Per chi cerca un'auto quasi nuova.

Su eBay, un suddito di Sua Graziosa Maestà mette in vendita una limousine Mercedes che sarebbe appartenuta dal 1975 al 1979 nientedimeno che a Pol Pot. Cinquantamila euro e passa la paura. Il terrore, quello degli ossari e delle fosse comuni sparse nella giungla cambogiana, rimane.

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Da pių di trent'anni.

Oakland, California. Dal lato opposto rispetto a Boston, dove i Red Sox vincono – Sweet Caroline! – per la seconda volta in quattro anni le finali del campionato di baseball. Oakland è anche dal lato opposto, speculare, rispetto a San Francisco. Scrive Paul Harris sull'Observer: «La città è sempre stata il gemello oscuro di San Francisco, incombente sul lato opposto della baia. Durante gli anni Sessanta, mentre San Francisco diveniva famosa nel mondo per la Summer of Love, Oakland esplose di politiche radicali e black power. Fu su queste strade tormentate che nacquero le Black Panthers, militanti armati che ispirarono la gioventù nera quanto terrorizzarono i bianchi. Fu qui che l'Armata di Liberazione Simbionese cominciò a vagare in cerca di prede. E qui che, mentre gli hippie predicavano l'amore libero a San Francisco, rapì Patty Hearst e fucilò il sovrintendente all'istruzione di Oakland con proiettili intinti nel cianuro».
È ad Oakland che muore un giornalista, Chaucey Bailey, assassinato da una notizia. Assassinato come non succedeva da più di trent'anni negli Usa, per aver investigato sugli interessi e le violenze connesse ad un gruppo di fanatici islamisti che ha gestito in pieno stile mafioso le strade dei ghetti attraverso la «protezione» degli esercizi commerciali ed i rapimenti a scopo di estorsione, in una città di soli quattrocentomila abitanti dove gli omicidi sono stati centocinquanta nell'anno passato, ottanta da gennaio.

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Cara, dolce, vecchia Europa.

Dieci novembre, anniversario della Kristallnacht, è convocata nella città vecchia di Praga una manifestazione contro la partecipazione ceca alla guerra in Iraq. A richiedere l'autorizzazione, concessa dall'amministrazione locale, è un noto estremista di destra. Dietro le proteste della comunità ebraica locale, a causa degli inviti alla partecipazione su siti neonazisti cechi e del percorso che toccherebbe per ben due volte le antiche sinagoghe, la magistratura vieta il corteo. Il consiglio comunale di Praga fa ricorso: non si può vietare una manifestazione che ufficialmente non incita alla violenza razziale.

Chi ha ragione, fra magistratura e comunità ebraica da una parte e consiglio comunale dall'altra? È per questo che amo questo pezzo di terra nel quale sono nato. Tutto è dibattito, da quando siamo liberi.

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Non avrei saputo dir meglio.

Il padre di Hina andrà sotto processo da oggi. Uccise la figlia accusandola di vivere all'occidentale. Un consiglio di famiglia decretò la sentenza. Il padre e altri familiari la eseguirono. Il corpo fu seppellito in segreto. Il fidanzato di Hina, ragazza pachistana che voleva vivere come le sue coetanee, si disperò e spinse alle ricerche. Ora il processo. Il padre di Hina rischia l'ergastolo. Spero che glielo diano. Sarebbe il più grande contributo all'integrazione. Non ci sono attenuanti che provengano da un'altra cultura. Qui siamo liberi di fare e non fare, di dire e non dire. Chi viene qui è libero, femmina o maschio. Il contributo all'integrazione verrà dall'idea che non c'è un'attenuante che viene da un'altra cultura. Pochi giorni fa ci siamo scandalizzati perché un giudice in Germania ha dato attenuanti a un maschio italiano che aveva ferocemente picchiato la sua donna sostenendo che si era comportato da sardo. Ecco, cari giudici. Non fate come lui. Non si è comportato da pachistano, ma da padre crudele e da maschio idiota. Sentenza dura. (dal blog di Peppino Caldarola)

Rimandando ognuno a Maschile Plurale e alla cronaca nera di questi giorni, nella quale, fra gli altri orribili fatti, erano presenti le tragiche vicende di due bambine di quattro anni. Una violentata dallo zio – che ha dichiarato «Perché, le donne non nascono per questo?» – ed un'altra dal babbo e dal fratello maggiore. C'è una guerra in corso: disinneschiamola.

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Delle polemiche sulla Levi-Prodi.

Bene fanno gli internauti a preoccuparsi di un decreto del Governo che porterebbe alla registrazione dei blog quali prodotti editoriali, sottoposti alla legge sull'editoria e quindi alla gestione da parte dei soli iscritti all'albo dei giornalisti. Peccato che il dibattito si fermi al «Non toccate i blog». Il problema, anche di portata costituzionale, è l'intera legislazione sulla stampa, ovvero: se la Costituzione garantisce a qualsiasi cittadino la libera espressione, esplicitamente nell'articolo 21: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure», perché vige una legge che limita il dettato costituzionale ed i legittimi diritti di ognuno di noi?

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Ai compagni che sfilano domani.

Fate buon viaggio. Nel caso ne aveste tempo e voglia, vorreste spiegarmi che venite a fare a Roma? Contro la precarietà, certo. E persino giusto: lo dice anche il papa. Quando condite quel termine con flessibilità, però, siete certi di non operare una forzatura? Io non riesco a vedere Carlo Marx e Federico Engels organizzare le masse contro la rivoluzione industriale: al contrario, quel po' di marxismo che conoscete dovrebbe dirvelo, Marx ed il suo mecenate sono esistiti per come li abbiamo conosciuti grazie alla rivoluzione industriale. Altri erano i distruttori di macchine. Non loro e non voi, nipotini.

In definitiva, trovo antistorica la vostra posizione: davvero ritenete, ancora una volta in compagnia dei cattolici, che il lavoro nobiliti l'uomo? Che gli sia necessario per darsi una definizione di sé? A me sembra di vivere in un'epoca ed in un luogo nel quale il lavoro ha perso la centralità che ha avuto nella vita, personale e collettiva, per i nostri genitori ed i nonni. Non che voglia la primogenitura di questa riflessione: in tutta umiltà, ben altre teste e la parte migliore della generazione che fece il Settantasette si accorsero della scomparsa del fordismo come sistema di produzione e riproduzione. I vostri padri ed i vostri attuali dirigenti li spedirono in galera, ma questa polemica preferisco evitarla. Anche stamani, il Corriere della Sera – o è il Sole 24 Ore? – pubblica un articolo per suonare le campane a morto al sistema fordista e dare il benvenuto al sistema «Lego». Sistema nel quale l'azienda e lo Stato redistribuiscono ricchezza non attraverso i sistemi cui tutt'oggi vi appellate ma attraverso servizi di formazione ed assistenza sociale più diffusi, secondo il modello scandinavo, from the womb to the tomb.

Coltiviamo qui un netto individualismo. Non ci fidiamo né auspichiamo l'assistenza aziendale e tantomeno quella statale: temiamo le ingerenze nelle vite delle persone ed il conformismo, primo e vero responsabile della mancanza di ambizione e felicità degli umani e di stasi nella società. Qui si marca la differenza sostanziale fra noi e voi. Eppure permane il dubbio: perché combattete per un posto fisso da spazzini, invece di cogliere le potenzialità del sistema nuovo e chiederne emendamenti a favore delle classi meno abbienti? Il tutto, considerando i lavori flessibili come soli lavori di bassa lega, quando invece è maggioritaria la disponibilità di lavori altamente qualificati e per persone specializzate. È a mio avviso molto più sensata la posizione che fu della Rosa nel Pugno, per bocca di un Daniele Capezzone che nel frattempo s'è portato ad occuparsi di altro, di chiedere una revisione completa dello Statuto dei lavoratori e dei sistemi noti come «ammortizzatori sociali». C'è la possibilità – e la disponibilità di alcuni settori dell'imprenditoria, quindi dell'intellettualità – di riconoscere il salario come variabile indipendente dal lavoro. Sarebbe una rivoluzione nel nostro sistema di vita e di pensiero: altro che le parate sulla Piazza Rossa.

Non credo, infine, che ai vostri dirigenti piacerebbe una proposta del genere: a loro e alla loro sopravvivenza servono lavoratori stabili e poco qualificati. A voi, che siete in maggioranza giovani di belle speranze, non sembra più attraente di un posto fisso qualunque, perché questo ci sarebbe comunque per la maggioranza di voi, la possibilità di fare esperienze diverse, in più posti di lavoro, con la garanzia della continuatività del salario? E la classe che con una certa superbia pretendete di rappresentare, siete certi che la pensi come voi?

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Ma Pannella sta con Prodi, da Il Giornale.

«Non pensiate che siamo proprio tutti dei filo-americani col Winchester imbracciato, qui: no davvero. Ma quando la spietata realpolitik statunitense è capace di non transigere sui diritti umani e su ciò che è meramente giusto, senza curarsi del prezzo che ne pagherà, allora tutti americani lo siamo davvero.
Gli Usa hanno approvato una mozione che riconosce il genocidio turco degli armeni: e se ne fregano delle sconcertanti minacce di rappresaglia turca. Gli Usa e Bush hanno ricevuto il Dalai Lama inteso come rifugiato politico dalla Cina, gli hanno pure appigliato la medaglia d’oro del Congresso: e se ne fregano degli strepiti altezzosi di Pechino. L’Europa, intanto, nicchia. Prodi forse non sa neppure dove sia l’Armenia, mentre il 12 ottobre 2006 più semplicemente non volle incontrare il Dalai Lama. Il capo spirituale tibetano, all’epoca, incontrò i ministri Bonino e Pecoraro Scanio: ma non fu neppure un incontro ufficiale, ebbe luogo in un hotel.
L'accondiscendenza di Prodi verso Pechino, del resto, è nota da quando propose di sospendere l'embargo delle armi alla Cina. Nel 1994, diversamente, il Dalai Lama fu ricevuto ufficialmente dal Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro e dal premier Silvio Berlusconi. Differenze».

Il titolo del pezzullo non è casuale ed in tempi di costituenti socialiste e liberaldemocratiche, bene fa Il Giornale a sollevare la questione radicale: che fine han fatto i tradizionali temi delle battaglie politiche di Pannella e compagnia? Buona e giusta la battaglia, con e nonostante la Farnesina, per la moratoria sulla pena di morte ma – ed è solo un esempio – la Bonino al Commercio estero ha fatto ben poco. Il silenzio sui socialisti da una parte e su Capezzone dall'altra la dice invero lunga: gli unici matrimoni che piacciono a Torre Argentina sono quelli in cui i coniugi scelgono il marchio e la governance radicale. Nel caso della Rosa nel Pugno fu una scelta azzeccata: lo Sdi di Boselli non era in grado di partorire la benché minima iniziativa politica. Ma ora, esaurita la rendita elettorale e col rimescolamento delle organizzazioni di partito in atto, che intenzioni hanno i radicali?

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Chi si contenta.

Cina, Birmania, Darfur.

L'Unione europea vara timide misure contro il regime militare birmano. Ci auguriamo che serva ai birmani e alla ricerca di una politica estera e militare comune dell'Ue. Kouchner sull'Iran, invece, afferma che se dalla comunità internazionale non verranno adottate misure ancora più drastiche per fermare i teocrati dall'intento di dotarsi dell'atomica, la Francia farà da sola.

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Aridatece Bia. Anche Noa andrebbe bene.

Quando tre milioni di persone vanno a votare per una consultazione insignificante, facendo magari la fila invece di due passi sotto una delle belle domeniche autunnali, è un festa. Concordo con Prodi: una gran festa della democrazia e della partecipazione. Conta poco che i candidati fossero sostanzialmente tutti esponenti di cordate potentissime; non lima l'importanza della scelta di tre milioni di nostri concittadini che le liste per le quali votare fossero bloccate e stabilite dalle stesse cordate di prima; non importa, perché a votare è stato lo stesso popolo pecorone che ha sempre obbedito votando prima Piccì, ora Piddì, domani Piffì, Piggì, Pillì, Pimmì...

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Maledetta memoria.

O maledetta, semmai, la mancanza della stessa. Troppe cose, troppi impegni ed appuntamenti da tenere in testa e subito si dimentica una cosa: il trenta novembre scade il termine della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare la cui campagna si chiama «50 e 50», volta ad equiparare il numero di donne ed uomini nelle liste elettorali a qualsiasi livello, nazionale o locale. Lo promuove la benemerita Udi. Il tredici ottobre a Roma – dalle quattordici in piazza Farnese – ci sarà una manifestazione a sostegno della campagna. Io ho ovviamente firmato ed invito ognuno di voi a firmare nei luoghi citati nel sito della campagna: avere più donne in politica è un buon modo per incominciare a cambiare. Ed è melio cambiare, no?
Questo è il testo della proposta: (more)

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Le regole della casa del voto.

Una legge qualsiasi, nuova o ripescata, purché si torni al voto. Benché abbia le sue ragioni Brunetta a dire che gli italiani hanno il governo che si meritano, qui non vorremmo continuare ad essere responsabili di aver eletto Tommaso Goofy Schioppa, Massimo Hezbollah D'Alema, Clemente Mastella con l'inseparabile Clementina e via dicendo, culminando il climax in Romano Atarassia Prodi. E se vince di nuovo la Cdl, con MVB o senza, che importa. Almeno Tremonti fa ridere ed avendo una manciata d'euro da investire ci si potrà comprare una spiaggia.

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