I Paesi normali non hanno capi di governo che parlano in quel modo, se non altro perché non sta bene. L’Italia, però, non è e non sarà un Paese normale neanche nel prossimo futuro. Un Paese sorto da guerre di occupazione successive, alcune neanche dichiarate formalmente, che da una democrazia per censo è arrivato a teorizzare e praticare la forma di governo più à la page del Ventesimo secolo – il Fascismo – per poi abbandonarsi per cinquant’anni ai due partiti-Chiesa e immobile anche nei tumultuosi anni Novanta e Zero. E per quanto anche i numeri ritardatari al Lotto, ogni tanto, si facciano vedere, presumere che alla prossima estrazione questo accada è più un azzardo che una tesi sostenibile.
Chissà, forse sì, se la Santanché ha ragione a dire che nessun genitore vorrebbe figli omosessuali. Io, francamente, se ci penso, vorrei che i miei figli fossero nell’ordine: felici, sani, intelligenti. Magari è perché so contare solo fino a tre, spontaneamente. Però – ragionando come l’esimia onorevole, quindi al negativo – sono altrettanto certo che nessun genitore vorrebbe un figlio settantaquattrenne che rincorre ragazze ventenni.
Qualora si arrivasse al voto, lasciate che io faccia il mio appello sin d’ora. Votate chi vi pare. Assicuratevi solamente – almeno in cuor vostro: sbagliare è umano – che sia una persona della quale non dovrete vergognarvi. Né voi – proprio quando mettete la crocetta: pensateci! – né i vostri affetti più cari, né per i più patriottici una generica idea di Paese. Proviamo. Magari esce fuori qualche numero ritardatario, magari no. Ma sarà un modo diverso di andare a votare, e sarà già un piccolo risultato.