Archivio di dicembre 2011

Allarghiamo lo sguardo

venerdì, 30 dicembre 2011

Vista l’aria che tira da palazzo Chigi nel Paese, sarà meglio dedicarsi ad altro. Rovinarsi i giorni di festa con le beghe interne è da fessi. Vi segnalo dunque questi pochi articoli:

Enjoy. E auguri di cuore per un felice e fortunato Duemiladodici.

Fase due

lunedì, 19 dicembre 2011

Copincollo la chiosa dell’articolo di Enrico Cisnetto, pubblicato su TerzaRepubblica.it col medesimo titolo:

Ora, però, va girata pagina. Sapendo che la “fase due” deve avere come priorità lo sviluppo ma anche un intervento radicale sul debito e un taglio “non lineare” della spesa pubblica improduttiva. Dunque, quel che non è stato fatto prima va fatto dopo. Come? Partendo dal presupposto che la tanto evocata crescita non si fa (solo) con scelte normative, ma con investimenti in conto capitale. Tanto più ora che siamo entrati in recessione e la Confindustria prevede per il 2012 un arretramento del pil di 1,6 punti percentuali. Abbiamo cioè bisogno prima di tutto di politica industriale. E questa si realizza sia facendo scelte con le imprese esistenti – spingendole a fondersi, valorizzando i distretti, aiutandole ad esportare, creando campioni nazionali – sia scegliendo tra settori maturi da abbandonare e settori innovativi da incentivare, sia con investimenti diretti. Poi serve anche abbassare le tasse sulle imprese e sul lavoro e liberalizzare i mercati. How much? Decine e decine di miliardi. Che, come ben sappiamo, non ci sono. Ma che ci potrebbero essere se ci si decidesse a mettere mano al debito.

Rilancio la mia idea a costo di essere noioso: creiamo una società veicolo da quotare in Borsa in cui mettere quei 700 miliardi di asset che il Tesoro asserisce essere la parte più facilmente valorizzabile dei 1800 miliardi totali di patrimonio pubblico; ad essa si leghi una patrimoniale light, sotto forma di acquisto forzoso di titoli (azioni e/o obbligazioni convertibili) della medesima società; con il ricavato complessivo si riduca il debito (e quindi anche il deficit per via di minori oneri passivi) e si finanzi la ripresa, nella misura rispettivamente di due terzi e un terzo. Così si potrà coniugare virtuosamente rigore e sviluppo, facendoli diventare una cosa sola.

Gipi è delizioso

venerdì, 16 dicembre 2011

Fatemelo appuntare prima che diventi roba vecchia.

L’uomo scrive come disegna, divinamente. Flussi di coscienza à la Tondelli. Ringraziamenti a Fabio per avermelo segnalato.

My preciousss, oh my preciousss

giovedì, 15 dicembre 2011

Il povero Gollum era innamorato dell’Unico Anello. Neanch’io sono immune al fascino dell’oro e così Bankitalia. Siamo, difatti, il terzo Paese al mondo – dopo Usa e Germania – per riserve auree. Il terzo: prima del Regno Unito e della Cina, prima del Giappone, della Francia, del Sudafrica, della Svizzera, di chiunque altro. È una scelta saggia, conservativa, perché si sa mai dovessimo tornare ad antiche parità fra moneta e riserve metalliche.

Nei passati dodici mesi, i lingotti italiani – sparsi nei caveau di Bankitalia e di mezzo mondo – si sono apprezzati di trenta miliardi di euro. Ovvero, monetina più, monetina meno, quanto richiesto dal governo Monti per la sua prima manovra finanziaria. E se avessimo venduto il surplus, facendo cassa immediata di quei trenta miliardi? E se avessimo ceduto oro per sessanta, con trenta miliardi simbolicamente investiti a ridurre l’offerta in titoli di Stato che l’anno prossimo dovremo emettere? No, eh?

Manovra, sarà, ma a casa mia

mercoledì, 14 dicembre 2011

Sì, ok, il rischio «esplosione dell’euro». Bce, Merkel, Sarkozy. Il default. I magli perforanti, l’«ordigno fine di mondo», l’arma ad energia solare. Non mi pare, tuttavia, d’aver visto incoraggianti segnali di dimagrimento del bilancio statale né misure per la crescita. Anzi, la buonissima parte dei commentatori economici parla di manovra recessiva.
Io, uno che mi sfila trentacinque euro dal portafogli – e cento dall’altro, visto che ho due conti correnti –, più che Presdelcons lo chiamo ladro. Non so davvero con quale faccia si possa chiedere ai cittadini di fidarsi dello Stato.

E il bello è che, a centrodestra e centrosinistra, quel signore in loden e i suoi amici stan restituendo patenti di verginità.

Che delusione

martedì, 13 dicembre 2011

Pensavo che a freddare il tale che ha ucciso due persone a Firenze fossero state le forze dell’ordine. Invece si è suicidato. Meglio guardare la seconda puntata cinematografica dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie: Downey Jr. e Law sono una coppia deliziosa. Il braccio violento della legge vittoriana. Il tweed, il bello e il cattivo.

E Stephen Fry, che Mycroft! Superbo!

Occhio al ceto medio

venerdì, 9 dicembre 2011

Esplode un pacco bomba in una sede Equitalia di Roma. Questo Paese sa già di cosa è capace il ceto medio spaventato e impoverito: quella fase è durata vent’anni e ha provocato morti e distruzione. Io, invece di portare entro il 2014 la pressione fiscale media al 47%, farei un po’ di attenzione.
È la possibilità più probabile, nella crisi dello Stato di fronte alla globalizzazione finanziaria e alle sue crisi, quella di una scorciatoia plebiscitaria e populista. Uomo avvisato.

Nel caso voleste farmi un regalino natalizio

lunedì, 5 dicembre 2011

No, così, eh. Dico per dire. Non è una richiesta. Ma se vi venisse in mente, e considerato che condivido fino alla commozione queste parole:

Western Europe is in a strangely neurotic condition of being smug and terrified at the same time. On the one hand, Europeans believe they have at last created an ideal social and political system in which man can live comfortably. In many ways, things have never been better on the old continent. On the other hand, there is growing anxiety that Europe is quickly falling behind in an aggressive, globalized world. Europe is at the forefront of nothing, its demographics are rapidly transforming in unsettling ways, and the ancient threat of barbarian invasion has resurfaced in a fresh manifestation.

In The New Vichy Syndrome, Theodore Dalrymple traces this malaise back to the great conflicts of the last century and their devastating effects upon the European psyche. From issues of religion, class, colonialism, and nationalism, Europeans hold a “miserablist” view of their history, one that alternates between indifference and outright contempt of the past. Today’s Europeans no longer believe in anything but personal economic security, an increased standard of living, shorter working hours, and long vacations in exotic locales.

The result, Dalrymple asserts, is an unwillingness to preserve European achievements and the dismantling of western culture by Europeans themselves. As vapid hedonism and aggressive Islamism fill this cultural void, Europeans have no one else to blame for their plight.

Ecco, se non me lo regalate voi, The new Vichy syndrome di Theodore Dalrymple me lo compro io.

Supposizione al volo

lunedì, 5 dicembre 2011

Secondo me la ministro Fornero ha pianto perché teme la vendetta degli italiani. In pensione più tardi ma nessuna riforma per i contributi silenti, tagli agli Enti locali che si rivarranno sui portafogli dei cittadini tramite le addizionali e l’Imu, altro aumento delle accise sui carburanti tanto andare in bicicletta è più sobrio.

Comunque, tanto di cappello a Napolitano e Monti: sono riusciti a fare l’ennesimo massacro ma con il consenso di tutti. Roba d’altri tempi. Ho solo il dubbio che mi si sporchi il loden col grasso della catena.