Cosentino e custodia cautelare

Si finisce in cella prima della sentenza di primo grado se si possono inquinare le prove, influenzare gli imputati, tentare la fuga. In sostanza, le carceri sono strapiene di gente che non si sa se abbia commesso o meno un reato. Stabilisce il magistrato se l’accusato debba andare in «custodia cautelare». Chi cauteli l’accusato da violenze, stupri e tutte le altre belle cosette che accadono nei penitenziari, lo sa l’Altissimo.
La legge non vale per i parlamentari, che decidono fra loro se concedere o meno l’arresto di un loro pari. Ingiusto, privilegio da abolire? Probabile. Ma mi si deve dimostrare che la normalità non sarebbe piuttosto restringere ai soli casi di flagranza di reato e di comprovata pericolosità sociale l’arresto prima della sentenza. A processo istruito, a prove dunque raccolte e in via di illustrazione in aula, qualsiasi imputato dovrebbe essere libero. Libero di non essere influenzato dalle visite del pm, libero dal timore della detenzione, col carico emotivo e psicologico che essa comporta, libero dalle minacce che possono provenire da detenuti o – eventualmente – guardie carcerarie e forze dell’ordine in genere.

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