La carestia in Somalia è una invenzione occidentale per screditare i militanti islamisti e qualsiasi aiuto alimentare altro non è che una subdola invasione. Lo dicono i tipi di Al Shabab, gli amici di Al Qaeda che mettono a ferro e fuoco Mogadiscio e dintorni. A dimostrazione di questo – e non paghi di aver vietato i reggiseni e di punire le donne che ne indossano a ballare a torso nudo per loro – i veri fedeli hanno vietato ai somali di preparare, friggere, vendere e consumare samosa.
Un samosa ha sezione triangolare, capite, e evidentemente veicolo di propaganda cristiana. Lo chiamavano Trinità, ma non ditelo a pakistani e bengalesi. Nell’attesa di una risposta ufficiale dei teologi vaticani, preghiamo che un fast food indiano apra in piazza San Pietro e in ogni altra piazza italiana. Tandoori power!
Archivio di luglio 2011
Tutta propaganda occidentale
venerdì, 29 luglio 2011Once were vikings
lunedì, 25 luglio 2011Non conosco la Norvegia, se non per quanto ne leggo su libri e stampa. So a malapena che, per i bambini di una scuola ebraica, è facile essere molestati da immigrati musulmani su un autobus. Chiaramente, senza che nessuno intervenga né che i responsabili vengano trascinati davanti una corte di giustizia. Vagamente sono a conoscenza delle continue provocazioni, più o meno violente, di fronte ai gay bar da parte degli stessi soggetti.
Né più né meno che la stessa storia in tutto il Vecchio Continente: mentre i Paesi d’oltreoceano possono scegliere, selezionando uno per uno i loro immigrati – arrivando al paradosso di avere ingegneri bengalesi a guidare tassì e medici africani a servire nei fast food – noi, così vicini e così facili, ci prendiamo carico in larga parte di una popolazione giovane proveniente dalle zone rurali del subcontinente indiano, del Vicino e Medio oriente, del Maghreb, dell’Africa nera. Persone che, un po’ più dei nostri provinciali, un po’ meno dei nostri valligiani, hanno una percezione non propriamente condivisibile del presente e del futuro del nostro ensemble.
Ma non c’entra nulla. Anzi, molte testate europee si sono scusate, con chi di preciso non si sa, per aver pensato che a metter bombe in città e sparare su ragazzini in campeggio fossero stati islamisti o, tuttalpiù, una ancora inedita alleanza fra questi e neonazisti. Per tacere di quanti, nelle prime ore, si coprivano il capo di cenere dicendo che era colpa della partecipazione norvegese alle missioni militari internazionali: la giusta vendetta di popoli eternamente aggrediti. Nah. Più penso all’orrore scatenato ad Oslo e nei suoi dintorni e più mi viene da pensare che non mi fa star meglio che l’autore – uno degli autori – di una strage assurda non sia un vendicatore di Bin Laden ma di Ted Kaczynski e Timothy McVeigh. Neanche un po’.
Legge finanziaria 2011
venerdì, 15 luglio 2011Sono impegnato con un mensile, ma due parole sulla manovra finanziaria vorrei dirle: fa schifo. Fa schifo.
Invece che tagliar sprechi di Stato, verranno ridotte agevolazioni e sgravi a privati e famiglie, professionisti e imprese. In sostanza, il «Governo più liberale della Storia» aumenterà nuovamente il prelievo fiscale dalle tasse di chi il denaro lo produce col proprio lavoro, così da non intaccare l’apparato burocratico che garantisce consenso e dunque affari a chi è in politica.
Liberalizzazioni? Neanche l’ombra. Manovre a costo zero per smuovere il mercato, come l’abolizione degli ordini professionali e dei loro ridicoli e medievali listini minimi? Non scherziamo. Il bilancio dello Stato sarà garantito dal lavoro degli altri, di chi la mattina si alza, lavora, produce merce materiale o immateriale e versa una bella parte di quanto prodotto nelle casse di chi farebbe e fa qualunque cosa pur di non intaccare il proprio stile di vita, il proprio reddito da non-lavoro, la propria autocrazia.
E taccio sulla vigliaccheria di demandare alla prossima legislatura, quale che sia, quella che venga, le tranche più gravose del risanamento del bilancio pubblico.
Io voglio un’alternativa. Un’alternativa che non può essere il Pd amico del big business né tantomeno l’ultrasessantenne Montezemolo che deve le proprie fortune al denaro pubblico che lo Stato – al motto di «Lavoriamo tutti per gli Agnelli» – ha profuso nei decenni col consenso di quasi tutti, da sinistra a destra.
Otto e cinque per mille
martedì, 5 luglio 2011Va da sé che a nessuno piaccia pagare le tasse. Ognuno di noi preferirebbe poter spendere come meglio crede, oppure risparmiare, tutto il denaro guadagnato. Fatto sta che qualcuno deve pur pagare le forze dell’ordine, la scuola, l’esercito, la sanità. Sarebbe carino che la spesa publica fosse più efficiente, con meno sprechi e più servizi, ma tant’è: qualcuno dovrebbe comunque pagarla, e siamo noi cittadini ‘utenti’.
L’unico spazio di manovra, a differenza di altri Paesi più civili, che abbiamo nella dislocazione delle nostre imposte è l’indicazione del versamento dell’otto e del cinque per mille; l’otto per le confessioni religiose che hanno firmato un concordato con lo Stato, e il cinque per le associazioni riconosciute e le fondazioni di carattere culturale.
Non so se facciate ancora in tempo ad indicare al vostro commercialista una scelta, o se l’abbiate saggiamente già fatta. Né ho l’arroganza di indicarvi dove indirizzare il denaro che comunque paghereste allo Stato. Se per l’otto per mille ognuno risponde alla propria fede o alla propria simpatia, mi va però di confessare che – quest’anno – il mio cinque per mille va a Nessuno tocchi Caino, benemerita associazione per la messa nel dimenticatoio della Storia della pena di morte. Per fare la stessa scelta, è sufficiente indicare al vostro consulente tributario il codice fiscale dell’associazione: 96267720587.
In ogni modo, verso qualunque soggetto, adoperate la vostra libertà di scelta.
Vive la différence americaine
venerdì, 1 luglio 2011A me è stato insegnato che un uomo può dirsi tale quando – perdonerete il francesismo – è capace a tenere l’uccello nei pantaloni. Quando, se mi consentite l’iperbole, piega la natura alla propria volontà. Sì, so che è una frase ambigua, specie in tempi di fandonie colossali divenute verità assolute, ma è esattamente ciò che mi è stato insegnato. Ergo, DSK – nella mia personale classifica sulla virilità – figura molto in basso. Quasi meglio Sarkò, che fa campagna elettorale con al seguito figlie e quella che – il dì seguente alla proclamazione – diviene una ex moglie.
Bon, lasciamo stare la Francia. Per ora. Fatto sta che la signora cameriera, energumena immigrata negli Usa, dichiarante fede musulmana e vittima di mutilazioni genitali – non sappiamo se le cose facciano parte di un set – ha mentito. Quindi, quel ****** di DSK vedrà restituiti i soldi della cauzione sebbene, per un po’ di tempo, continuerà ad essere prigioniero all’interno dei confini statunitensi. Mi sfugge il perché ma avrà di che consolarsi fra NYC, Las Vegas, la California.
E non ha solo mentito sul tentativo di stupro. No no, la signora non ha neanche un timido cenno di mutilazioni ad alcuna parte del suo ingombrante corpo. È una cazzara, come dicono i romani. Ragion per la quale, tale Lisa Friel – a capo della Sex Crimes Unit della procura di Manhattan – rassegnerà le proprie dimissioni. Farà l’avvocato in qualche azienda, o in uno dei millemila studi legali di New York. Giusto, no? Persegui l’uomo sbagliato, gli fai saltare la carriera, lo privi della libertà di muoversi, lo fai linciare dalla stampa e dalle televisioni – in fondo è solo un mangiarane, ricordiamo come sono scappati all’epoca della guerra in Iraq – e poi, scoperto il bluff, levi il disturbo. Il mondo ti ricorderà come una povera stronza, una fallita, una mascalzona inquisitrice – ed è solo la metà di quel che meriteresti.
Qui da noi, quelli così, li facciamo sindaci. Così imparano. Ah!