Sì, vabbè, ma chi se lo incula

Nel rispetto dei tragigi evendi, come direbbe con caratteristica pronuncia l’ex ministro La Russa, vorrei dichiarare che mi sono sfraganato i coglioni al sentir parlare del comandante Schettino. Come del comandante De Falco, o come si chiama.

Posto che il mio animo sportivo mai vorrebbe privare gli italiani della loro attività ludica preferita, il moralisteggiare, mi chiedo come sia possibile che abitanti e turisti stanziali del Giglio affermino pubblicamente come le navi da crociera si avvicinino sempre a costa – quando è vietato, punto – e gli eroici comandanti delle Capitanerie di Porto non facciano nulla se non in caso di disastro. Lungi da me difendere lo Schettino: la condotta è la condotta, l’onore è l’onore, gli ordini sono gli ordini. Ma chi fa il giornalista, forse eh, dovrebbe chiederselo. E chiederlo agli armatori, oltreché ai militari.

Ora, con la dovuta sensibilità verso le famiglie dei deceduti, si gioca la partita più importante: tirar via il carburante e il relitto. Perché se l’imbecillità criminale di un comandante ha gettato fango su uno dei settori, la marineria, di più lunga e prestigiosa tradizione dell’Italia nel mondo, è dalla gestione e soluzione del disastro che dipenderanno i titoli dei giornali e delle tv internazionali.
Sarebbe bello far vedere che, nonostante abitato anche da imbecilli e delinquenti, il nostro Paese è in grado di rispondere efficacemente. Forza.

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