Ukraėna.

Libertari come abbiamo scelto di essere, abbiamo sempre inteso l'educazione – familiare o accademica che fosse – come un processo autoritario, che imponesse dei vincoli all'azione che, deliberatamente, un giovane può compiere. Ci è di conforto in questa opinione, oltre gli innumerevoli studiosi e pedagoghi dello stesso avviso, anche lo splendido Sofri che scrive ad un giovane nella qualità di fratello maggiore, esortandolo a fermarsi e pensare prima di compiere una scelta irreparabile – prima di tutto per la sua stssa esistenza – quale quella della lotta armata.
Alla stessa maniera, abbiamo considerato sempre la politica, anche nell'esercizio democratico, come un impegno di volontà destinato alla direzione della cosa pubblica, o collettiva. Fa dunque impressione – fra i già troppi silenzi: Algeria, Cecenia, Darfur, riarmo di Hizbullah per citarne qualcuno – il tacere delle istituzioni di Bruxelles sulla situazione ucraina. Nel caso fosse sfuggito a qualcuno, abbiamo sfiorato una guerra civile bella e buona.

I media ci han propinato negli anni passati la bella storia della «rivoluzione arancione». Della signora con le trecce bionde e dello scontro esiziale fra i due Viktor. Dei due, Juščenko – intossicato dalla diossina durante la campagna elettorale, senza che nessuno ironicamente citasse la sostanza come componente fondamentale dell'«agente arancio» noto come napalm - era il buono e ricopre oggi la carica di presidente della repubblica. L'altro Viktor – il filosovietico e panrusso: il cattivo – di cognome faceva e fa Janukovič ed oggi presiede l'esecutivo.

L'uno ha schierato l'esercito, l'altro ha agitato – come i Ceauşescu e gli Iliescu dei bei tempi – una folla di minatori. Fermi, ad un passo dal baratro. Fermi come l'Unione europea che appare più interessata a campare che a proteggere – ammesso esistano – le aspirazioni ucraine di adesione all'Unione stessa e a difendere quello che è comunque, adesione o non adesione, territorio europeo. È stato evitato un Libano, si è detto e scritto, e forse un'altra Jugoslavia. All'Istituto speriamo di non dover vedere altre guerre in questo continente ma non ci nascondiamo dietro ad un dito: è necessario, indispensabile arrivare in tempi brevi ad un trattato europeo. Non una costituzione, una bill of rights, ma qualunque pezzo di carta che dia il diritto – e ne riconosca il dovere – ad un esercito unificato di intervenire per questioni umanitarie nello spazio geopolitico europeo: dai confini russi al Mediterraneo.

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Il Piave mormorava calmo e placido.

Ventiquattro maggio. La radio pių cara compie trent'anni e festeggia con un aperitivo alle diciannove, sotto le sue finestre. I migliori auguri dall'Istituto.

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Unisci i punti.

Senza citare Gaza e la quotidiana mattanza di militanti di Fatah e di Hamas da parte di militanti di Hamas e Fatah, né la sinora moderata reazione di Israele che è pur bombardata quotidianamente, ci piace segnalare a riguardo dello scontro fra l'esercito libanese ed un gruppo armato palestinese le posizioni dei ministri degli esteri di due grandi paesi europei che si adoperano per la pacificazione dell'area.
Dichiara Massimo D'Alema: «La minaccia più grave» in Libano viene «dall'azione di al-Qaida più che dagli Hezbollah, che in realtà finora non hanno rappresentato una minaccia per le forze internazionali». Per Israele sì, ma poco importa; come poco importa che Hezbollah abbia riguadagnato le posizioni al confine e si sia riarmato, come poco importa che gli ostaggi israeliani restino tali. Dichiara invece Kouchner, fondatore di Medici senza frontiere e neoministro degli Esteri francese, dopo aver annunciato un incontro con Fouad Siniora: la Francia riafferma la volontà «alla costituzione di un tribunale a carattere internazionale incaricato, principalmente, di giudicare gli assassini di Rafik Hariri e dei suoi compagni».

Socialisti europei: can you spot the difference?

Post scriptum: bello l'articolo di Israel e Ferrara pubblicato ieri dal Foglio. Clicca per leggerlo.

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Merry men, uso privato del mezzo pubblico.

Dio stramaledica la fretta di quest'era. Mi hai detto dell'inaugurazione della anche vostra Casa del popolo, raccontandomi di essere intervenuto dopo un leader del movimento operaio, raccontando il vostro progetto ad una platea massimamente composta da operai ed ex tali, di quella «rude razza pagana» che ha passato la vita lungo le catene di montaggio. Raccontandomi di quei visi un po' perplessi che pure bovinamente si son sorbiti la tua tesi sulla nuova Sherwood. Istintivamente, ma anche troppo sbrigativamente, ti ho risposto: «Non temere, i loro figli capiscono». (more)

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A proposito del sinistro Mussi.

Copio ed incollo da un'email di un compagno di NetLeft:

MICROSOFT: INTESA CON GOVERNO, INVESTIMENTO di 1 MLN Dollari

Microsoft ha firmato un protocollo d'intesa con il governo per una collaborazione nelle attivita' di formazione, trasferimento tecnologico e progetti di ricerca in tre "Centri per l'Innovazione" che saranno realizzati in Piemonte, Campania e Toscana. La societa' di Bill Gates investira' un milione di dollari nel progetto mentre "il governo mettera' degli altri soldi", ha precisato il ministro dell'Universita' e della Ricerca, Fabio Mussi, che insieme al ministro della Pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, e all'amministratore delegato di Microsoft Italia, Marco Comastri, ha sottoscritto l'intesa. "L'Italia ha perso colpi negli ultimi anni ma ha grandissime potenzialita' - ha sottolineato Mussi - e questo modello avanzato di collaborazione tra poteri pubblici e grandi aziende e' volto ad aumentare il livello di specializzazione delle attivita' di ricerca del nostro sistema". Per Nicolais, che ha firmato il protocollo come responsabile dell'innovazione tecnologica, "si tratta di un ulteriore passo in avanti nella collaborazione tra multinazionali e universita', per attrarre investimenti sul territorio. Grazie a questo accordo - ha evidenziato - si aprono grandi opportunita' per la miriade di aziende medio-piccole, come ad esempio nella subfornitura". Il primo accordo, con la Regione Piemonte, prendera' il via mercoledi' prossimo. "Microsoft intende lavorare per aiutare il Paese a chiudere questo ritardo di tecnologia - ha affermato Comastri - attraverso due filoni: quello delle partnership e attraverso progetti concreti che portano innovazione sul territorio".

Devo aggiungere qualche riga per spiegare come questa scelta sia fortemente di destra? Che delude quella vasta area di intellettualità diffusa che produce e diffonde software libero, gratuito ed affidabile, senza spyware progettato dalla Nsa anche per enti locali italiani?
Che brutta la sinistra amica delle corporation.

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L'occaso.

Coraggiosa la Francia che sceglie Sarkozy – e qui ancora si ringrazia per non aver dovuto scegliere fra i due. Molto più semplice scegliere fra due settantenni che fra una donna ed un uomo di mezza età. In tutta Europa, in tutta l'Europa chiamata a votare in questi giorni, sconfitta è la sinistra. La sinistra conservatrice, principalmente francese, che ha giocato una campagna elettorale facendo leva sulle paure che i cambiamenti globali provocano e sulle classi di garantiti – i dipendenti pubblici, i pensionati, i lavoratori delle grandi aziende – che tradizionalmente la appoggiano. E tradizionalmente, se si toglie la parentesi del roi Mitterand, lascia campo alla destra gollista. Una destra gollista che non è meno sconfitta dall'homo novus figlio di immigrati, nazionalista ma non troppo, conservatore neanche tanto, occidentalista ma favorevole all'unione politica del continente, duro col crimine come il Blair dei primi anni. Un Blair il quale, invece, fa per lasciare allo scozzese – ancora un altro? – Gordon Brown un partito in panne, che arretra quasi ovunque ma timidamente, quasi avesse paura di spaventare il leader prossimo venturo. Deludono i tories, che pure avanzano di parecchio in Inghilterra, e subiscono una netta sconfitta i nostri beniamini liberal, probabilmente proprio a favore dei conservatori guidati dall'intraprendente Cameron.

Eccoci qui, a rimirare il futuro che ci sta alle spalle. La destra europea produce leader nuovi, di rottura – anche col proprio passato altrimenti rispettabile– e dichiara di voler cogliere le sfide del mondo nuovo nel quale siamo piombati, volenti o nolenti. La gente, i nostri cugini d'Oltralpe come i sudditi di Sua Maestà Britannica come i civilissimi scandinavi ed i loro cugini tedeschi prima, sceglie questi leader come protagonisti; come personal trainer verso un futuro – quello dinanzi a noi – che non somiglia affatto a ciò che fu.

La sinistra è minoritaria, passiva, incapace di lanciare sfide e persino di rincorrere, intercettare le pulsioni più basse ed egoistiche che pure violentemente fanno capolino nelle chiacchiere al bar, nei bistrot, nei pub, nelle saune. Quella italiana – colma di primedonne – è capace di far risuonare l'Internazionale ed una Bella Ciao eseguita da qualche complesso contemporaneo, di gridare allo scandalo quando muore un lavoratore, di recitare la litanìa evocatrice della tuta blu, di far comparire sul palco – solo al termine dell'esibizione delle primedonne maschili – la solita ed insignificante sequenza di ragazze, uomini di colore, donne. Tutti comunque uniti contro il precariato, l'Euro forte, la guerra americana. Tutti comunque muti, forse perché sordi, al ruggire del mostro islamista e alle richieste d'aiuto che provengono dalle terre che il mostro avvelena. Sordi ai cambiamenti sociali ed economici che sconvolgono gli equilibri tradizionali e che ci vedono arrancare dietro la Cina, l'India, il Brasile.

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Mi scrive Grillini.

Cara persona, e cortese, Franco Grillini. Forse non è sommerso (?) come Marco Pannella dalle email, per quanto ne dubiti visto il momento e le sue dichiarazioni. Fatto sta che gli scrivo a proposito del soggetto che lancerà al congresso di ArciGay e mi risponde: «il progetto è quello non certo di dar vita ad un nuovo partitino ma ad una grande associazione e movimento politico dedicato alle tematiche libertarie». Evviva, gli rispondo: un altro partitino non serve a nulla e nessuno. Molto meglio una lobby, un gruppo di pressione che possa tentare di incidere sulle scelte dell'area socialista, della sinistra coagulantesi, chissà del Pd. «Se sei della partita ovviamente ci fa infinitamente piacere», mi scrive, e si complimenta per le piccole regalìe grafiche – un Primo maggio creativo, il mio – che ho allegato.

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