Archivio di settembre 2010

Il secolo del Pacifico

lunedì, 27 settembre 2010

Mentre denaro e potere continuano a muoversi verso occidente, illuminando sempre più i giorni del nuovo equilibrio mondiale a cavallo delle coste californiane e asiatiche, vi segnalo un po’ di articoli e brevi saggi che possono certamente integrare quanto poco appare sulle stampa nazionale. Buona lettura.

Asia Driving Global Arms Sales, Richard Weitz, da The Diplomat
Kyrgyzstan’s Rosa at the heart of the matter, M K Bhadrakumar, da Asia Times
Burma: The Next Nuclear Rogue?, Dana Rohrabacher, da National Review
A Comeback in the Pacific, Philip Bowring, da International Herald Tribune
The End of Smile Diplomacy?, John Lee, da The National Interest
Dispute with Japan highlights China’s foreign-policy power struggle, John Pomfret, da The Washington Post
Opportunity within reach, Huma Yusuf, da Dawn
Kashmir: a conflict worse than Afghanistan, Bruce Riedel, da The Daily Beast
Step Up to the Plate. Rising powers need to act like powers, Fareed Zakaria, da Newsweek
For a more circumspect involvement in Afghanistan, Matthew C. J. Rudolph, da The Hindu
Keeping the Pacific Pacific, Seth Cropsey, da Foreign Affairs
In the Footsteps of the Kaiser: China Boosts US Power in Asia, Walter Russell Mead, da The American Interest

Pari barbarie

giovedì, 23 settembre 2010

Ha ordito e finanziato gli omicidi del marito e del di lui figlio, allo scopo di intascare i premi dell’assicurazione sulla vita dei due uomini. Un mostro. È condannata a morte – con un metodo meno cruento della lapidazione – ma c’è un particolare: è una disabile mentale e sarebbe, secondo la difesa, stata plagiata dai due complici e esecutori materiali dei delitti. I quali sono stati condannati invece all’ergastolo.
Senza ulteriori solfe sul valore del rispetto della vita da parte di chi pretende di difenderla, consiglio la lettura di Stati assassini di Rudolph J. Rummel, per i tipi di Rubbettino. Know thy enemy.

Sempre colpa di Basaglia

martedì, 21 settembre 2010

Dal minuto sette e trenta secondi, il capolavoro di una vita. Meglio un tossicodipendente di Viagra o un paziente sfuggito all’internamento grazie alla centottanta?

Suggerimento: meglio chiunque altro. Lunga vita al chiunquismo.

Centoquaranta, la gallina canta

lunedì, 20 settembre 2010

Non ho mai amato – sarà per il carattere da “vita dei santi” – la retorica risorgimentale. Ho, al contrario, sempre sentito ‘perfettibile’ quella parte di storia della nazione italiana: i particolari sul debito pubblico del Regno di Sardegna, che giustificarono le guerre contro i regni Borbone e papalino; l’uso della violenza in stile “propaganda del fatto” da parte dei repubblicani dell’epoca; le deportazioni dei soldati meridionali nei campi di concentramento del Settentrione, senza processo; le stragi di contadini e tutta la paccottiglia – savoiarda o sanfedista, savoiarda e sanfedista – del brigantaggio, che criminalizzò intere popolazioni e – nel migliore dei casi – impose tasse persino sul sale con cui si faceva il pane.
Insomma, lungi dal considerare il «festa farina e forca» un programma di governo tollerabile, considero che se davvero si volesse arrivare a una lettura unitaria del periodo, sarebbe bene il caso di mettere assieme tutti i dati storici in nostro possesso riconoscendo infine che, quando la Storia si muove, lo fa equamente: distribuendo gli orrori, navigando su un letto di sangue.

Nondimeno, giacché oggi tocca agli zuavi, ieri sono stato alla commemorazione della breccia di Porta Pia e – se non ho mai temuto di essere parte di una minoranza – devo registrare l’assenza di chiunque blateri di opposizione al clerico-fascismo di Stato. Non c’erano i fantasmi grillini – ché la breccia non è digitale, suppongo, e del resto non c’erano i dvd di un comico da acquistare – e tantomeno dei piddìni. Non c’erano khomeinisti federati né la narrazione di Vendola, men che mai il tintinnare di manette che solitamente accompagna i militonti del Robespierre molisano. Spiace dirlo, non c’era neanche una delegazione di repubblicani romagnoli o di liberali piemontesi, di socialisti con garofano e senza. Neanche, a dire il vero, la loro più recente incarnazione in Nucara o Guzzanti o Nencini. Avranno avuto da fare.

Oggi, concludendo, lo spazio antistante la breccia ed il monumento ai quarantanove caduti per la presa di Roma è stato assegnato da Comune e Questura a Militia Christi. Non discutendo il carattere religioso di una «messa di riparazione» o delle preghiere per le anime dei soldati pontifici, i quali senz’altro meritano la pietà dovuta a chi è morto, non posso fare a meno di notare che le assenze, i vuoti, gli spazi lasciati liberi in natura vengono occupati da altre specie. Purché dopo non ci si lamenti dei recinti troppo stretti.

Divertendoci da morire: Aldous Huxley vs. George Orwell

venerdì, 17 settembre 2010

Fumetto fantastico, quello di Stuart McMillen. Da guardare, leggere, stampare, appendere e regalare. Cliccare sull’immagine per credere.

Spia

mercoledì, 15 settembre 2010

Su La Stampa c’è un articolo di Lucia Annunziata in cui la giornalista evoca «una storia finora considerata tra le più perfette, le più sante, del nostro passato recente: il movimento per i diritti civili in America». Una storia che sarebbe intaccata da una delle verità uscite fuori dagli archivi desecretati. Gli scatti che tutti conoscono, di Martin Luther King e delle marce nonviolente, sarebbero opera di un collaboratore dell’Fbi. Ernest Withers, anch’egli afroamericano e intimo di MLK, sarebbe secondo la giornalista una spia.

Si può pensare quel che si vuole di chi collabori eventualmente, e a vario titolo, con le forze di polizia del proprio Paese. C’è chi lo ritiene un evento improbabile o una pratica patriottica, o ancora chi preferisce stare alla larga da qualsiasi affare concernente il law enforcement. Ma spia, lo spiare, è un mestiere. Non così riferire di comportamenti – di nuovo: eventualmente – eversivi di questo o quel militante di un gruppo in stile Black Panthers. Come, del resto, si evince dall’articolo del Commercial Appeal di Memphis dal quale si prende nota. Un po’ poco per dare del traditore. E la storia rimane perfetta e santa, eventualmente.

Lamerica

giovedì, 9 settembre 2010

Non è tutto Manhattan e non è il sole della California o quello della Florida. Forse, quel che non capiamo da questo lato dell’Atlantico è che una buonissima parte degli Usa – e del nostro Paese, specie quando proponiamo l’abolizione della legge 40 – è una continua quanto depressa campagna. Ci pensa Tim Murphy di Mother Jones a raccontarci questi altri Stati Uniti nel suo Road Trip Blog.
Credetemi, è una lettura fantastica. Certo, buon humour ma anche foto, storie, persone, orgogliosi Southerners e militanti anarchici in the middle of nowhere. Bellissimo. Bello quanto una mattina di sole.

Fanno schifo

domenica, 5 settembre 2010

Io non so se lapideranno una donna, in Iran, oggi come dicono. Chissà, magari qualcuno comprerà la sua libertà e l’espatrio con un po’ di uranio o plutonio. Oppure, povera donna, attenderà che la morte la finisca sotto forma di una pietra meglio lanciata delle altre. Fatto sta che le han dato novantanove frustate. Prima. Cioè, sei lì in cella, e non dev’essere un bel posto, sai che morirai dolorosamente e prima di quel momento ti sfiniscono con novantanove frustate.
Lo posso dire? Fanno schifo. Il regime iraniano fa schifo e fanno schifo anche tutti gli iraniani che non si sollevano in armi – vale anche il forcone, Transylvania style – per rovesciare quel governo di barbuti barbari. Non facciamo parte della stessa famiglia, grazie al Cielo, pur condividendo geni, specie e quant’altro. Fanno schifo.

Affari e politica

giovedì, 2 settembre 2010

Che ci sia uno strettissimo nesso fra le istituzioni e il mondo degli affari è un dato di fatto che precede la «discesa in campo» dell’imprenditore Berlusconi e che sopravviverà alla era contraddistinta dal consenso che è riuscito a coagulare attorno al suo programma politico. Anche nella attuale opposizione, del resto, ci sono incroci più o meno limpidi fra chi dirige i partiti e chi opera in campo finanziario come assicurativo, nell’industria, nei servizi, nel settore immobiliare.

Scandalizzarsi è giusto quando il livello delle regalìe trascende quello della decenza ma finché la politica avrà il potere di metter timbri e firme su autorizzazioni e permessi e condoni e concessioni, beh, non ci si potrà aspettare nulla di meno di quel che si legge sui giornali e s’intuisce dalle manovre – spesso concentriche, a danno delle casse dello Stato – di lorsignori.

C’è però un modo virtuoso e finanche divertente di gestire quel nesso fra affari e politica: intrade.com è un sito in cui si può fare trading su scommesse politiche. Ad esempio, si potrebbe comprare un’obbligazione sull’ingresso della Gran Bretagna o della Svezia nel sistema Euro entro la fine di quest’anno oppure, per la stessa data, che uno Stato qualunque fra gli aderenti torni alla propria moneta nazionale.

Naif

mercoledì, 1 settembre 2010

Protagonisti un ex dirigente della sinistra – che mi confessa che ha «attenzione per quel che sta facendo Fini: meglio una destra fatta bene che una sinistra fatta male» – ed io.

D.S. – Pensa che poi, se si va ad elezioni, sapremo qualcosa in più degli affari di B. con Putin e Gheddafi.
Io – Sì, è probabile. Come se cambiasse qualcosa.
D.S. – Beh, ma ai servizi segreti sono amici di Fini: vuoi che non facciano uscire qualcosa?
Io – Non dimenticare che al Copasir c’è D’Alema. Non può essere per caso, no?
D.S. – D’Alema. Cazzo.

Muoio dal ridere.