Responsabilità civile dei magistrati, il voto degli italiani è vendicato dopo venticinque anni. E ora sotto col finanziamento pubblico ai partiti.
Tag: giustizia, magistratura, referendum
Responsabilità civile dei magistrati, il voto degli italiani è vendicato dopo venticinque anni. E ora sotto col finanziamento pubblico ai partiti.
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Questo articolo è stato pubblicato il giovedì, 2 febbraio 2012 alle 17:31 e classificato in Italica. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
All rites reversed. Fnord! è parte della Eris Society italiana, a Discordian dis.organization weighing tons of flax. Trust your pineal gland.
Perdona l’ignoranza, ma qual è il vantaggio rispetto alla legge Vassalli?
Si può usare una forma così violenta di deterrenza nei confronti di chi dovrebbe giudicare con serenità?
A me pare solo una legge vendicativa e populista che non fa altro che sbilanciare il già sottile equilibrio della divisione dei poteri.
Perchè allora non fare una legge simile per la politica?
Sarebbe bello potersi rifare personalmente su un politico che per indolenza, ignoranza, o malafede crei danni al paese o alla collettività.
Ora che mi sono sfogato, come sono le condizioni metereologiche a casa Baggins?
Fabiolini carissimo!
Partiamo dalle cose serie. La neve stamani ha raggiunto il ginocchio. Negli ultimi due giorni, nessun mezzo della Provincia dei miei coglioni è venuto a spalare la strada e siamo tutti bloccati nelle case. Ho notizia di qualche temerario che si è avventurato a piedi fino in paese.
Bluto a stento riesce a tenere il muso fuori dal manto bianco. Non ti dico che ridere fargli fare la pipì.
Le cose dilettevoli. Confondi giudizio e inchiesta, ma non è colpa tua. È l’Italia che ha un ordine solo per magistrati giudicanti e inquirenti. In un Paese equilibrato, avresti magistrati indipendenti e inquirenti sottoposti a responsabilità civile.
Perché? Per spaventarli e spingerli a non indagare qualche potente? No. La follia è l’avviso di garanzia. La carcerazione preventiva. L’obbligo di apertura d’inchiesta penale. Se fosse legale, e non è, indagare punto e basta, anche con intercettazioni, a giudizio ed eventualmente sotto arresto andrebbero solo quanti su cui si è già indagato.
Oggi, invece, si va sotto indagine e automaticamente in carcere in attesa di processo.
Poni il caso di un cittadino qualunque, un signor Nessuno. Diciamo che, pur di ottenere i favori di legge, la scarcerazione e il confino ai domiciliari sotto falso nome e statale stipendio, un mafioso decida di fare un nome. Quello del signor Nessuno.
Il signor Nessuno, tanto per cominciare, riceve comunicazione che si indaga su di lui e, essendo sospettato di reato almeno di associazione, finisce subito in galera. Nel frattempo, magistrato inquirente e polizia indagano. E lui marcisce in galera nonostante la dottrina dell’habeas corpus garantisca che lui sia innocente. Che spetta allo Stato dimostrare la sua colpevolezza, e non l’opposto.
Quel pover’uomo, ammesso sia giudicato innocente, avrà sì diritto a un ridicolo rimborso da parte dei contribuenti, ma avrà la vita distrutta. Nulla cancella la perdita del posto di lavoro e i titoloni, e le foto, sui media. Nulla.
Poni invece il caso di un uomo politico. Diciamo che è stato eletto presidente di regione. Poni dunque il caso che sia opposto, per ragioni politiche ma anche economiche, pubbliche, a un imprenditore del settore della sanità.
Sappiamo che la sanità è la voce di bilancio più gravosa per i bilanci pubblici.
Diciamo che quel politico abbia tagliato alcuni appalti alle cliniche private dell’imprenditore in favore degli ospedali pubblici, già seriamente compromessi dal taglio di contributi statali alle regioni. Solo nella provincia in cui risiedo ne han chiusi due su tre, per dire.
Comunque, diciamo che l’imprenditore finisca sotto indagine per un falso in bilancio, una piccola evasione o elusione, per appalti non chiari. Riceve la sua letterina di garanzia e come risponde? Denuncia di aver pagato tangenti a quel politico.
Una persona normale direbbe: ma come, ti leva gli appalti nonostante tu dica di averlo corrotto? E invece, non va così.
Va che si procede immediatamente all’arresto, l’arresto!, del politico. La giunta regionale cade e si va ad elezioni. Vince la coalizione opposta che, guardacaso, vede fra i sostenitori più famosi proprio quell’imprenditore.
Una persona normale direbbe: ma come, possibile che l’abbia denunciato solo per killeraggio? E invece, nonostante si arrivi ad un passo dall’assoluzione, per totale, totale, totale assenza di prove, un uomo innocente è stato in galera, una giunta è caduta e diverse decine e decine di milioni di euro – invece di esser spesi per ospedali, scuole e quant’altro – sono stati spesi per le elezioni.
Totale assenza di prove. Dio del cielo, in un Paese normale – scusate il dalemismo – non si sarebbe aperta l’inchiesta, senza prove.
Ecco, io trovo assolutamente banale che quel magistrato inquirente paghi per il suo, chiamiamolo così, errore. Anzi, francamente, io mi aspetterei che perdesse il posto. Che venisse lui denunciato per eversione.
Perché questo ha fatto: ha fatto un golpe. Ha fatto sì che con la propria imperizia – senza pensar male… – una amministrazione democraticamente eletta venisse meno. E un individuo pagasse con la detenzione le sue improbabili supposizioni.
Lo stato di giudizio e la detenzione sono eccezioni. Capisco il clima forcaiolo. Capisco l’impunità dei personaggi pubblici. Ma stiamo scendendo, se non siamo già all’ultimo gradino, lungo un crinale pericoloso.
Stato di giudizio e detenzione devono tornare ad essere eccezioni. Habeas corpus è la parola d’ordine del nostro – e occidentale in genere – sistema legale.
Possiamo poi discutere di cosa sia reato, e reato penale, e cosa no.
A mandare in galera ragazzini che si fanno le canne, immigrati irregolari e a lasciar liberi i colletti bianchi che rubano alle aziende, i loro lavoratori, agli investitori e al fisco, non sono stato io. Né mai ho approvato.
Tornando in tema. Certo, sarebbe bello rivalersi su politici incapaci. Ma i politici li eleggi. Se sbagliano, puoi toglier loro il potere.
I giudici, no. E anche questo, io vorrei poter fare. Nominare e licenziare. Facessero gli avvocati, i consulenti legali in impresa, se non sanno indagare.
Cazzo, quanto ho scritto. Chiedo scusa per la verbosità. L’argomento mi accalora.
Ok ok, almeno riconoscimi il merito di averti fatto scaldare in una giornata così fredda, la prossima volta che ci vediamo torniamo sull’argomento.
Non voglio addentrarmi in discussioni di cui sono, sostanzialmente, incompetente – Sejo ne ha già ampiamente scritto – ma, per quanto riguarda i politici e in risposta a Fabio, sono per il “recall”: in caso un numero sufficiente di elettori ritenga che il proprio rappresentante non sia più degno di rimanere in carica lo si può rimuovere prima che scada il suo mandato attraverso la riconvocazione di nuove elezioni. Già in uso negli Stati Uniti, in Canada e in Svizzera, questo sistema comporterebbe un’ampia quanto necessaria ristrutturazione (ché “riforma” è parola abusata e ormai priva di senso) del nostro sistema politico e potrebbe rallentare certe tendenze populistiche e demagogiche in atto.
Fabio, dovessi renderti merito per quel che hai fatto e fai per me, non basterebbero tutte le tue adorate e torbate distillerie scozzesi.
Eva, bella mossa. Gente intelligente passa da queste parti. Mi piace.
A me basterebbe una legge sulla responsabilità (penale) di Trenitalia!
Detto questo, vorrei postare, se lo trovo, il bel pezzo di Antonietta Calabrò sul Corriere di venerdì. Non è vero che in Italia non ci si possa rivalere sui magistrati che hanno sbagliato, con dolo. Solo che le procedure sono talmente lunghe (9 gradi di giudizio) e garantiste (per i magistrati, ça va sans dire) che i numeri parlano di soli 4 casi di condanna in un ventennio.
Forse questa legge non sarà la migliore, ma la soluzione non è certo quella di non fare nulla
Ah, ora ho letto il tuo commento-fiume (senza offesa, eh. Anzi, molto istruttivo).
Non solo bisognerebbe essere favorevoli alla responsabilità civile dei magistrati, ma andrebbero rimossi così come andrebbe rimosso il personale statale incapace di svolgere il proprio mestiere o che, peggio, lo fa malissimo in virtù della sua impunità. Perché, infatti, non licenziare professori universitari che fanno fare lezione ai dottorandi, che non svolgono il loro mestiere perché impegnati nei loro studi professionali?
Perché non licenziare l’impiegato ministeriale che, timbrato il cartellino, esce a fare la spesa mentre dovrebbe essere alla scrivania a svolgere il proprio mestiere?
Lo so benissimo che la licenziabilità del personale pubblico è un argomento scivoloso, ma uno Stato serio è anche quello che si fa rispettare, in primis da chi trae da esso uno stipendio.