Archivio di giugno 2010

Così, ad alzo zero

martedì, 22 giugno 2010

Sarà un ritorno di fiamma di certo antimilitarismo coltivato in gioventù. O di quella sensazione di malessere che si ha quando un vigile o un agente della stradale controllano – ovviamente in regola – patente e libretto. Fatto sta che continuo a chiedermi perché nessuno metta in discussione in maniera sostanziale, mentre si aprono le discussioni fra gli emendamenti alla maxi manovra fiscale, il budget della Difesa.

Non desidero farmi nemici fra i nostri cari operatori della sicurezza nazionale. Credo ancora che – benché la collocazione internazionale del Paese mi renda sempre dubbioso – abbia senso non solo mantenere ma sviluppare in quantità e qualità la rete informativa domestica e internazionale. O che le operazioni di peacekeeping nei Balcani vadano proseguite e anzi potenziate, a differenza dell’inutile – perché priva di risultato alcuno – presenza in Afghanistan. Specie ora che le popolazioni cristiano-ortodosse sono minacciate dalle nuove indipendenze musulmane e le mafie che le hanno sostenute, volute, conquistate.

Eppure, se lo Stato è in crisi, è ancora più impressionante che il bilancio della Difesa abbia lo stesso peso economico di quello per l’istruzione elementare, media e superiore, universitaria e di ricerca. Come ad ogni maschio, mi piacciono i giocattoli: e va anche bene sostenere l’industria dell’alleato americano ma, ad esempio, mi si deve spiegare il senso di acquistare centotrentuno cacciabombardieri F-35 quando sulla lista della spesa ci sono già centoventuno Eurofighter. Tra l’altro, nessuno di questi aerei è più stealth: il progresso della tecnologia radar li ha resi già obsoleti.
Nessuno crede, poi, ad un ruolo così preponderante della forza aerea per le nostre forze armate. A meno che non si pensi di risolvere il problema della crescente disoccupazione europea con una guerra in larga scala e la successiva colonizzazione della terra conquistata, quale essa sia. Ma è fantascienza.

Gioisci, popolo

sabato, 19 giugno 2010

Quando c’è una buona notizia bisogna festeggiare: sono ben tre mesi che nessun pilota afgano fugge dalle basi dove gli americani li addestrano a stamparsi sui grattacieli. Negli ultimi due anni ne sono scomparsi diciassette e hanno tutti un pass d’ingresso ai santuari della difesa Usa. Come sia possibile che in due anni, viste le fughe, nessuno abbia pensato di cambiare routine di sicurezza o di evacuare il personale straniero in addestramento a – chessò – Panama, Diego Garcia, Fernando Po è al di là di ogni tentativo di comprensione.

Un conto corrente lo ha pure il mio cane

venerdì, 18 giugno 2010

Passati sono i giorni nei quali si poteva fare a meno di un conto in banca, di quando un conto corrente aperto presso una filiale di una banca rappresentava in realtà un primo segno di benessere giacché di risparmio. Il salto – il social divide – era fra il libretto di risparmio postale e i titoli di Stato che il direttore della filiale bancaria conservava per noi.
Le banche hanno smesso di essere luoghi del risparmio, diventando mere fornitrici di servizi. Non distribuiscono più interessi, competono semmai sui costi di mantenimento del conto e delle operazioni. Come diverse altre cose, il denaro è diventato immateriale.

Se domattina le competenze del vostro conto corrente, del vostro mutuo, del bonifico o dell’estratto conto cartaceo aumentano di venti o cinquanta centesimi, non prendetevela con me. Non ho mai pensato che nuove tasse potessero contribuire a sollevare l’economia. Né a fare giustizia sociale. Anche perché, siamo seri, chi pensate che le paghi?

Benvenuti nel futuro

lunedì, 14 giugno 2010

A quale famiglia, a quale tribù appartenete? A quella dell’uomo nello spazio, alla conquista di nuovi esotici mondi? Forse a quella degli androidi che in un eone o poco più conquistano un’anima come la nostra? O, ancora, a quella che si è immaginata in città-stato possedute direttamente dalle grandi corporation, intrappolata fra realtà virtuali corpi modificati da macchine?
Come buona parte – o la parte buona – della mia generazione, sono cresciuto leggendo William Gibson e Bruce Sterling come l’ultimo Timothy Leary o R.U. Sirius, per tacere del recupero di chi aveva voltato in anticipo le spalle alle utopie degli anni Quaranta e Cinquanta: J. G. Ballard, Philip K. Dick, Stanislaw Lem, Samuel R. Delany, Roger Zelazny per citarne alcuni.

Abbiamo fatto surf, dieci anni prima di Internet, in mondi digitali di luci al neon valicando i firewall di ghiaccio eretti a protezione delle ingorde megasuperaziende. Abbiamo visto i nostri corpi – e le loro coscienze derivative – migliorare grazie ad impianti meccanici, biomeccanici, biotecnologici. Inserendo un jack in un alloggiamento posto dietro un orecchio e chiudendo gli occhi, siamo entrati in quell’universo di pura luce, bit dopo bit, nero come la pece.

Una bella generazione, una generazione fortunata: che ha avuto maestri dalla vista lunga e dalla penna carica d’inchiostro. Ed oggi, oggi che le corporation governano il pianeta, gestendo direttamente i poteri degli Stati-Nazione, ci stupiamo solamente dell’incapacità di altri a vedere.
Ogni tanto, grazie al Cielo, qualcuno fa un po’ di chiarezza: Efforts to Limit the Flow of Spill News, di Jeremy W. Peters, dal New York Times. Quel che stava facendo il Governo italiano attraverso la trasformazione in Spa della Protezione civile, quel che fa quotidianamente nella politica estera destinata ad assicurare fonti di energia, ovvero subordinare le prerogative dello Stato a logiche aziendali: l’identico surrender di Washington.

Belgio e Paesi Bassi

lunedì, 14 giugno 2010

In Belgio è andata più o meno come ci si aspettava: i vincitori delle elezioni sono i partiti etnici, la Nuova alleanza fiamminga a nord e il Partito socialista nel sud francofono. A re Alberto spetta ora il compito di scegliere uno dei due leader come primo ministro incaricato. Essendo già esaurite le possibili devoluzioni di poteri verso le comunità nazionali, i media parlano di dissoluzione del Belgio ma, quando anche questo succedesse, dubito che la cosa – all’interno della più larga cornice dell’Ue – possa produrre più rumore di un albero che cade nella arcinota foresta disabitata. Nella peggiore delle ipotesi, re Alberto si ritroverà doppiamente re: delle Fiandre e della Vallonia.
Nei Paesi Bassi, invece, c’è stato più da divertirsi: i liberali del Vvd hanno vinto per la prima volta le elezioni, cannibalizzando il democristiano Cda e superando il laburista Pvda in modesta discesa. Affermazione anche per i rosso-verdi della Gl e i radicali di D66, che guadagnano rispettivamente tre e sette seggi.
Il vincitore morale, anche qui, come in tutta Europa, è il partito anti-immigrazione e anti-islamico, quanto curiosamente liberale e libertario, il Pvv, piazzatosi terzo con un voto ogni sette elettori e ventiquattro dei centocinquanta deputati.

Affascinante l’analisi del tedesco Spiegel, affidata a Ian Buruma, intitolata The return of the bourgeoisie.

Vicino e Medio Oriente, chi sta con chi

domenica, 13 giugno 2010

Gli scacchi sono un gioco complesso. Facile è imparare come si muovono i differenti pezzi, difficilissimo è gestire più livelli di gioco contemporaneamente. Io stesso, ad esempio, preferisco di gran lunga il backgammon.
Stesso discorso per lo scenario arabo-israeliano. A complicare ulteriormente arriva l’ennesimo livello di gioco: l’Arabia Saudita concede l’uso dello spazio aereo nazionale all’aviazione di Gerusalemme. Nel caso non fosse chiaro, si tratta di un evento di portata storica: la culla del wahabismo, sede dei luoghi santi dell’Islam, che già combatte insorgenze sciite al confine meridionale, si offre all’entità sionista. E l’obiettivo è Teheran.

L’Abu mi si è depresso

sabato, 12 giugno 2010

Abu Mazen: i due Stati sono un sogno. «In Cisgiordania molti pensano ormai a un solo Stato, e a Gaza Hamas ostacola tutto». Da Finestra sull’America, blog di Maurizio Molinari, La Stampa

Onda su onda

sabato, 12 giugno 2010

Dicono sia passato già un anno da quando scoppiarono le rivolte a Teheran e in tutta la Repubblica iraniana in occasione delle solite elezioni farsa. Mentre il mondo si eccitava all’idea che i giovani spodestassero Ahmadinejad per porre al suo posto il Macellaio di Beirut a colpi di tasto-Invio e chioccioline, il regime continuava a impiccare omosessuali, incarcerare oppositori e borghesia colta, sperimentare tecnologia atomica. E così ha fatto per i giorni seguenti, fino ad oggi.
Alla Casa Bianca seguitano ad aspettare che Twitter e Facebook ci liberino dal babau senza muovere un dito. Come col petrolio nel Golfo del Messico.

Sugli organizzatori della spedizione navale a Gaza

mercoledì, 2 giugno 2010

Diverse agenzie e quotidiani cominciano a far luce su chi siano i figuri dell’IHH, l’Insani Yardim Vakfi, organizzatori della “freedom flotilla” e motori dell’insieme di organizzazioni definitosi Free Gaza Movement.

  • Turkish charity group behind Gaza-bound convoy, Reuters
  • Gaza flotilla: the Free Gaza Movement and the IHH, Richard Spencer, The Daily Telegraph
  • Flotilla was sent by group with links to Al-Qaeda: Israel, The Economic Times

Di particolare interesse è il documento del Diis, l’Istituto danese di studi internazionali, a firma di Evan F. Kohlmann, intitolato The role of Islamic charities in International terrorist recruitment and financing. Pur essendo stato pubblicato nel 2006, è di grandissima e drammatica attualità. Scaricate il Pdf qui.

La star del giorno

mercoledì, 2 giugno 2010

Una breve compilation di articoli e editoriali sulle scelte della repubblica turca, la sua appartenenza alla Nato, la sua sempre pendente e frustrata richiesta d’ammissione all’Unione europea.

  • Iran sanctions come with high price, John J. Metzler, The China Post
  • How Turkey Tamed Its Army, Ali Aslan, Foreign Policy
  • Gaza Raid Spells End of Turkish-Israeli Alliance, Daniel Steinvorth, Spiegel Online
  • Turkey has become the true champion of Palestine, Emile Hokayem, The National
  • How Do You Say “Frenemy” in Turkish?, Steven A. Cook, Foreign Policy