Archivio di gennaio 2012

Nostra patria è il mondo intero

martedì, 31 gennaio 2012

Hai voglia a parlar male di Berlusconi. O a teorizzare sul blocco sociale che lo ha eletto e rieletto nonostante le figure di merda internazionali, i pessimi risultati economici, il progressivo incancrenirsi della storicamente scarsa mobilità sociale.

In tempo di plebisciti, di X Factor elettorali, buona parte della fortuna di un candidato risiede nell’avversario e nella capacità di sceglierselo. Occhetto, Bertinotti e i suoi, Rutelli – Rutelli! – ve li ricordate, no? Ed oggi, al buon Monti, in tivvù gli oppongono i Diliberto e i Rizzo. Scongelati per l’occasione, vanno a far parte del sermone che ogni santo giorno il Corsera recita a favore del salvatore della Patria. Una litania che lascia ben poco da sperare sulla capacità degli italiani di informarsi e ragionare di testa loro.

Pensate un po’ a Obama. Dati economici allucinanti; debito pubblico che decolla, galoppa, vola e tutte le iperboli – una volta giustificate – che i buoni giornalisti adoperano per i loro titoli; attitudine personale al dirigismo statale che si scontra con l’anima vera e profonda della nazione nordamericana, abituata – luteranamente, calvinisticamente – a far da sé. C’è di che dare le sue chance di rielezione a zero.

Poi, guardate i candidati che stanno sopravvivendo al processo di selezione del grand old party: un centrista amico della Corporate America e mormone, capace di alienare il voto dei protestanti nel sud e nel Midwest, che – in nome dei tagli alla sanità – da governatore del Massachussets eliminò il cibo kasher dagli ospedali; un vecchio arnese della politica, sfiorato da rapporti poco chiari con le lobby del big business, più uso al compromesso delle camere e all’insulto individuale che alla proposta politica; un liberal-liberista-libertario che vuole segare il budget della difesa, ammassare truppe e flotte nella homeland e gettare a mare l’Europa, Israele, l’Asia e – visto che c’è – gli omosessuali e gli australiani; un cattolico che predica, alla moda dei partiti riformati nei Paesi Bassi, l’adesione totale del governo pubblico alla lettura romana della Bibbia.

Certe volte, la vita ti offre piatti d’argento.

Post scriptum. Per chi fosse interessato, sul sito della Casa Bianca si può dare un’occhiata alle idee del Potus per il rilancio degli Stati Uniti e persino scaricare un pdf dalla copertina carina.

Io non ti conosco, io non so chi sei, né ti voterei mai

giovedì, 19 gennaio 2012

Ho il piacere e privilegio di fare il mestiere che desideravo fare dall’età di sedici anni. Mi occupo di editoria, di carta stampata, di quel che recentemente si definisce visual journalism ma che io seguito a chiamare news design. Progetto e realizzo, in larga parte, prodotti editoriali: magazine, giornali, libri, chi più ne ha più ne metta. Va da sé che tutte le forme di comunicazione di massa mi interessano e, quando riguardano l’uso del colore e dei caratteri da stampa, mi incatenano.

Nell’incessante scorrere del tempo, ho potuto apprezzare il declino e la caduta della comunicazione politica muraria, del poster. Frasi in dialetto con traslitterazione perlomeno bizzarra, scelte cromatiche tali da sfidare le schede del dottor Ishihara, refusi belli e buoni. You name it.

Non mi soffermo sul carattere abusivo dell’affissione di partito anche perché, seppur lo facessi, getterei un sasso nel vuoto: i partiti che voialtri votate a man bassa – intendo piddì e pidielle, principalmente, ma anche la Lega – si sono regalati una sanatoria che vale qualche milione di euro.
Voi pagate più tasse e Iva, vi vien bloccato l’adeguamento della pensione all’inflazione che non a caso sale vertiginosamente, cercate inutilmente lavoro presso aziende strangolate dalle banche e dallo Stato, e loro – belle gioie, campano di finanziamento pubblico – si scontano sei milioncini di multe arretrate per un totale, dal 1996 ad oggi, di un miliardo e trecento milioni d’euro. Ma cambiamo discorso, perché il problema della democrazia è il suffragio universale – siete voialtri – e non può essere risolto.

Insomma, da qualche giorno è tutto un parlare della campagna «Conosci Farouk/Debborah/Ciccio/Olly/Gionatan/Niky». È l’ultima campagna del Pd. Tecnicamente parlando – non portando i manifesti e cartelloni alcuna firma se non un link a Facebook – si tratta di un teaser. Un eccitante, un invogliante. Una prima parte di campagna propagandistica, insomma, cui seguirà una fase rivelatrice del prodotto.

Un flop.

Appena cominciata ed è già un flop. Passi, appunto, l’uso scriteriato dell’affissione abusiva. Nonostante colori importanti, quasi primaverili, taaaanto duepuntozero, saturi quanto basta per scaldare anche la più stronza delle città; nonostante l’epoca di imbarbarimento dove anche i personaggi pubblici si chiamano e vengono chiamati per nome, manco fossero vicini di casa; nonostante l’uso ormai patologico di Facebook, cui auguriamo una caduta di tutti i server globali; fatto sta che tutti abbiamo già capito che anche stavolta il piddì non ha nulla da dire.

Perché, parliamoci chiaro, se hai qualcosa di forte da dire, basta dirla. Io e qualche collega possiamo studiare come dirla meglio: come visualizzarla, come illustrarla, come collocarla. Se non hai nulla da dire, come nei tre anni di «Berlusconi dimettiti», facciamo dei bei cartelloni colorati, ci mettiam su una bella tipografia – i/le font – contemporanea e ti facciam spendere un fracco di quattrini per incartarci le città. Tanto, son mica tuoi quei soldi: sono quelli che ti abbiam versato di «rimborso elettorale». Dieci volte quello che hai speso per le campagne elettorali. Dieci volte, nonostante il referendum che abolì il finanziamento pubblico.

Tu paga, noi ci riprendiamo il maltolto.

Sì, vabbè, ma chi se lo incula

mercoledì, 18 gennaio 2012

Nel rispetto dei tragigi evendi, come direbbe con caratteristica pronuncia l’ex ministro La Russa, vorrei dichiarare che mi sono sfraganato i coglioni al sentir parlare del comandante Schettino. Come del comandante De Falco, o come si chiama.

Posto che il mio animo sportivo mai vorrebbe privare gli italiani della loro attività ludica preferita, il moralisteggiare, mi chiedo come sia possibile che abitanti e turisti stanziali del Giglio affermino pubblicamente come le navi da crociera si avvicinino sempre a costa – quando è vietato, punto – e gli eroici comandanti delle Capitanerie di Porto non facciano nulla se non in caso di disastro. Lungi da me difendere lo Schettino: la condotta è la condotta, l’onore è l’onore, gli ordini sono gli ordini. Ma chi fa il giornalista, forse eh, dovrebbe chiederselo. E chiederlo agli armatori, oltreché ai militari.

Ora, con la dovuta sensibilità verso le famiglie dei deceduti, si gioca la partita più importante: tirar via il carburante e il relitto. Perché se l’imbecillità criminale di un comandante ha gettato fango su uno dei settori, la marineria, di più lunga e prestigiosa tradizione dell’Italia nel mondo, è dalla gestione e soluzione del disastro che dipenderanno i titoli dei giornali e delle tv internazionali.
Sarebbe bello far vedere che, nonostante abitato anche da imbecilli e delinquenti, il nostro Paese è in grado di rispondere efficacemente. Forza.

Cosentino e custodia cautelare

venerdì, 13 gennaio 2012

Si finisce in cella prima della sentenza di primo grado se si possono inquinare le prove, influenzare gli imputati, tentare la fuga. In sostanza, le carceri sono strapiene di gente che non si sa se abbia commesso o meno un reato. Stabilisce il magistrato se l’accusato debba andare in «custodia cautelare». Chi cauteli l’accusato da violenze, stupri e tutte le altre belle cosette che accadono nei penitenziari, lo sa l’Altissimo.
La legge non vale per i parlamentari, che decidono fra loro se concedere o meno l’arresto di un loro pari. Ingiusto, privilegio da abolire? Probabile. Ma mi si deve dimostrare che la normalità non sarebbe piuttosto restringere ai soli casi di flagranza di reato e di comprovata pericolosità sociale l’arresto prima della sentenza. A processo istruito, a prove dunque raccolte e in via di illustrazione in aula, qualsiasi imputato dovrebbe essere libero. Libero di non essere influenzato dalle visite del pm, libero dal timore della detenzione, col carico emotivo e psicologico che essa comporta, libero dalle minacce che possono provenire da detenuti o – eventualmente – guardie carcerarie e forze dell’ordine in genere.