)

Senza titolo. No, più d'uno.
Perché avrei potuto scrivere titoli come «L'aria della città» o «La nemesi», com'anche «
Il giorno del cobra» o «
La polizia sta a guardare». Bon, lascio l'area del
Macro, risalgo via Nizza, piazza Fiume, via Cernaia, tutti quegli uffici dello Stato, arrivo in piazza della Repubblica ed attraverso da Magistero per andare alla Feltrinelli International prima di tornare
a bottega. Il traffico si ferma per far passare me, ultimo della fila, ed una dozzina di pedoni. L'occhio del grafico coglie una chiazza biancoceleste sul parabrezza di uno scooterone, guidato dal solito quarantenne un po' impedito. Adesivone con scudo, omino che calcia, la scritta Irriducibili Lazio. Un secondo, non di più, lo conosco a memoria. Non devo immagazzinare alcuna informazione nuova. Il tempo di girare la testa, fissare, riportarla in avanti. Tocco il marciapiede, lo scooter parte e sfila dietro me, la voce del tale a mezza bocca: «Assassino».
Ha preso
me per un poliziotto. Sto invecchiando o il mio guardaroba è sempre più borghese. Sto invecchiando
e il mio guardaroba è sempre più borghese.

Tanto per dire.
Stimato signor Olmert, come saprà meglio di me, militanti di Hamas hanno aperto il fuoco per l'ennesima volta su loro fratelli appartenenti al partito di Fatah. Le cifre non sarebbero certe, come non lo sono mai quando si parla di zone tribali e guerre fra bande, ma il presidente Abu Mazen ha parlato di strage. Una strage premeditata, lo sanno tutti, che fornisce un ennesimo spunto alla leadership palestinese per sconfiggere il movimento integralista e ricominciare il dialogo col suo governo.
Ebbene, signor Primo Ministro, noi tutti sappiamo che lei non è Ariel Sharon; come sappiamo che assai probabilmente il Likud tornerà al potere alla scadenza della legislatura. Non si crede che lei e la maggioranza che la sostiene abbiate la forza e l'autorevolezza di proseguire sulla strada del ritiro unilaterale dalla Cisgiordania. Forse sarebbe questo il momento, invece, di sparigliare le carte e liberare
Marwan Barghouti. Sì, sappiamo che è un terrorista, direttamente ed indirettamente responsabile non solo della guerriglia contro l'esercito di Israele, ma contro i suoi abitanti. Sappiamo che porta addosso il sangue di giovani sposi, anziani, ragazzi in fila per entrare in discoteca, pendolari e bambini sui bus del mattino. Eppure, il criminale potrebbe essere una pedina fondamentale per recuperare ad un'area laica complessiva i giovani di Fatah che oggi sotto molteplici sigle sostengono la lotta armata di Hamas, e recuperarli allo scopo di liberare la striscia di Gaza dagli islamisti.
Si potrebbe pensare ad un patto a tre, fra il governo di Gerusalemme, la presidenza palestinese e lo stesso Barghouti, sulla base del progetto di accordo che a suo tempo Ehud Barak, oggi suo ministro e leader laburista, propose ad Arafat.
Oh, certo, è una scommessa a perdere. D'altronde lo saranno anche le elezioni prossime venture. Ed allora, perché non rischiare?

Cinema e vita.
Alla vigilia del primo voto al Palazzo di Vetro a New York – previsto per il 14 o 15 novembre e che si potrà seguire in diretta dalla sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina 76 a Roma – Nessuno tocchi Caino organizza nell’ambito del MedFilm Festival un evento pubblico contro la pena di morte e a sostegno della moratoria universale delle esecuzioni capitali. Partecipano: Mariella Nava, cantante; Giovanni Albanese, artista; Francesca Reggiani, attrice; Achille Bonito Oliva, critico d'arte; Pablo Echaurren, pittore; Stefano Disegni, vignettista; Pino Caruso, attore; Giovanni Anversa, conduttore televisivo; Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno tocchi Caino; Ginella Vocca, direttrice del MedFilm festival.
L'appuntamento è per martedì tredici novembre alle 16.30 presso il Cinema Europa in corso Italia 107 a Roma. L'ingresso è gratuito.

Consiglio per l'acquisto.
«La verità imprescindibile è che l'universo è diviso tra Bionde e Brune. Non è solo una questione di colore di capelli. È un tratto cosmico. La Bionda Cosmica fluttua nella vita galleggiando su un raggio di sole, di successo in successo. La Bruna Cosmica è tormentata e riflette, si logora e si irrita, si rivolge all'interiorità e si avvinghia all'opinione che una vita analizzata in tutti i suoi aspetti sia l'unica che merita di essere vissuta, nonostante le prove del contrario. La Bruna Cosmica scrive e legge libri, si preoccupa, condanna e valuta, giudica, discerne e dubita. La Bionda Cosmica fa lo sci d'acqua».
David Brooks, Happy days, per i tipi di Lindau

Passi i cattocomunisti.
Ma, compagni belli, dal Prc alla Sinistra democratica, dai Verdi al Pdci, mi spiegate perché al Senato vi siete astenuti su una banalissima mozione socialista che chiedeva la reintroduzione del pagamento Ici per le proprietà commerciali – hotel, negozi, resort: mica parrocchie – della Chiesa?

Sette novembre.
Mentre il segretario d'un partito di maggioranza festeggia a Mosca il novantesimo della presa del Palazzo d'Inverno, in Pakistan esercito e polizia seguitano ad arrestare gli avvocati che manifestano contro la legge marziale e a favore degli istituti di democrazia.
Vecchia piccola borghesia: che fortuna tu ci sia.

Ultraviolenza.
Passerà anche la buriana sui rom ed i romeni. Passano tutte, le follie collettive, non appena la massa e la sua industria della comunicazione producono un nuovo folk devil. Adesso è questo e bisogna sorbirselo. Intendiamoci: c'è da aver paura. Scrivevo pochissimi giorni fa, prima dell'orrendo delitto di Tor di Quinto, che «In città c'è aria di guerra, la gente è diversa da prima, ancora più incattivita». Ho la netta sensazione che non migliorerà; che con gli anni, le nostre metropoli diverranno assai diverse alla «Downtown» di Petula Clark: che gli scontri fra italiani e stranieri, e fra le diverse comunità straniere, saranno affare quotidiano. Intanto, da queste parti si fan le prove: in città e nelle località dell'hinterland girano squadre di ragazzi in passamontagna e mazzetta da cinque chili, taniche di benzina e rabbia da vendere. Per ora tocca a nomadi e romeni, domani chissà.
Fa un po' specie, però, che la politica abbia saputo commentare solo l'assassinio di Giovanna Reggiani. La lista delle violenze è già lunga, talmente corposa da non far breccia che fra le colonne delle brevi sulle pagine di cronaca locale. Si licenziano provvedimenti urgenti, sulla pelle dei morti si lancia la sfida al leader della propria coalizione, si moltiplicano le pene per reati minori, già più pericolosi – in termini di pena – di crimini ben più gravi. E si riempiono di nuovo le carceri del paese nel quale gran parte della pena – questo il vero scandalo della giustizia italiana – si sconta in custodia detentiva, prima di avere un processo. Colpevoli o innocenti che si sia.
