Giovani promesse. E comunicazione di servizio.
Quando, fra amici, vediamo passare i ragazzini di oggi ci chiediamo che sarà di loro quando avranno trent'anni. Se potranno ricordare d'esser stati qualcosa, di esser stati parte di un insieme, che ricordi conserveranno. Ciò che ci sconvolge è la loro completa mancanza di stile; noi siamo cresciuti in ambienti «underground» popolati dalle subculture in voga negli anni Ottanta: i punk, gli skin, i mod, i dark, rockabilly e psychobilly, gli immancabili metallari. Spuntavano i primi b-boy, gli hardcorer si dividevano fra straight-edge e skater. Tutti facevano
tag sui muri e qualcuno diveniva un artista dell'aerosol.
Oggi i ragazzini sono tutti drammaticamente uguali. Si va ad un concerto reggae o hardcore e si vede la stessa fauna: malvestita, malpettinata, male e basta. L'identità sembra non essere più un assillo, lo stile di vita un impegno troppo gravoso in un'epoca in cui una moda dura, se va bene, il tempo di una stagione. E addio al total look.
Poi si scende in metrò, un po' prima del solito, e s'incontrano quattro ragazzine. Quindici, sedici anni, carine come si può esserlo a quell'età – prima che il corpo dimostri chi si sarà per il resto della vita – e agghindate punk. Ma punk davvero, non quegli sgorbi con le scarpe da tennis ciccione, i calzini a righe e i gusti musicali incasinati. Qui si trattava di quattro giovani punkettine assolutamente ortodosse. Gonna scozzese cortissima su fuseaux neri al ginocchio, giacchetto denim con spille da balia, pins e scritte ovunque, caschetto rosso fuoco o cresta da mohicano verde. E ti riappacifichi col mondo.
Saltando di palo in frasca, sfrutto lo spazio concessomi per avvisare chi sa di dover essere avvisato che gli ordini di scuderia per sabato son quelli di fottersene della manifestazione che parte da piazzale degli Eroi. L'appuntamento è domenica alle undici in piazza Walter Rossi, con la famiglia e gli amici di Walter. Poi, come al solito, ognuno faccia quel che più aggrada.

Commozione cerebrale.
Leggo da
Moltitudini del suicidio di André Gorz. Ad ottantatré anni, il pensatore francese ha posto fine alla sua esistenza e a quella della moglie, gravemente ammalata da tanto, evidentemente troppo tempo. Non ho tempo e forse neanche le capacità per discutere dell'opera di Gorz e del suo contributo all'evoluzione del marxismo. Più onestamente, non riesco a non pensare a questa scelta. Alla percezione di sé, così evidentemente forte, di essere in due e incapaci d'essere diversamente da questo, come – per quanto Maestra Ragione ci vorrebbe sempre sensati – a trovarla la cosa più struggente e delicata in cui sia incappato negli ultimi tempi.

Niente da fare.
Perché bisogna proprio esser sfaccendati per avere il tempo di provare invidia per i sudditi di Sua Maestà Britannica i quali, fortunati!, possono optare per un
fornitore di energia elettrica che la produce al cento percento da fonti rinnovabili. E noi no, miseri e tapini, parliamo ancora di carbone e nucleare, trattiamo con Ahmadinejad e ci teniamo buoni lo zar Putin, alla faccia dei buoni propositi della Carta dei diritti dell'uomo.

Solidarietą internazionale.
Riecco la sinistra a caccia di streghe, che chiede l'intervento dell'Unione europea e di quella di Prodi perché il gabinetto di sicurezza del governo di Gerusalemme ha dichiarato l'ovvio: «Hamas è un'organizzazione terroristica che ha preso il controllo della striscia di Gaza trasformandola in un territorio ostile». Cielo, che noia. Possibile che non vedano più in là di slogan e preconcetti vecchi di quaranta anni e di diretta produzione sovietica? Possibile che neanche il ministro degli Esteri si accorga che non solo i partner europei ma persino ed in primis Abu Mazen è contrario alla linea sua e di Prodi di includere ancora Hamas nel processo di pace, anche perché da quando Hamas è al potere non vi è più nessun processo di pace?
Il ministro per gli Interni, Meir Sheetrit, ha detto martedì che Israele intende accordare la cittadinanza ad alcune centinaia di rifugati provenienti dalla regione sudanese del Darfur. Israele, ha aggiunto Sheetrit, non può ignorare il destino dei rifugiati a causa della storia del popolo ebraico: «Così come il primo ministro Menachem Begin agì accordando la cittadinanza ai rifugiati dal Vietnam, lo stesso deve essere fatto oggi».
Fra le molte charity cui verso il mio denaro, quella che ho sempre preferito è Medici senza frontiere. A differenza di Emergency, almeno secondo la mia percezione, ha sempre avuto un atteggiamento pragmatico, non lasciandosi coinvolgere nel dibattito politico e badando al fulcro della questione: assistenza medica e psicologica a chi soffre per guerre ed altre tragedie. Ho ricevuto quindi, come ogni finanziatore, la Rassegna stampa 2006/2007. Bella lettura, ovviamente agiografica, nella quale è stato inserito un editoriale del direttore generale di Msf Italia, Kostas Moschochoritis, che chiarisce la natura dei rapporti fra la organizzazione umanitaria ed il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner. Ovviamente, essendo una contorta e contraddittoria filippica antioccidentale ed antifrancese, nella quale si prendono le distanze dall'unico governo europeo che si occupa della sorte dei profughi sudanesi, si giustifica l'assenso all'intervento militare in Ruanda nel Novantaquattro ma ne si nega la necessità di fronte ai «diavoli a cavallo» supportati dal regime islamista di Karthoum, non ne ho trovato traccia sul sito di Msf – né ho voglia di trascriverlo.
Sia sufficiente sapere che Msf non godrà più del mio denaro, quel poco che potevo dare, per stampare la sua propaganda.

Elementi di statistica.
Giusto per farli leggere a chi non li ha visti, ecco due sondaggi pubblicati nei giorni scorsi da
Eurisko per Repubblica e
Ekma per L'Opinione. A dimostrazione della quasi totale improbabilità della pseudoscienza statistica, i valori espressi dai differenti campioni sono altalenanti: una forbice comprensibile del 3% per Fi, una meno comprensibile del 5% per An, ed è solo un esempio. Il dato è comunque indicativo di un trend che continua ad affossare i partiti dell'area di governo a favore della Casa delle Libertà, che secondo Ekma avrebbe quasi il cinquanta percento delle indicazioni di voto pur priva dell'Udc. Il Pd è stimato tra il 25 ed il 28%, ben sotto il risultato della lista Uniti nell'Ulivo alle passate elezioni generali.
Interessante, nel sondaggio Ekma, la diversa attribuzione nel voto nel caso di presentazione di liste uniche a sinistra; di radicali e socialisti, invece, meglio non parlare.

Rinnovare il passaporto.
Continuo a chiedermi perché contribuii a fare la fortuna di Francesco Rutelli. Se avesse perso le elezioni per divenire sindaco di Roma contro Fini, forse la sua storia politica si sarebbe chiusa lì. Mi dichiaro colpevole, Vostro Onore, di aver permesso ad un convertito di occupare pagine e pagine di giornali per dichiarare come sia necessario schedarci tutti per essere più sicuri. Undici milioni di Euro per aprire il database del Dna, sei milioni l'anno per gestirlo.
E se questi fondi, invece, fossero destinati ad aumentare l'organico delle forze dell'ordine, formando meglio gli agenti di PS e CC, e a migliorarne i mezzi già in dotazione? Non saremmo più liberi, belli e sicuri?

Darfur, comunicazione di servizio.
Ricevo e propago, salutando con gioia l'iniziativa. Il sedici settembre, questa domenica, alle dieci, parte una manifestazione da Portico d'Ottavia, promossa fra gli altri dalla Comunità ebraica di Roma, dall'Ugei e dal Benè Berith Giovani. Lo scopo è l'informazione e la mobilitazione per il Darfur, ove grazie all'inanità della comunità internazionale un nuovo genocidio si sta commettendo. L'arrivo è a piazza Farnese, in cui sarà installata una mostra fotografica e – sotto lo sguardo di Giordano Bruno – presso la quale si terrà un concerto.
Chi necessitasse di presenze Vip per partecipare, può rassicurarsi: han dato l'adesione, fra gli altri, Monica Guerritore, Toni Capuozzo e Tiziana Ferrario. Non mancate.
Altre informazioni ed adesioni si possono trovare qui. Si può anche firmare un appello rivolto alle aziende televisive italiane affinché concedano maggior spazio all'informazione su questo nuovo scempio.

Del vaffanculo.
Sciltian mi chiede di spiegare la mia contrarietà alle proposte di Grillo. Ho risposto nei commenti al
suo post, ma ripropongo qui il ragionamento.
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Quel che fa girare il mondo.
Mentre in Italia s'è parlato – grazie al Cielo, poco: avete voluto la concertazione? Tenetevela – della scarsa crescita degli stipendi e dei salari; nel momento in cui Tommaso Goofy Schioppa dà i numeri ed annuncia che lo Stato non solo spende troppo ma male, che scoperta, affermando che le retribuzioni nel settore pubblico sono cresciute di dieci punti in più rispetto al settore privato dal Duemila ad oggi; mentre tutti torniamo al lavoro, vi rifilo uno studio di due ricercatrici statunitensi pubblicato dall'Organisational Behavior and Human Decision Processes Journal, reso noto dal Washington Post e dal britannico Guardian.
La professoressa di economia, alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Linda Babcock condusse una serie di esperimenti. Il primo riguardava un gruppo di settantaquattro volontari ai quali, per giocare a Boggle, era stata promessa una paga dai tre ai dieci dollari. Alla fine del gioco, era stata versata a ciascuno dei partecipanti la somma di tre dollari, il minimo, e chiesto se la cifra fosse sufficiente. Il numero di uomini che chiesero più soldi era otto volte quello delle donne.
La Babcock, quindi, fece un altro esperimento: a centocinquantatrè volontari disse che la paga, nell'arco identico al precedente, era negoziabile. Il numero di persone che chiesero una somma maggiore rispetto a tre dollari crebbe in termini generali ma in maniera significativa rimase il divario: cinquantotto percento delle donne e ottantatrè per gli uomini.
Un altro studio relativo a studenti che conseguivano un master e che avevano ricevuto offerte di lavoro dimostrò che la differenza fra gli uomini e le donne che avevano chiesto una paga migliore rispetto a quella proposta era quadrupla: il cinquantun percento contro il dodici e mezzo.
La spiegazione tradizionale per queste differenze è che gli uomini sono generalmente più aggressivi, probabilmente a causa di una combinazione fra geni ed educazione. La soluzione sarebbe quella di educare le donne ad essere maggiormente intraprendenti. La ricerca della Babcock e della docente alla Harvard's Kennedy School of Government di psicologia delle organizzazioni Hannah Riley Bowles offre una spiegazione assai differente: innanzitutto, le richieste di uomini e donne ricevono risposte diverse. Seppure è vero che le donne si danneggiano da sole non negoziando, lo studio afferma che la riluttanza alla trattativa da parte delle signore è basata sulla conoscenza del trattamento che avrebbero ricevuto se la trattativa fosse stata messa in campo.
Ad un campione di centodiciannove volontari, ambosessi, fu chiesto di esaminare le richieste di lavoro ed i curricula di uomini e donne. La domanda fatta ai volontari era semplice: se avrebbero assunto o meno i candidati, i quali erano tutti descritti come estremamente qualificati. Sebbene chi richiedesse di negoziare la paga era generalmente penalizzato, le due ricercatrici si trovarono a notare che la penalizzazione era doppia per le donne. In seguito, a duecentocinquantotto volontari furono fatti vedere video di candidati ad un posto di lavoro. Mentre le volontarie penalizzavano chiunque richiedesse di negoziare, gli uomini tendevano a colpire solamente le donne. Nello studio finale, a trecentosessantasette volontari fu chiesto di impersonare una persona alla ricerca di occupazione, lasciando loro piena libertà di trattare o meno la paga offerta. Le donne che sarebbero state selezionate da un uomo furono riluttanti a chiedere paghe maggiori, mentre non ci fu differenza alcuna fra i sessi quando a selezionare fu una donna. I volontari, quindi, stavano ragionando sulla percezione che avrebbero dato di sé; le donne erano consapevoli che avrebbero fornito un'immagine meno carina. Secondo la Bowles, «C'è un ovvio beneficio nel negoziare, giacché chi negozia dal primo contatto ha anche più probabilità di avere aumenti maggiori nel corso della carriera ma questo aspetto va soppesato col rischio sociale insito nel negoziare. Ciò che abbiamo dimostrato è che questo rischio è più alto per le donne che per gli uomini».

Being flamboyant.
Il caro
Anellide mi chiede – in realtà m'incastra in una catena di Sant'Antonio che provvedo a spezzare – di fornire cinque ragioni per le quali ha un senso
manu tenere un blog.
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