Archivio di agosto 2011

Euro ed Europa, manovra finanziaria e nuove tasse

venerdì, 26 agosto 2011

È un po’ lungo il pezzo di John Tamny – che scrive per RealClearMarkets e Forbes – ma ve lo consiglio caldamente. Non foss’altro per il titolo: Europe’s Problem Is Decidedly Not the Euro. È snervante l’idea di aver perso nello scorso triennio di Nuova Depressione la possibilità di far fare un passo in avanti alla costruzione delle istituzioni comuni europee. Di seguito un breve estratto. Buona lettura.

More realistically, when Greece was bailed out, it wasn’t a country that’s been in arrears to creditors for half its modern existence being bailed out, rather it was the banks with exposure to its debt. Lowry might find himself in a difficult situation there given the nominally free market National Review’s endorsement of TARP and the various U.S. bank bailouts, but if conservatives would stick to basic principles that elevate both success and failure, Greece would have defaulted, some banks with improper exposure would have happily gone under, and a wasteful government would have been starved of capital to the benefit of private sector interests in the same country.

Returning to “contagion”, Italy and Spain find themselves facing default today precisely because the banks with exposure to Greek debt were bailed out implicitly through a bailout of the country. Absent this most economy-sapping of moves by the IMF and various governments, Italy and Spain would have seen clearly that there would be no relief coming their way, and fear of default would have forced them to get their fiscal houses in order much earlier. In short, the “contagion” that Lowry refers to is the logical result of governments messing with natural market forces, and in doing so, authoring much worse problems (Italy and Spain, once again) down the line.

Sto con Steve

giovedì, 25 agosto 2011

Da un garage al tetto di Wall Street. Forza, genio.

Vorrei sentire la vostra voce, ora

lunedì, 22 agosto 2011

Per mesi, ho dovuto leggere fra fitte allo stomaco e bile in sopravanzo della «inutile crisi libica», di quanto fosse stato sbagliato farsi trascinare da Sarkò nel sostegno diretto agli insorti di Bengasi, di come i beduini non avrebbero mai sconfitto il Colonnello ed i suoi mercenari. Come se – non bastasse rimanere a guardare in televisione i bombardamenti sui civili – perdere la prima fila negli idrocarburi libici non avesse alcuna importanza per l’economia italiana. Ora, i ribelli combattono per le vie di Tripoli grazie al sostegno delle aviazioni occidentali e al blocco navale Nato operante davanti le coste di Cirenaica e Tripolitania. Gheddafi non si sa dove sia e due suoi figli sarebbero nelle mani degli insorti, trattenuti in arresto.

Sa nessuno che verrà fuori dalla «primavera araba». Magari, scenari peggiori del passato. La situazione del triangolo Gaza-Gerusalemme-Cairo non è piacevole. Chissà che cosa ne sarà. Un periodo di incertezze segue ogni cambiamento, del resto. Ma una cosa è chiara: le dittature cadono. Le democrazie si tengano in allenamento.

Turchia, il bianco e il nero

giovedì, 4 agosto 2011

Oggi dovremmo conoscere le delibere dello Yas, il Consiglio militare supremo di Ankara, in merito alle promozioni ai posti di vertice delle forze armate turche. Non è questione da poco, se si pensa che i precedenti si sono dimessi in gran conflitto col governo democraticamente eletto e i papabili sono tutti legati alla cultura laica nazionalista che per decenni ha governato prima degli «islamici moderati» dell’Akp. Se si considera, ancora di più, che l’esercito turco è una potenza nella potenza: possiede una enorme banca e gestisce aziende del complesso militare-industriale.

Quando ero bambino, sul lungomare passava un tipo col carretto montato davanti alla bicicletta, la campanella suonata ad indicare l’arrivo del gelato. Tutti accorrevano a prendere un cono veramente artigianale – nel senso di fatto in casa, come era ovvio nei favolosi 70s, con ingredienti primari naturali – e si trovavano a scegliere fra il cioccolato e il limone. Uno era fatto sciogliendo il Carrarmato Perugina, l’altro spremendo i limoni che abbondano sulle nostre terre. Uno era dolce da far spavento, l’altro per ore ti serrava la bocca come il culo di una gallina.

In Turchia, si può scegliere fra militari potenzialmente golpisti e chi vorrebbe farsi sultano. Io ho sempre preferito il limone.

Berlusconi alle camere, confesso che

giovedì, 4 agosto 2011

Mi aspettavo un Berlusconi aggressivo. Un po’ come quello visto durante la cacciata di Fini e dopo la formazione di Futuro e Libertà. Un po’ come quello del ghe pensi mi. Nulla di tutto questo. Il Presdelcons è sembrato stanco, privo di qualunque forma residua di energia. Depresso, un po’ come quei Bersani e Casini che, consapevoli che nulla cambia nei rapporti di forza, hanno ripetuto le abusate litanie di sempre. Finito, un po’ come quel Tremonti che paga in nero mentre aumenta le tasse.

L’angioletto Alfano, invece.