Io non so che dire. Mai visto prima due premier di Paesi amici sorridere così spudoratamente a una domanda su un partner europeo che, guardacaso, è la mia terra. Mai visto una Europa così commissariata dal duo franco-tedesco, e da un duo di così basso livello. Mai visto un Paese, il nostro, governato così male: e sì che di esperienza in quel campo ne abbiamo.
Vi prego: un quarto d’ora, o dodici mesi, di assenza. Un nuovo esecutivo, anche senza elezioni, senza proclami e campagne elettorali, che faccia quelle due o tre riforme in grado di rilanciare l’economia del Paese e la sua base contributiva. Senza apparizioni televisive, senza promesse, senza viaggi a Bruxelles. Cerchiamo, perlomeno, di recuperare uno straccio di credibilità. E poi torniamo a essere una delle gambe principali del tavolo continentale. Sessanta milioni di cittadini, che lavorano o ci provano, che pagano le tasse e qualche volta evadono o più spesso eludono, che credono nel futuro delle proprie città, dei territori in cui vivono, che mantengono dieci anni i figli parcheggiati nelle università, che si emozionano per il pranzo della domenica o la passano all’outlet, non meritano questo disprezzo.
Non ci sono alternative: o i ceti dirigenti si danno senso di responsabilità o prima o poi si arriverà a fiaccole e forconi. Non fatemi vestire i panni dell’ispettore Kemp, peppiacere.