Archivio di agosto 2010

Colonnello show, poco da dire

martedì, 31 agosto 2010

Paghiamo il gas più di qualsiasi altro Paese. Colpa dello Stato e delle tasse? No, colpa del governo e delle regalìe al regime africano. E del Pd che ha votato, praticamente all’unanimità, quel vergognoso trattato di ‘amicizia’.

Io dico, almeno non potremmo evitare di ospitare certi spettacolini sul territorio nazionale? Sono passati i tempi in cui gli europei potevano metter su una flottiglia di cinque o sei navi e bombaradare la costa di chicchessia senza timori, e va pure bene che La Russa, nel rispetto dei tragici avvenimenti, abbia mandato le Frecce Tricolori a sputtanarsi a Tripoli: ma era proprio necessario fare il carosello dei Carabinieri – alla Salvo D’Acquisto, per giunta – in onore di chi non ha firmato i trattati per i diritti umani?

E poi paghiamo il gas più di chiunque altro. Tanto, Massimo Berlusconi e Silvio D’Alema, son soldi pubblici, no?

Dubbio: un Paese che reagisce è reazionario?

giovedì, 26 agosto 2010

Com’era prevedibile, Bersani risponde a Veltroni dalle colonne di Repubblica. Perché qualcuno è sempre più a sinistra di te.

Altrettanto prevedibile, preferisco la replica di Cappato su Europa.

Walter Veltroni è stato leader e artefice della più smaccatamente berlusconiana delle manovre degli ultimi anni: la “porcata” di legge elettorale, a firma leghista e finalità bipartisan, è stata infatti utilizzata, in pieno concerto con Silvio Berlusconi, per arrivare a una sorta di bipolarismo coatto, fondato sull’alleanza strategica con la Lega da una parte e l’Italia dei Valori dall’altra.
La caduta di Prodi fu la premessa, indispensabile tanto a Veltroni quanto alla destra, per realizzare il progetto con un esercito di parlamentari nominati, che poi per fortuna (e per Costituzione) non sempre marciano agli ordini dei capi.

Il top, però, secondo me lo raggiunge uno dei pochissimi grandi vecchi rimasti. Si tratta di Rino Formica che, qualche giorno fa, ha scritto a Il Foglio:

Al direttore – Nel mondo della matematica i numeri primi sono quelli divisibili soltanto per se stessi o per 1. I numeri primi sono apparentemente distribuiti a caso, ma sono considerati gli “atomi dell’aritmetica”, perché è con essi che si costruiscono i numeri naturali.
Nel sistema politico italiano il numero dei partiti è un indicatore delle condizioni di salute della democrazia. I partiti in Italia sono “gli atomi della vita civile” perché è con i partiti che si costruiscono la convivenza democratica e la coesione sociale. In matematica 2, 3 e 7 sono numeri primi. Nella politica italiana 3 partiti indicano una democrazia malata, mentre 2 o 7 partiti connotano una democrazia sana.
Ho fatto questa riflessione perché si torna a parlare del terzo polo. Perché se ne parla?
Perché i due partiti artificiali degli anni 90 non sono stati capaci di governare bene, né sono riusciti a confliggere secondo regole democratiche. Gli inventori di questo sistema non hanno il coraggio di riconoscere il fallimento dell’esperimento e sono costretti a tenere a battesimo il terzo ibrido così incomodo. Ma nel nostro sistema politico il terzo polo è il ricettacolo degli inquieti, dei delusi e degli ascari. Insomma è il luogo di raccolta dei residui infettivi di un fallito sistema duale. In Italia quando non riesce la riduzione a due è gioco forza tornare a 7 (altro, magico numero primo). In passato avevamo 3 partiti di centro (Dc, Liberali e Repubblicani), 3 partiti di sinistra (Radicali, Socialisti e Comunisti) e 1 partito di destra (fascisti).
Certo, oggi, nessuno più si dichiara ufficialmente legato a quelle etichette, ma i vincoli reali di discendenza culturale e affettiva, come avviene in tutte le famiglie naturali, producono una visibile e non trascurabile continuità. I nomi possono mutare, ma la sostanza è dura a morire, anzi risponde al principio di Lavoisier, che ci spiegò cosa è in natura la legge della conservazione della massa.
Se vogliamo dare un nome alla battaglia che ha inizio con questo agosto, dobbiamo dirlo con i numeri: se non c’è più il 2 non si va al 3 ma si passa al 7. So bene che questa è una operazione difficile perché non si torna ai 7 di ieri, ma si dovrebbe andare verso i 7 del domani. So anche che se non si comincia, sarà sempre più difficile. Il terremoto che si annuncia ci dice che la politica non è acqua e neanche polenta. Fraterni saluti.

Benedetto e benedetta la sua intelligenza non comune. E ancora a gettar merda sulla Prima repubblica.

Scrivo al mio Paese

martedì, 24 agosto 2010

Cari lettori, scrivo al mio Paese. Scrivo dopo aver letto la commovente lettera di Walter Veltroni al Corsera. Lo confesso: a me Veltroni sta istintivamente simpatico. Sarà per le vignette in cui era raffigurato come il Brucaliffo o perché, una sera, ebbe il coraggio di presentarsi quale unico esponente di sinistra – per così dire – a una manifestazione nel vecchio ghetto di Roma in solidarietà a chi era quotidianamente bombardato dai razzi di Hezbollah.

Veltroni, quello che se lo nomini alla Margherita sbraita «Il peggior sindaco di Roma della storia». A me viene in mente Rutelli ma potrebbe aver ragione lei. Veltroni, quello dell’attuale legge elettorale, dello sbarramento, del Veltrusconi, dell’eterno ticket comunale con Rutelli, dell’autosufficienza piddìna che altro non è che farsi tenere per le palle da Di Pietro facendosi dettare la linea da Fioroni.

Sì, no, lo so, è indifendibile. Walter Veltroni è legato indissolubilmente a una serie di sconfitte tragiche del suo partito – i suoi partiti: uno gliel’hanno sciolto e un altro creato solo per fargli piacere – e di chi non aveva meglio da fare che allearvisi. Ma l’avete letta la missiva? Mette i brividi. Persino meglio di Alien vs Predator, credetemi. Cita persino Parri. Parri!

Dice che lo può fare perché vanta il titolo di aver ottenuto la fiducia di quattordici milioni d’italiani, alle elezioni politiche di un paio di anni fa. Secondo me, da quel che ricordo, qui vige la libertà d’espressione: non bisogna vantar titoli per dir la propria. Comunque, Veltroni scrive «agli italiani che tornano a casa, a quelli che non si sono mossi perché lavoravano o perché non possono lavorare (…) agli imprenditori che fanno e rifanno i conti della loro azienda chiedendosi perché metà del loro lavoro di un anno debba andare a finanziare uno Stato che non riesce a finire da sempre la costruzione di un’autostrada come la Salerno-Reggio Calabria (…) ai nuovi poveri italiani, i ragazzi precari, che arrivano a metà della vita senza uno straccio di certezza, senza un euro per la pensione, senza un lavoro sicuro, senza una casa, senza la sicurezza di poter mettere al mondo dei figli».

Scrive a tantissime persone, Wàrtere, e – ora che mi fermo a rifletterci su – mi commuovo ancora: gli risponderà qualcuno?

Voglio la stessa roba

lunedì, 23 agosto 2010

Barack Obama ha affermato che Iran e Usa hanno

a “mutual interest” in fighting the Taliban. (…) Iran should be included in regional talks about stability. “Iran should be a part of that and could be a constructive partner,” he said.

È ancora incerto se, una volta riallacciati ufficialmente rapporti diplomatici con Teheran – che nel frattempo presenta il primo drone bombardiere e continua ad arricchire uranio in 3800 centrifughe – l’ambasciatore di Washington sarà l’Ape Maia o il Dolce Remi: secondo gli esperti dell’attuale amministrazione statunitense, la presenza della scimmietta potrebbe urtare il sentimento religioso sciita per il palese – e antimusulmano – riferimento a Charles Darwin.

E dire che fra i documenti pubblicati da Wikileaks c’erano anche le prove del supporto iraniano ai talebani e Al Qaeda.

Ottomani e Zyklon B

sabato, 21 agosto 2010

No, non è la storia ad interessarci né la richiesta statunitense di chiarimenti sulla politica estera e militare di Ankara. La notizia, passata in second’ordine in Italia, è che – forse per la prima volta – le accuse all’esercito turco di adoperare armi chimiche sui kurdi finiscono sulla grande stampa e interessano i governi occidentali. Ne dà notizia lo Spiegel: Shocking Images of Dead Kurdish Fighters. Turkey Accused of Using Chemical Weapons against PKK.

German experts have confirmed the authenticity of photographs that purport to show PKK fighters killed by chemical weapons. The evidence puts increasing pressure on the Turkish government, which has long been suspected of using such weapons against Kurdish rebels. German politicians are demanding an investigation.

Se l’inchiesta tedesca dovesse mostrarsi vera, e non semplice propaganda del Pkk, i rapporti già in crisi fra la Turchia e i partner europei e nordamericani si rovinerebbero ulteriormente: come firmataria della Convenzione sulle armi chimiche, la repubblica turca si è impegnata non solo a non adoperare queste armi ma anche a non svilupparne, produrne, conservarne. La Nato stessa sarebbe in difficoltà né si potrebbe escludere, data la tendenza in atto di guadagnare una nuova autonoma supremazia nella regione, che la Turchia si dichiarasse in qualche anno una potenza nucleare dissolvendo de facto il Trattato atlantico. Sarebbe stupefacente, no?

Meno stupefacente è che i media europei, con la limpida eccezione tedesca, stiano mantenendo il silenzio usuale per questa faccenda: riconoscere che ad oriente sta nascendo un nuovo pericolo – e data l’allergia di Bruxelles per qualsiasi questione militare – costringerebbe ad adoperare i toni abitualmente utilizzati per Israele chi è amico di Hamas, Gheddafi, Hezbollah, Mubarak.

Pensate un po’ quel che volete

martedì, 17 agosto 2010

So mica descrivere quel che ho provato quando ho sentito della scomparsa di Francesco, il mio vecchio vicino di casa. Intendiamoci, non era simpatico a nessuno. Anzi.
Quando fu eletto a capo della scala, ne combinò di tutti i colori. Errori tragici e cose ancora più gravi: difatti son cresciuto con la canna del mitra dei carapulotti di scorta puntata sul naso. Ne aveva combinate talmente tante che aveva più nemici che amici.
Non era, del resto, un ipocrita amico di tutti. Al contrario, ha sempre pensato che la tutela dell’immobile fosse più importante di qualsiasi princìpio e che il fine giustificasse ogni mezzo. Tant’è vero che fu eletto anche amministratore di condominio.
Dopo qualche tempo, non so se per vezzo – perché un po’ vanaglorioso lo sembrava, da sardo di buona famiglia quale era – o per follia, cominciò ad attaccare i capifamiglia che l’avevano sempre sostenuto, sport che ha conservato sino alla tarda età. E i suoi avversari, fra i quali sedevamo anche noi, ma senza mischiarci troppo, senza capire che faceva il loro gioco gli diedero addosso, tentando di screditarlo e farlo dimettere. Non hanno mai brillato per intelligenza e anche oggi pare che l’Enel non lasci loro che l’energia per alimentare il frigorifero.
Ora che Francesco non c’è più, e che con sé porta via segreti e trame del condominio, credo si possa dire che – di fronte ai mezzuomini, ai ladruncoli, agli ignoranti e gli utili idioti di quest’epoca – se ne è andato un uomo vero: uno che sapeva andare a braccetto col potere, consapevole che c’è un modo solo di gestirlo. E che, a costo di provocare conati ai miei genitori, mi sarebbe piaciuto averlo come zio.

Buon viaggio, signor Presidente, e che lei possa arrivare al cospetto dell’Altissimo verso il quale ha dimostrato una fede, ancorché liberale, lunga una vita intera.

Dieci agosto

martedì, 10 agosto 2010

Nel 1916, oggi, veniva giustiziato Nazario Sauro. Lo so perché ho abitato su un lungomare che portava e porta il suo nome. Capitano marittimo, istriano, suddito di Sua Maestà asburgica, allo scoppio della Grande Guerra corse ad arruolarsi nella Regia Marina italiana. Ottenne il grado di tenente di vascello e compì innumerevoli azioni di guerra su unità siluranti di superficie e subacquee. Un moderno ufficiale degli incursori e un irredentista.
Venne catturato dai marinai della SMS Satellit dopo un incidente al sommergibile sul quale navigava, nel golfo del Quarnero, alla volta di Fiume. Condannato a morte per alto tradimento dalle corti militari di Pola.

Nel 2001, invece, oggi, si spegneva Gianfranco Miglio. Profondo conoscitore dell’opera di Max Weber e docente di acclarata fama cui si debbono traduzioni prime delle opere – fra gli altri – di Schmitt, von Mises e von Hayek, morì da uomo libero e non anzitempo. Aveva ottantadue anni. Sognò una riforma della Repubblica in senso federale e confederale, traendo ispirazione dai modelli istituzionali della Confederazione elvetica, della Repubblica delle Province unite e ovviamente degli Stati uniti d’America. Chissà cosa sarebbe stata la Lega se avesse vissuto un po’ di più.

L’anno in cui l’America svanì

sabato, 7 agosto 2010

Duemiladiciassette. I clan governano gli Stati uniti d’America.

Comincia così il breve e piacevole articolo The year America dissolved pubblicato da Infowars. Il suo autore, Paul Craig Roberts, non è una delle firme di punta della science fiction statunitense: è stato invece assistant secretary del Tesoro durante l’amministrazione Reagan e fra le voci del conservatorismo nordamericano più critiche verso la presidenza di Bush Jr. e il neoconized partito repubblicano. Consigliatissima la lettura.

Bombardieri su Beirut, replica estiva

mercoledì, 4 agosto 2010

Una domanda: se i libanesi si sbagliano e tirano su soldati di Gerusalemme, uccidendone uno; se questi rispondono, uccidendone quattro; se l’Unifil fugge – a detta dei libanesi, eh, non dei perfidi sionisti – a gambe levate dalla scena dello scontro. Insomma, se neanche riescono a dirigere il traffico, perché non possiamo mandare a casa quei ragazzi?