Se le mie finestre dessero su St. James’s Park.

Se il mio onorevole culo fosse posato su una certa poltrona al Foreign and Commonwealth Office, chiamerei il Chief of the General Staff e ordinerei la preparazione del rientro dall'Afghanistan. Poi chiamerei il mio ambasciatore a Washington, e cortesemente chiederei lui di ricordare agli statunitensi come la “special relationship” tornerà ad avere senso se e quando ci sarà reciprocità. Acquisterei quindi una pagina sui principali quotidiani dell'anglosfera per denunciare il suicidio politico seguente alle scelte dell'amministrazione Obama. Essì che il Duemiladodici è vicino. In seguito, ritirerei la rappresentanza diplomatica a Buenos Aires: avvisandoli che a ogni loro proclama corrisponderà il dispiegamento di tot navi della Royal Navy a difesa dei sudditi e dei territori della Corona.

O Sergio, ma che ti prende? Ti salteranno le coronarie, se continui così. Cosa è successo?

No, non salteranno. E la mia poltrona è comodamente installata nel mio studio. Gli unici alberi che vedo sono quelli che ho pagato e fra i quali scorazzano i miei cani. Che cosa è successo, presto detto: la disgrazia che gli abitanti degli Usa hanno eletto a loro presidente ha dichiarato la neutralità di Washington rispetto alla questione delle Falkland.

Ancora? Ma è una guerra vecchia di quasi trent'anni!

Non ditelo a me. Lo so benissimo. Fossi stato un argentino, avrei costruito una statua a Maggie Thatcher e mi prostrerei ogni giorno alla principale artefice della caduta della dittatura del generale Galtieri. Quello dei desaparecidos, per chi non lo sapesse. Per ogni argentino che nasce, però, crescono tre o quattro peronisti e l'attuale presidente, la signora Kirchner, rivuole le Malvinas.
Rivuole.
Quando coloni britannici si insediarono alle Falkland, queste erano disabitate. Effettivamente, non sembrano essere mai state abitate prima dell'arrivo dei coloni britannici, se non per un breve periodo da coloni di Saint-Malo, da cui il nome francese delle isole: Malouines. Ad occidente, non esisteva un luogo chiamato Argentina. Semplificando, possiamo dire che le Falkland appartengono alla Corona da quando sono state scoperte o, almeno, abitate in maniera stabile. Fatto sta che, in un modo o nell'altro, l'Argentina non esisteva quando la bandiera dell'Unione sventolava su quelle rocce. Non si capisce quindi da che cosa nasca la pretesa di ri-prenderne possesso.

Sergio, andiamo, sono brandelli dell'impero: per quanto tempo ancora la Gran Bretagna vorrà rivendicare il suo passato coloniale?

Il Regno Unito ha rinunciato a quasi tutti i territori che componevano il suo impero. C'è un Commonwealth di territori indipendenti, con governi eletti dai rispettivi popoli, a dimostrarlo. Quello di cui si parla, fondamentalmente due isole con tremila abitanti, è un territorio britannico d'oltremare. Insomma, non è una colonia ma un territorio paragonabile all'isola di Man o alle isole della Manica. Alle Shetland. Alle Orcadi. I tremila abitanti sono cittadini britannici, sudditi di Sua Graziosa Maestà. La stragrande maggioranza di loro proviene, nei secoli, dalla Scozia e dal Galles. Oh, sì, ci sono anche alcuni sudamericani: cileni della Patagonia, per la precisione. Argentini? No. A Buenos Aires offrono la nazionalità a chiunque sia nato sulle Falkland. Sapete quanti ne hanno approfittato? Nessuno. Sul serio, nessuno.

Ma sono attaccate alla punta meridionale dell'Argentina, Sergio.

Anche a quella del Cile, a ben vedere, ma i cileni non sono così stupidi. E poi, che ragionamento è? Da secoli, da quando i normanni conquistarono terra e trono d'Inghilterra, le isole della Manica sono soggette alla Corona britannica. Eppure distano meno metri dalla Francia. Che dire poi di Malta: parlano una lingua che è un melting pot di arabo e inglese e francese e che altro ma, diciamolo chiaro e tondo, senza l'apporto del siciliano quella lingua non esisterebbe. Le isole maltesi, anche geograficamente, appartengono al blocco europeo e a quello italo-siciliano in particolare. Quindi fanculo ai loro secoli di storia e su con il Tricolore. Ed anche Cipro, andiamo, è giusto a due bracciate dalla costa turca: buttiamo a mare gli ellenofoni e su con la mezzaluna. Oddìo, i turchi ci hanno anche provato ma, non è forse un caso, stiamo parlando di un Paese che è più governato dai militari che dai civili. Come l'Argentina.
La verità è che se un politico italiano, oggi, rivendicasse l'italianità di Pola, Fiume e Ragusa, i più saggi fra noi scoppierebbero a ridere. Avrebbe più senso, storicamente parlando, una pretesa britannica sulle tredici colonie americane. E rideremmo anche di quella.

Insomma, io trovo assurdo che nella disputa argentina su isole britanniche non si ascolti l'unica voce che ha diritto di essere ascoltata: quella degli abitanti. Nessuno di loro ha intenzione di divenire argentino. E se avessi una stanzetta al Foreign Office, buon Dio, chiederei l'indipendenza per le Falkland e il loro automatico ingresso nell'Unione europea. Poi, vae Argentiniis.

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Vent’anni.

Tanti ne sono trascorsi da quando è morto Sandro Pertini. Pare un secolo.

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Aeromodellismo.

Popular Mechanics, per la firma di Joe Pappalardo, pubblica How Israel's Biggest Drone Could Take Out Iranian Nukes. L'articolo dà per scontato l'intervento israeliano nei confronti dell'Iran, cosa sulla quale – al momento – non scommetterei. Nondimeno, l'articolo è interessante perché l'uso di velivoli pilotati a distanza – e di questa stazza, poi – è entrato nel comune sentire senza una reale conoscenza dei mezzi, che saranno in futuro, con ogni probabilità, più adoperati.
Ah, Sant'Obama cambia nome alle missioni militari all'estero. Un po' poco rispetto al suo programma elettorale ma, ehi, qui siamo tutti adulti: le promesse si fanno per disattenderle. Gli animatori di AfterDowningStreet lanciano il “Contest: Obama calls war on Iraq ‘A New Dawn’ - What do you call it?”. Fate attenzione: trattandosi in larga parte di britannici, il livello di humour è tagliente.

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Unidentified flying Churchill.

Così scriveva il ventotto luglio del Cinquantadue sir Winston Churchill al segretario di Stato per la sicurezza aerea, lord Cherwell:
«What does all this stuff about flying saucers amount to? What can it mean? What is the truth? Let me have a report at your convenience».
Lo racconta l'Independent nell'articolo There's a UFO over Michael Howard's house... di Chris Green. Il Ministry of Defense britannico ha sdoganato materiali relativi agli avvistamenti di Ufo, e i National Archives li rendono scaricabili per gli appassionati di alieni e di Churchill. Non c'è bisogno di dichiarare, ai fini del download, a quale delle categorie si appartiene. Tranquilli.

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Perché scomodare Spengler.

A Washington si tira un sospiro di sollievo: Sarah Palin non è l'Anticristo ma solamente una Obama reazionaria. Nel frattempo, c'è chi arricchisce l'uranio e chi gongola per l'elezione di Yanukovic alle presidenziali ucraine.
In casa nostra, cresce il problema del salvataggio economico della Grecia. In epoca pre-Euro, la soluzione sarebbe stata semplice: svalutazione della dracma e lacrime e sangue. L'ipotesi di svalutare l'Euro non è al momento contemplata, almeno finché la traballante Spagna avrà abbastanza ossigeno per sopravvivere alla sua spaventosa crisi. E se la cara Hillary – da non confondere con la moglie di un calciatore: questa è la moglie di un ex inquilino della Casa Bianca – ci dà qualche consiglio da Parigi con i suoi “Remarks on the future of European security”, a Londra si prospettano futuri scomodi: il RUSI, Royal United Services Institute, nel suo working paper di ottobre 2009 si è chiesto quali fossero le opzioni militari strategiche per il Regno Unito. Cinque gli scenari delineati:
  • Global Guardian – Proseguimento nelle operazioni di terra in Afghanistan allo scopo di sviluppare e sostenere le ambizioni di influenza planetaria. Ruolo di supporto all'esercito per Royal Navy e RAF. Ovvi i rischi: creare una forza militare sproporzionata e sottoposta ai malumori dell'opinione pubblica.
  • Strategic Raiding – Questo scenario riconosce le difficoltà proposte dal precedente, in special modo nel sostegno dei cittadini a prolungate occupazioni militari all'estero. Focalizza quindi nell'uso di forze speciali per brevi operazioni mirate il cuore delle operazioni di terra, lasciando alla Royal Navy una preponderanza nel bilancio miliatre e nel contributo britannico alla comunità globale.
  • Contributory Option – Per improbabile che possa sembrare per via della tradizionale autonomia del Regno Unito, questa opzione prevede la selezione di forze secondo i bisogni strategici nelle relazioni con gli Usa e la Ue. Sacrificando quindi la completezza delle forze armate britanniche e rendendo impossibile ogni iniziativa indipendente. Chiaramente, uno scenario di questo tipo alleggerirebbe non di poco il peso delle forze armate sui conti della Corona.
  • Gendarmerie Option – Lo scenario in questione si basa sull'accettazione dell'impossibilità materiale e politica delle aspirazioni ad essere una potenza capace di ingenti dispiegamenti di forze di terra. Fa quindi leva sulla specializzazione in operazioni di stabilizzazione e peace-keeping, come in Bosnia e in Libano per le forze italiane. Questa opzione lascia la possibiità che il Regno Unito possa contribuire alla sicurezza dei mari con una forza sensibile.
  • ‘Little Britain' – Quest'ultima scelta si concentra esclusivamente sulla difesa e la sicurezza interna delle isole britanniche, abbandonando ogni proiezione internazionale delle forze armate di Sua Graziosa Maestà.
Anche negli Usa si sta arrivando a ragionamenti di questo tipo. Se l'amministrazione Obama è sempre più simile nella politica estera a quelle Nixon e Carter, è tutto da vedere il ruolo che gli Usa si ritaglieranno nel XXI secolo. Certamente, i conflitti in Iraq e in Afghanistan e le difficoltà crescenti con l'Iran e – perché no – con Corea del Nord e Cina stanno dimostrando la non sostenibilità di una forza egemone a livello planetario.

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Palestina libera, Berlusconi rosso.

Non c'è nulla sotto le dichiarazioni del PresDelCons: solo una piccola marchetta mediatica ad uso e consumo degli amici arabi. L'Italia rimane un Paese sostenitore – qualsiasi cosa questo possa significare – di Israele e partner commerciale di Libia e Iran.
E «Israele nella Ue»? Bof, i radicali ne parlano da millenni, includendo nel ragionamento il futuro Stato di Palestina, a garanzia di un futuro di pace e cooperazione a partire proprio dai due attuali antagonisti. Ergo, non se ne fa nulla. Non che sia una idea peregrina, intendiamoci. Se il ruolo dell'Unione europea non è quello di essere il fortino della decadenza, come l'allargamento ad Est e verso i Balcani dimostra, la spinta verso il Mediterraneo è ovvia. Ovvia, quanto lontanissimo nel tempo il suo dispiegarsi. Ma Silvio spinge, insiste, prova a ritagliare per sé ed il Paese un ruolo nel vuoto lasciato dalla ritirata statunitense nel Vicino Oriente. Da questo punto di vista, al di là che l'Italia come partner vale poco se non come acquirente di idrocarburi, lo sforzo è persino encomiabile.

In diretta su Sky, mentre scrivo, il PresDelCons che dichiara di aver visitato oggi, come in passato, la Shoah. Grandissimo. Io lo adoro.
Oh, ok. Cambiate canale: di sicuro c'è un bel film da qualche parte. Ma rimane un genio. Lo rimpiangeremo.

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Creare la notizia.

Sto cercando di capire che cosa nasconda l'insieme di servizi radiotelevisivi e di articoli di giornale sulla vittoria di Vendola alle primarie pugliesi. Qualcosa deve nascondere, tutto quest'uso di parole. È evidente, non trovate?
A me è chiaro che D'Alema – da quando non è più un dirigente della Fgci – non ne abbia indovinata una sola. Questa è solo l'ultima. Mi è altresì chiaro che il piddì, non avendo una sua identità, cerchi a destra e manca alleati pur di giustificare la propria esistenza. Come poi si possa pretendere di mettere assieme guardie e ladri, vabbè, non sono affari miei. Come mi pare chiaro che al pensionamento di Berlusconi il Pdl cambierà forma e contenuti, per tacere dell'Idv, immagino che accadrà lo stesso al Pd. Non capisco quindi che senso abbia tanto accanimento mediatico su una notizia che – ammesso e non concesso che sia tale – ha nella transitorietà dell'oggetto il suo unico significato.
Quindi, che tipo di avvertimento rappresenta tutto questo rumore attorno alle primarie pugliesi? E chi lo produce, chi ne è il destinatario? Il presidente del Copasir – ci mancava solo questa... – è mandante o vittima di radio, tv e stampa?

Io non so chi vincerà le elezioni in Puglia. Come non so chi le vincerà nel Lazio o altrove. Essendo in vigore il suffragio universale, saranno cittadine e cittadini a stabilirlo: mi pare onesto e più scientifico di qualsiasi sondaggio.

Una sola preoccupazione: che la politica continui a vivere in un pianeta tutto suo. Dove persino il common sense, il buon senso della gente qualunque, non esiste neppure sotto forma di mito.

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Ottaviano Del Turco. E tutti gli altri cittadini.

Alle righe che copio e incollo da Nuova Agenzia Radicale aggiungo solamente due cose. La prima è che il signore che istituì il caso ha tentato anche un balzo in carriera, per divenire procuratore a Roma. Ha fallito e tutti dovremmo ringraziare l'Altissimo, la Fortuna, qualunque cosa a cui si attribuisca una qualche incidenza nelle vicende mondane. La seconda è che proprio non si riesce a capire come un pubblico ministero – ovvero un dipendente dello Stato – possa sperperare il denaro dello Stato stesso, colpendo un pezzo dello Stato, facendo cadere una giunta regionale e condannando quella regione a spendere altro denaro per istituire nuove elezioni, senza patire nulla. La responsabilità civile e patrimoniale dei magistrati è una questione di civiltà dalla quale non si può transigere: del potere di indagare o di giudicare non si può abusare in alcun modo né può esistere una categoria che non risponde dei propri atti e misfatti.
Tacendo di come non riesca a capire chi e come possa restituire il tempo passato in isolamento da Ottaviano Del Turco, e quello speso da migliaia di cittadini in attesa di giudizio e il più delle volte assolti per non aver commesso il fatto, e la sua dignità politica. Un'altra delle macchie della Repubblica stracciona e – nel caso dell'esponente abruzzese – di un piddì vile.


Ancora un caso giudiziario clamoroso: l'ultimo?
di SILVIO PERGAMENO

E così appare molto probabile che anche Ottaviano Del Turco venga iscritto nel lungo elenco dei tanti, troppi, che non hanno commesso il fatto. Se così sarà, non resta che augurarsi che egli divenga la goccia che fa traboccare il vaso, che cioè, finalmente, una riforma della giustizia degna di questo nome riesca a prendere l'avvio.

In un tale contesto la separazione delle carriere e l'adozione di un complesso di regole sull'esercizio dell'azione penale appaiono tra i provvedimenti più necessari. E bisogna essere ben convinti del fatto che la promozione del processo non è, non può essere, compito di un giudice, ma per sua natura appartiene a una figura di parte.

Nel codice di procedura penale varato ai tempi del fascismo si era voluto potenziare la figura del pubblico ministero, attribuendo una valenza soltanto formale al carattere di parte che gli è connaturato; la cultura fascista nella dottrina dello stato non si ispirava per certo a principi di tradizione liberale e un pubblico ministero circondato dell'aura del giustiziere ben si confaceva all'impronta populistica dell'Italia proletaria del regime.

E poi nel pensiero liberale il giudice non è un donchisciotte che batte le strade e usa la spada di cui è armato per raddrizzare torti e dare a ciascuno il suo: il giudice applica le leggi a situazioni accertate con rigore attraverso prove effettive, univoche, concludenti e non agli esiti di improbabili elucubrazioni. E non di rado si deve arrendere davanti all'insufficienza di prove...

Il ripetersi di casi incresciosi di assoluzioni con formula piena che seguono a indagini complesse e protratte con grande spreco di tempo e di denaro, si configura come un tara che il nostro paese si tira dietro ormai da troppo tempo e che, accanto al danno irreparabile che arreca a tanti cittadini ingiustamente perseguiti, nuoce gravemente all'immagine della nazione, all'interno non meno che al livello internazionale.

Ma non è questo forse il tratto della vicenda che colpisce di più, quello che consente di leggere di caso Del Turco in un altro spirito. Ottaviano è, in ordine di tempo, l'ultimo socialista messo sotto accusa; ma la vittima più illustre resta comunque il suo partito, scomparso dalla scena politica negli anni novanta, insieme alla Democrazia cristiana. Forse è proprio su questo che bisogna riflettere: il primo inserimento delle masse nello stato era avvenuto con il fascismo, in un tempo che registrava anche la scissione comunista dal PSI e il delinearsi di una prospettiva cattolico liberale (peraltro non condivisa dalla Chiesa).

Il seguito è la storia dei nostri giorni: la caduta del muro di Berlino non fa registrare la fine del PCI, ma, al contrario, saranno la DC e il PSI a scomparire: il baluardo anticomunista ha perduto la sua funzione, mentre l'apparato delle Botteghe Oscure effettua una serie di riciclaggi progressivamente a perdere, per un certo tempo meno sul piano elettorale che su quello della credibilità; il momento attuale registra peraltro le conseguenze di un logorio durato due decenni.

Sono i motivi per i quali il caso Del Turco appare ormai fuori tempo. Ed è questo il motivo per il quale si può ragionevolmente confidare in una assoluzione dell'imputato.

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Se ne parlava ieri sera a tavola.

E se fosse troppo tardi per un intervento chirurgico in Iran? Ovvero, se fossero reali i timori del proliferare di siti dediti allo sviluppo dell'uranio e della tecnologia atomica; se fossero reali le ipotesi che vedono scavati al di sotto delle montagne iraniche quei laboratori; se in definitiva fosse impossibile distruggere dal cielo, con armi convenzionali, quelle fabbriche di morte, che alternative ci sarebbero?

Si è pensato ad un commando, ovvero a più commando che – consapevoli di rischiare la vita per il bene di tutti – compiono sostanzialmente un'operazione suicida distruggendo ognuno un sito. Eppure, se questi luoghi sono davvero più vicini ai cento che ai dieci, se la parcellizzazione del lavoro ha disperso sul grande territorio iraniano i laboratori, non è pensabile al suicidio dei cinquecento, mille migliori soldati disponibili. E poi, c'è un solo Paese che avrebbe la determinazione e le abilità necessarie per questa operazione: privare il suo esercito degli elementi più addestrati sarebbe un doppio suicidio, dei militari impegnati e dell'esercito.

C'è una alternativa, quindi? Petraeus ha alzato la voce, facendo tornare gli Usa fra quanti pensano di poter minacciare Teheran. Attendere lo stesso atteggiamento dai russi, dai cinesi e – Dio ce ne scampi – dagli europei è stupido. Si procede quindi per via diplomatica, anche se fino ad ora i risultati sono fermi a zero.
Eppure verrà un giorno in cui ci diremo: fra una settimana la Guida Suprema avrà la Bomba. Lo scrivo in maiuscolo, come ai bei tempi. La Bomba. Quella definitiva, nel caso vent'anni di non contrapposizione fra blocchi avesse fatto dimenticare di che si tratta. Ecco, allora, quel giorno che cosa accade? Israele sacrifica i suoi mille migliori giovani? Gli statunitensi, dalle basi in Turchia, bombardano le montagne iraniane più o meno a casaccio? O ci limitiamo a radere al suolo Teheran, cancellando i suoi oltre otto milioni di persone con un'arma nucleare tattica?

Paura, eh? Noi siamo civili, non facciamo queste cose. Non dal 1945, almeno. È passato un sacco di tempo e abbiamo capito che solo i bambini cattivi usano le atomiche. Non si fa. Cattivi, cattivi.

Già. Il punto è che i bambini cattivi le atomiche le userebbero. Le userebbero contro Tel Aviv, che è una moderna città popolata da ebrei occidentali quanto orientali ed africani, arabi musulmani quanto cristiani, europei e statunitensi, più l'abituale numero di turisti, di soli quattrocentomila abitanti in un Paese di sei milioni. Un male minore. Otto milioni e mezzo contro quattrocentomila più i circostanti abitanti più i contaminati.
Va considerato che oggi, oggi che non hanno la bomba, possono colpire Israele, quindi l'empia Turchia laica e sunnita, la Grecia. Quando avranno la bomba, potranno colpire la grande parte dell'Europa. E dopo aver sterminato gli ebrei, i luridi ebrei, perché non cancellare la Santa Sede e Roma? Un ko tecnico. L'Europa in ginocchio e pronta a trattare, gli Stati Uniti che mantengono la loro neutralità.

Oppure, dicevamo, possiamo colpirli noi. Sì, ma noi chi? Gli Usa hanno il coraggio di prendersi questa responsabilità? Israele sì, probabilmente. Serena ha detto: «Io non voglio che sia Israele a farlo, sarebbe condannata». Lo sarebbe comunque, in ogni caso. E poi chi vorrebbe sulla coscienza tanta distruzione con la pressione di un paio di tasti? Fosse almeno uno sforzo sovrumano, scatenare gli atomi. Un gesto banale come accendere e spegnere la luce in una stanza. Eppure, per evitare scenari di morte in casa nostra, qualcuno potrebbe essere costretto a farlo.

«Bene, ma che cosa succederebbe dopo?». A voi, cari lettori, va di giocare con me? Vi va di immaginare che scenari verrebbero fuori? Delineo tre situazioni e rispondo sotto il fold, così da non influenzare le vostre opinioni. Non sono da considerare temporalmente legati fra loro. Ogni scenario è unico, non conseguente né precedente.

Situazione A: Teheran si dota della Bomba e lo annuncia al mondo.
Situazione B: un Paese si prende la responsabilità di fermare gli iraniani cancellando Teheran o altro sito.
Situazione C: gli iraniani lanciano, Tel Aviv è scomparsa dalla Terra e Israele è caduta. (more)

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Langley, abbiamo un problema.

Lo abbiamo da anni, sia chiaro. Chi accusa Obama dei recenti attentati e fallimenti nella sicurezza è in malafede. Che Obama sia in grado di rimettere in piedi la comunità dell'intelligence statunitense senza adottare i metodi del suo predecessore è un’altra questione. Questione che potremmo lasciare ai bookmaker, per quel che mi riguarda.

In ogni modo, se arresti un esponente di Al Qaida, lo fai tuo agente, lo infiltri in Al Qaida e questi viene a far rapporto facendosi saltare in aria e portando con sé sette agenti sullo scenario afghano e un preziosissimo ufficiale dei servizi giordani, beh, un problema c'è. Come l'Italia con il pentitismo, probabilmente è il sistema stesso ad aver fatto il proprio tempo, producendo solamente rumore e non più apprezzabili risultati. Voi direte «Eh, i tempi cambiano». Eccome.
Se qualche anno addietro un mandarino avesse messo a morte un suddito di Sua Maestà Britannica, quantunque colpevole di un reato, le marine di otto nazioni avrebbero distrutto un porto cinese, i fanti di mare sarebbero sbarcati ed avrebbero messo a ferro e fuoco Pechino stessa, fino alla caduta del nemico. Oggi si stilano note di reprimenda mentre i mandarini costruiscono la marina più vasta del mondo.
Strage di cristiani copti in Egitto? Da Aden sarebbero sbarcate diecimila giubbe rosse e altre diecimila sarebbero arrivate dal Sudan e dall'Africa orientale britannica e avrebbero sistemato la situazione in un batter d'occhio e sparger di sangue. Oggi si esprime preoccupazione mentre i Fratelli Musulmani alzano la posta pubblicamente.
Poi ci si lamenta che nessuno prende sul serio un atto di accusa contro l'ex ministro degli Esteri dello Stato ebraico. Tsk.

In ogni modo e per tagliar corto: qui per voi The Meaning of al Qaeda's Double Agent. The jihadists are showing impressive counterintelligence ability that the CIA seems to have underestimated di Reuel Marc Gerecht dal Wall Street Journal. Pezzo breve, lettura veloce, poi potrete tornare agli affari vostri. Perché sono affari vostri.

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