È morto John Barry. Si tratta dell’uomo che ha scritto – fra le mille cose – Theme from The Persuaders e Goldfinger, per la splendida voce di dame Shirley Bassey, Midnight Cowboy e 007. Addio, e grazie.
Archivio di gennaio 2011
Oh, cazzo
lunedì, 31 gennaio 2011C’è un fnord per tutto
lunedì, 31 gennaio 2011Per chi ha difficoltà a connettersi con la propria ghiandola pineale, il buon vecchio Steve Jackson ha realizzato Fnorder. Definito «l’I Ching dei paranoici», l’app per iPhone permetterà al fortunato utente di ricevere messaggi dagli Illuminati di Baviera o dagli Gnomi di Zurigo, dal Triangolo delle Bermude ai Servitori di Chtulhu, dal Network della cospirazione globale alla Società degli Hashishin, dagli alieni all’antica, accettata e riconosciuta Discordian Society.
Ricco di informazioni in codice e istruzioni per la conquista del mondo, Fnorder è persino gratuito.
Ho perso il conto
mercoledì, 19 gennaio 2011All’interno dell’avamposto dove vivono dodici alpini e qualche soldato addestrato da loro, alle dipendenze della base di Bala Murghab, uscirebbe un afghano dalla propria casamatta – o così dice Ignazio «tragigi evendi» La Russa –, si dirigerebbe verso due soldati italiani appoggiati a un Lince, farebbe un gesto di saluto e sparerebbe ad entrambi. Dal successivo conflitto a fuoco, afghani e italiani contro talebano mascherato, l’attentatore uscirebbe indenne.
Non ci fosse un morto da riportare ai suoi cari, il caporalmaggiore Luca Sanna, e un suo commilitone, il caporale Luca Barisonzi, non avesse rimediato una pessima lesione midollare, ci sarebbe da vergognarsi, fare i bagagli e tornare a casa. Ho l’impressione, tuttavia, che alla politica i morti – e proprio questi morti – servano. Un po’ di retorica nazionalpopolare, qualche lacrima pubblica, l’inno di Mameli e il tricolore. I presidenti di Repubblica e Consiglio dei ministri, il ministro della Difesa e – una cosuccia bipartisan, come si fa nelle migliori famiglie – quei tre o quattro ex comunisti che vorrebbero tanto tanto avere militari per amici: Minniti, Latorre, forse lo stesso D’Alema.
Quasi come – lo si scrive, ovviamente, «nel rispetto dei tragici eventi» – una vittoria della nazionale di calcio.
Mirafiori
lunedì, 17 gennaio 2011Sarà che dalla Cgil – nell’unica occasione in cui sono stato parte di una vertenza – ho preso insieme ai colleghi un’inculata micidiale. Sarà che dalla Cgil la mia generazione ha preso bastonate non esattamente metaforiche. Sarà che quindi essa gode di nessuna simpatia entro i confini della mia contea, e del resto il sottoscritto non intende nulla di politica sindacale, però devo dire che non ho proprio capito di quale successo ciancino Marchionne e gli Agnelli. Fabbrica divisa in due, maggior sindacato metalmeccanico messo alle strette, Confindustria in difficoltà e possibile aumento della conflittualità – anche illegale – nei reparti. E il tutto per la voce di spesa meno importante per il comparto auto.
E se Fiat, per conquistar vendite, pensasse a fare dei modelli solidi come i tedeschi e accessoriati come i giapponesi? No, eh?
Volevano fare la rivoluzione
martedì, 11 gennaio 2011Solo chi ha militato nell’estrema periferia politica, forse, può immaginare la scena. Nondimeno, provate a immaginare questi ragazzi riuniti in sedi fatiscenti, diverse da quelle dei partiti dell’arco costituzionale. Covi, più che sezioni di partito. Il mondo e la storia hanno condannato i loro predecessori, la cultura dominante rifiuta anche il solo pensiero che esistano, loro vivono nel mito di chi difende una posizione già persa. C’è di che crescere soldati politici.
Fra fughe golpiste e derive situazioniste – nella noia del reducismo degli adulti – si inventano i campi Hobbit, provano a immaginare una destra diversa ma egualmente rivoluzionaria. Spargono sangue, proprio e altrui. Piangono, ridono, fanno a botte e vanno a funerali. Dalle campagne per Trieste italiana e quelle antislave seguenti si arriva a quelle per l’Afghanistan e, alla caduta del Muro, per l’indipendenza delle nazioni baltiche. Creano piccole internazionali con altri movimenti nazional-rivoluzionari europei, qualcuno combatte in Libano e altri fuggono nel Sud America delle dittature militari. C’è chi sceglie il Giappone e chi tifa per l’Iran degli ayatollah.
Da Ernst Jünger a JRR Tolkien, dai mujaheddin ai cavalieri crociati, dagli indiani d’America al «vento divino» dei kamikaze nipponici. Un mondo di simboli e segni ricco e composito, multiforme e giustamente contraddittorio: c’è da costruire una nuova identità sulle macerie della rovina precedente. La sintesi si farà in seguito, quando ce ne sarà il tempo, dopo aver fatto il pieno di significati.
La ruota della Storia gira, e gira anche per loro. Il Muro cade, si dissolve l’Impero del male, la «fine della Storia» li vede tornare di moda. Forti del loro essere gruppo, clan, pattuglia affiatata tornano da vincitori nel Palazzo, nei palazzi. Santificazione del sangue dei vinti, parità pensionistica fra partigiani e volontari di Salò, cancellare il Sessantotto e se si riesce il Sessantanove. Chi fa il ministro e chi va in Rai, ma la vittoria più attesa è quella per la poltrona di sindaco della Capitale. Quello sarà il loro trionfo.
Dozzine di tricolori sulla scalinata del Campidoglio, a due passi dal fatale balcone di piazza Venezia. Dozzine di parenti e vecchi camerati assunti senza concorso nelle aziende pubbliche e, com’è costume nella politica delle consulenze, senza titoli. Come la diccì e la sinistra, come Berlusconi e il Psi. Giunta azzerata, rimpasto. So vain.
Lo spirito del Natale presente
lunedì, 10 gennaio 2011Chissà se vi siete accorti di quanti futuri martiri della guerra santa sono stati arrestati, in tutta Europa, durante le feste appena trascorse. Non sono tipo da conservare statistiche ma credo rappresenti un record. Dal Regno Unito alla Danimarca, dozzine di signori si stavano preparando a fuochi d’artificio peggiori del solito.
Chissà che hanno in mente per le feste pasquali giudaico-cristiane.